Sì, ma… il cane?

Diego Storno, dog-sitter

-Fermo. Fermo!- Diego Storno, occhi azzurri, canna in mano, guardava torvo e risoluto il piccolo grasso bulldog inglese che, spalmato sul suolo, rosicchiava la caviglia legnosa della scrivania. -Ti ho detto fermo-. Erano ormai le sette di sera e del padrone del cane, un certo Alfio Giovanni, nemmeno l’ombra. Doveva venire a prendere Fog, il cane, alle sei del pomeriggio, eppure quel piccolo grasso animale era ancora lì a rosicchiare la scrivania di Diego e non quella del legittimo proprietario.

Diego si alzò dalla poltrona ed uscì dalla stanzetta. Il pensiero di dover andare in cucina a cercare qualcosa da mangiare gli aveva quasi fatto dimenticare l’esistenza stessa del cane e il fastidioso rumore dei suoi piccoli denti che graffiavano il legno lo aveva riportato alla realtà. Si fermò sull’uscio e fissò stanco, rassegnato, il bulldog; si congedò con un lungo sospiro e si avviò verso la cucina. Aprì il frigo e si versò un amaro in un bicchiere sporco e forse mai lavato. Ogni volta che metteva in bocca quell’alcolico, la sua faccia si contorceva in smorfie ed espressioni che, da un lato, ti facevano capire perché l’amaro si chiamasse amaro e, dall’altro, ti facevano chiedere il motivo per il quale un uomo continuasse imperterrito a torturare il proprio palato in quel modo.

Si fecero le otto e Alfio Giovanni continuò a non presentarsi. Con aria risoluta Diego si alzò di scatto dalla sedia, prese il bigliettino su cui c’erano scritti nome, numero di telefono ed indirizzo del proprietario del bulldog, e si mise davanti al telefono fisso. Lo guardò per un po’ in cagnesco, sperando che dall’altra parte della cornetta potessero passare anche minacce visive, poi passò alle parole. -Lei deve venire immediatamente a prendere questo dannatissimo cane. Questo grassone non fa altro che rosicchiarmi la scrivania, lei lo sa quanto costa una scrivania?! E poi aveva detto che sarebbe venuto a prenderlo alle sei del pomeriggio, sono le otto, lei non è qui e io non ho ancora cenato!- Subito dopo si ricordò che, prima di parlare, avrebbe dovuto comporre il numero e aspettare che qualcuno rispondesse. Il telefono squillò per interminabili secondi, ma nessuno rispondeva. -Ma non è possibile, come fa a non essere a casa? Senti un po’, cane, il tuo padrone non è mica un ubriacone? Non è che me lo ritrovo in qualche bar a bere e ti ha abbandonato qui?- il bulldog lo guardava stanco e rispose sbuffando dal naso e chiudendo gli occhi.

Le nove. Diego aveva già cenato con un’insalata di lattuga e tonno e adesso, mentre si rollava una canna, aveva deciso di prendere il cane e andare lui a casa di questo maledettissimo Alfio Giovanni. Prese il guinzaglio e lo mise attorno al collo del cane che si ribellava facendo finta di essere morto. -Eddai, maledetto, maledettissimo cane, mi hai già rovinato la giornata! E sto finendo pure l’erba, per colpa tua, sai cosa vorrebbe dire finire l’erba? Muoviti, andiamo, dai, ecco, così, alzati e porta il tuo di dietro fuori dalla porta, forza- mise in tasca il bigliettino con tutte le informazioni sul padrone del bulldog e scese le scale, veloce, già pronto sul piede di guerra.

Cosa succederà a Diego?

  • Qualcosa lungo il percorso gli farà perdere tempo... (100%)
    100
  • Non troverà la via in cui abita Alfio Giovanni (0%)
    0
  • Troverà la via in cui abita Alfio Giovanni (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

3 Commenti

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi