CRONACHE DELL’OLTRE-MONDO 4

SOPRAVVIVENZA

C’era qualcuno lì con lui, Jonas poteva avvertire la sua presenza. Tutt’intorno un vento gelido sferzava i rami degli alberi, piegandoli, aggredendoli. Era buio, la luce bianca, pallida, del globo bianco non riusciva a filtrare tra i fitti pini, la foresta sembrava una sorta di limbo surreale, in cui voci sconosciute si aggiravano guardinghe e malevole attorno ai due amici.
Anche la sua vista era diversa, strana. Riusciva a rilevare anche il più piccolo movimento tra i cespugli, metteva a fuoco ogni sagoma che in quel buio tetro sarebbe stata irriconoscibile a qualsiasi altro essere normale. Ma in quel momento lui non si sentiva normale né uguale ad altri esseri. No, lui avvertiva la potenza scorrere dentro di sé, udiva ogni minimo rumore, ogni piccolo scricchiolio lontano in qualche punto remoto nella foresta. La foresta. La foresta era come se gli parlasse, come se si fosse avvolta tutt’intorno a lui e ora lo consigliasse. Proseguì, il passo veloce, silenzioso come un fantasma. C’era qualcosa tra i cespugli, sentì lo stomaco gorgogliare, non mangiava da giorni.

un vecchio su un monte e una ragazza cieca con gli occhi bendati…

Jonas si svegliò subito, un attimo dopo aver visto quelle due misteriose figure in sogno. Era completamente bloccato, intirizzito a causa del freddo e dell’umidità che gli era entrata quasi nelle ossa. Saurin non c’era.
Tremando e con lo stomaco sotto sopra si alzò in piedi e per poco non vomitò quelle poche gallette di farro che aveva consumato insieme a Saurin la sera prima. Ma dov’era andato il cucciolone?

« Saurin! Dove sei!? » La sua voce rimbombò in tutta la foresta, che quel mattino sembrava così surreale, limpida e dipinta di mille colori diversi. Sembrava esser tornato nel villaggio di Skarlatta, e quando ci pensò, ricordò che anche in quell’occasione, durante tutta la sua permanenza presso la dimora della gentile strega-madre, tutto ciò che lo circondava gli era sembrato così paradisiaco, intriso di pace e libertà.
« Sauriiin?» Jonas richiamò il suo amico, all’improvviso un leggero fruscio alle sue spalle, come seta strascicata sull’erba dal vento. Si voltò immediatamente, era Saurin.
Il Jorm-Tuk lo guardava soddisfatto, scodinzolava. Tra le fauci stringeva una massa di pelo dilaniata e sanguinante.
Jonas gli si avvicinò. « Cos’hai preso cucciolone? »
Il Jorm-Tuk mosse più energicamente la coda e fece una specie di saltello, emettendo un: « mm…mm » soffocato dalla preda che teneva in bocca: una lepre.
« Bravo cucciolo, ma io non so come scuoiarlo! » 
Saurin lasciò la preda, che cadde al suolo, e si avvicinò a lui, desideroso di carezze… diventava ogni giorno più poderoso.
Jonas raccolse il lepre sventrato e salì in groppa alla creatura. 
« Dobbiamo muoverci, andiamo bello! »
Forse lo disse con troppa enfasi poiché Saurin partì in un galoppo sfrenato, sembrava così eccitato quella mattina! Jonas fece in tempo ad aggrapparsi con forza ai lunghi ciuffi sulla groppa e per poco non cadde all’indietro. 
« Buono! Buono! Vai piano bello! »
La creatura obbedì immediatamente e rallentò. Proseguirono tutto il giorno senza fermarsi mai, salendo pendii, entrando in fitte boscaglie, attraversando prati che per un po’ erano scoperti dagli alberi ma poi tornavano ad incupirsi sotto le folte chiome verdi. La foresta era così varia e suggestiva, in alcuni punti, perlopiù nelle zone d’ombra, un’infinità di puntini luminosi si spargevano nell’aria, come tantissime minuscole fatine volanti delle leggende. Quando cominciarono a scendere le tenebre quelle luci si moltiplicarono a dismisura riempendo la foresta di uno sciame luminoso. Jonas dovette smontare, aveva le cosce e le natiche doloranti e piagate a causa del troppo tempo passato in groppa a Saurin. Si gettò sfinito a terra ed emise un sincero e profondo sospiro di sollievo. Il Jorm-Tuk invece ambiava tra gli alberi e i rovi, annusando il terreno. La lepre cominciava a gonfiarsi e a puzzare, ma Jonas moriva di fame.
Rimase sdraiato al suolo per un po’, quasi si addormentò, ma lo stomaco gorgogliava da una giornata intera e quella terribile nausea non lo abbandonava. Jonas prese un lembo di pelliccia, nel punto in cui era stata lacerata dalle zanne di Saurin, e la tirò con tutta la forza che aveva, tirando via oltre alla pelliccia anche la carne tranciata che v’era attaccata, e scoprendo ossa e intestini dell’animaletto. Saurin si avvicinò ad annusare, Jonas infilò una mano nello squarcio che aveva aperto tirando via la pelliccia, e prese una massa flaccida, liscia ed umidiccia, che erano gli organi.
« Bleah che schifo! » gettò lontano gli intestini e gli altri organi, Saurin corse a mangiarseli in un sol boccone, senza nemmeno masticare. 
Si guardò la mano puzzolente e grondante sangue, e a quel punto vomitò quel poco che aveva nello stomaco per terra, di fianco a sé.
Sentiva la pancia e la gola bruciare terribilmente, la vista appannata dalle lacrime.
« Come faremo?» disse a Saurin.
« Miuuh! » rispose la creatura.

Occhi nel buio lo osservavano..

 

Chi lo osserva?

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