Grand Tour a Roma

Dove eravamo rimasti?

Nel finale... Gita sul Tevere (50%)

Gita sul Tevere

Il battello procedeva sulle acque azzurre del Tevere in direzione dell’antico insediamento romano di Ostia. Era una giornata di sole anche se, verso ovest, si potevano notare delle nuvole minacciose.

Friedrich era appoggiato al parapetto del battello e fissava l’acqua con aria pensierosa. Il giorno successivo sarebbe ripartito. Fino alla settimana scorsa era contento di questa scelta, ma più il giorno fatidico si avvicinava, più aveva paura, anche se ormai non poteva più farci niente: aveva già comunicato ai suoi genitori la sua partenza e a Varese, sulla strada del ritorno, lo aspettavano gli zii e suo cugino Carlo.

“Tutto bene?”, gli domandò il signor Porro avvicinandosi a lui. Insieme con la moglie, anche lui era stato invitato a quella gita domenicale.

“Sì, è solo che mi dispiace ripartire”.

“Ti capisco, Roma è così. Per questo non potrei mai vivere da nessun’altra parte”.

Friedrich guardava il lento scorrere delle case e dei palazzi mentre il signor Porro continuava a parlare. Era una brava persona e un uomo simpatico, ma in quel momento avrebbe voluto la compagnia di Cesare, che invece lo stava ignorando di proposito; ma non lo biasimava. Probabilmente anche lui, al posto suo, si sarebbe comportato allo stesso modo.

Il battello non ci impiegò molto a uscire fuori dal centro abitato e a ritrovarsi immerso nella campagna romana. Il fiume era costeggiato da macchie di alberi e campi coltivati che si estendevano a vista d’occhio, un paesaggio che a Friedrich era familiare e che gli ricordava il lungo Reno, anche se qui percepiva un’atmosfera più bucolica e poetica. Arrivarono a Ostia verso ora di pranzo.

“Quando si mangia?”, esclamò Leonardo appena sceso dal battello. Friedrich aveva invitato anche lui a quella gita per fargli conoscere Flaminia, anche se, dal modo in cui lei lo guardava, non era sicuro che fosse stata una buona idea.

Fecero una breve visita delle rovine, poi trovarono un prato all’ombra di alcuni alberi e decisero di sistemarsi lì per il pranzo: i Porro avevano portato due cestini pieni di cibo.

“Ho sentito che qualche tempo fa c’è stato un gran matrimonio in Germania”, disse il signor Palleschi rivolto a Friedrich.

“Sì, me ne ha parlato mia madre nell’ultima lettera. Si sono sposati Ernesto Augusto di Hannover e Vittoria Luisa di Prussia, è stato un grande evento“.

E almeno loro sono felici in amore, pensò Friedrich non appena gli altri iniziarono a parlare di altri matrimoni di parenti e amici.

Dopo pranzo i Porro e i Palleschi continuarono a chiacchierare, Flaminia cercava di rimanere il più possibile vicina ai genitori per ignorare le avances di Leonardo, mentre Cesare andò a fare una passeggiata. Friedrich stava quasi per alzarsi con l’intenzione di accompagnarlo, ma proprio in quel momento venne tirato nel vivo della conversazione dalla signora Palleschi, così Cesare si allontanò da solo. Quando ritornò, completarono tutti insieme la visita delle rovine per poi imbarcarsi di nuovo sul battello: le nubi si stavano addensando sempre di più e minacciavano pioggia. Solo a pomeriggio inoltrato, quando le case iniziarono a farsi sempre più frequenti e in lontananza si cominciava a intravedere la città, Friedrich riuscì finalmente a ritrovarsi da solo con Cesare, quando lo vide andare sotto coperta.

“E così domani riparti”. Cesare lo guardò come se sperasse di venire contraddetto, ma Friedrich, abbassando lo sguardo a terra, annuì.

Cesare aspirò l’ultimo tiro dalla sigaretta prima di premerla nel posacenere con più energia del necessario. “Suppongo che me ne dovrò fare una ragione”.

Friedrich aprì la bocca come per dire qualcosa, ma Cesare lo interruppe. “Starò bene, credo. Non preoccuparti”.

“Mi dispiace”, fu tutto quello che riuscì a dire Friedrich. Poi guardò Cesare dritto negli occhi. Aveva una voglia incredibile di baciarlo, ma in quel momento era impossibile: anche se erano da soli sarebbe potuto arrivare qualcuno in qualsiasi momento. Nell’istante in cui Cesare distolse lo sguardo, Friedrich percepì qualcosa rompersi dentro di sé: si stavano veramente dicendo addio? Poi Cesare si alzò e, senza dire niente, risalì sul ponte.

