Accorgitene.

Vecchie fermate.

Macchina con revisione scaduta, risolvo con 15 minuti di metro che mi porta nella parte più  a Ovest della città, niente male considerando che  è stata la mia salvezza  per i cinque anni di liceo.

Puntuale come ai tempi dei giorni della scuola. Appena riemergo dalla superficie sotteranea una bomba di ricordi, emozioni, odori e speranze mi pervade. Mi rivedo. Ai tempi della scuola con quel piumino, quello zaino, quelle adidas, quelle canzoni, quelle abitudini scandite dai ritmi perfetti di quei giorni che sembravano tutti uguali fuori, ma cosi’ sparpagliati dentro all’anima. 

Ho come l’impressione che mi si sposti il cuore mentre mi ripenso a quei tempi li’. Come un sussulto, un veloce bussare a quella porta chiusa il giorno della maturità di 14 anni fa, era il 2006, ognuno vinse il proprio mondiale personale insieme alla Nazionale. Ma dai non esistevano facebook, whatsapp, instangram, l’ultimo capitolo delle compagnie nelle piazzette eppure ci raggiungevamo sempre tutti con la promessa di “non perdiamoci dopo la scuola” con la paura di non farcela “senza la mia classe”. Eppure, quante onde abbiamo cavalcato in solitaria in questi anni, piu’ di quelle che ci hanno fatto cadere. Che poi se c’è qualcuno in grado di dirci se sono  piu’ le cadute delle volte che siamo rimasti in equilibrio sulla tavola degli imprevisti, che li stiamo prosciugando noi i mari per tutta l’acqua che beviamo, quella senza pesci ma con i rospi da mandare giu, beh a noi non importa. Non ci interessa piu’ se siamo nati nel 79, o nell’83, oppure nell’87 o maldestramente nell’89, ma comunque fieri di poter dire di appartenere comunque a quell’epoca anche se abbiamo copiato la scia dei nostri fratelli piu’ grandi. A noi non importa perchè sappiamo a memoria il film “io speriamo che me la cavo” e abbiamo imparato a cavarcela veramente a volte senza bancomat ma con ticket restaurant che ci consentivano di poter fare la spesa al carrefour e sentirci come tutti gli altri. Che i genitori ti raccontano delle loro imprese, poi qualche altro della guerra e ci sparano sentenze con i sorrisi sulle labbra. Ma l’unica domanda che ci meritiamo è “come si vive con 800 euro al mese” e  senza ascoltare la risposta dovremmo ricevere solo ammirazione.

Provo a ricordarmi di me?

  • scaviamo ancora nei ricordi. Tieniamoci stretta l'adolescenza. (17%)
    17
  • continuiamo con voce narrante, idenità variabile, come la vita! (33%)
    33
  • diamo un'identità al/alla protagonista (50%)
    50
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6 Commenti

  1. Dare un’identità alla protagonista sarebbe interessante, ma quello che mi è piaciuto di più in questo capitolo è proprio il flusso del monologo interiore, quindi voto per la voce narrante 🙂
    Attenta ai piccoli refusi. Non ho vissuto quell’epoca, ma sono curiosa di conoscerla un po’ meglio attraverso questo racconto 🙂

  2. Introduzione che sicuramente mette curiosità sul racconto. In questo inizio viene presentata l’adolescenza della protagonista e si crea un alone di “mistero” su chi sta parlando.
    Ho votato per dare un’identità alla protagonista (sì, immagino si tratti di una donna) perché penso sia più funzionale al racconto.
    Aspetto il seguito.

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