La sofferenza di Friedrich aumentò a dismisura. No, non potevano lasciarsi in quel modo. Non poteva ripartire senza dirgli addio come avrebbe voluto. Prese la decisione in quel momento, d’istinto e senza pensare alle possibili conseguenze, e subito dopo si sentì molto più leggero: possibile che aveva quasi commesso un errore del genere? Poi risalì sul ponte anche lui e solo allora gli sembrò di percepire nuovamente la realtà esterna: l’odore del fiume, il rumore del battello sull’acqua e il sole che gli accarezzava il viso, con le nubi che ormai si erano diradate e avevano lasciato spazio a un cielo azzurro che risplendeva sulla città. Poi guardò Cesare, che con aria afflitta stava parlando con Leonardo nel tentativo di distrarlo da Flaminia: chissà che faccia avrebbe fatto quando gli avrebbe detto che sarebbe rimasto a Roma.

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111 Commenti

  • Ciao,Lorenzo
    l’aver deciso di continuare con un seguito ti ha fatto rilassare (si percepisce proprio un sorta di sospiro di sollievo, sbaglio?) reputo questo un capitolo più di passaggio che conclusivo e va benissimo così, dato che ritroveremo i personaggi a breve. Ho trovato singolare il cambiamento sia del clima che di decisione da parte di Friedrich, ma immagino che tu abbia voluto rappresentare con il rasserenarsi del cielo anche lo stato d’animo del ragazzo.
    Non so come fosse il Tevere a quei tempi, ma non sono sicura che fosse proprio cristallino.
    Bene, che altro dire, fin qui hai fatto un ottimo lavoro, vediamo come te la cavi con la seconda parte 🙂

    Alla prossima!
    p.s. non farci aspettare troppo.

    • Grazie ancora per i complimenti e per tutte le osservazioni, le apprezzo molto!
      Sì, forse l’idea di continuare la storia mi ha permesso di scrivere con una prospettiva diversa, anche se devo confessare che, se avessi deciso di non continuare, il finale sarebbe stato probabilmente uguale se non nell’ultimo paragrafo. Poi hai ragione, anche secondo me le acque del Tevere non erano proprio azzurre e ti dirò che ho anche visto diversi dipinti per cercare di farmi un’idea, ma poi ho deciso di idealizzare un po’ il paesaggio e la città piuttosto che dare una connotazione troppo realistica, chiedo venia per questa licenza 😀
      Prometto comunque di mantenere un buon ritmo, a presto!

  • Alla fine ho deciso che continuerò il racconto con un seguito, anche se quest’ultimo capitolo può comunque essere considerato un finale che chiude la prima parte della storia. Grazie mille per tutti i vostri commenti perché mi sono stati utili e hanno permesso di migliorarmi, spero che anche la seconda parte possa essere di vostro gradimento!

  • (ti ricopio il mio commento x essere sicuro tu lo legga)
    Ciao Lorenzo ? ho appena letto! Scusami, non mi arrivano le notifiche e spesso alcuni commenti vanno persi!
    In merito alla tua storia, si, sembra che tu abbia in qualche modo molto da dare al tuo personaggio. È una vicenda umana che personalmente mi stava appassionando e che dovrebbe prenderti tutto il tempo e lo spazio che necessiti. Potresti chiudere il decimo capitolo in maniera aperta, così da lasciarci col dubbio, e riflettere sul da farsi. Io ti spingo a continuare, comunque sia!
    Per quanto riguarda questo capitolo, sono contento ti sia piaciuto. Ho dovuto tagliare pesantemente qui anche io, credo si veda, mi sembra scorra poco… È dura comprimere tutto, la fantasia spazia e…
    Ad ogni modo grazie per essere passato e a presto!

  • Gli ultimi commenti mi hanno fatto riflettere molto su questo racconto e sul suo finale e, dal momento che mi è parso di capire che questa storia sia giunta alla conclusione troppo in fretta, avevo pensato di approfittare ulteriormente dell’interattività del sito e di chiedervi se vorreste un seguito oppure no. Personalmente avevo già pensato a questa eventualità intorno al terzo o al quarto capitolo, quando mi sono reso conto che il racconto stava prendendo più spazio di quanto avessi previsto e che ero costretto a tagliare i capitoli anche della metà, ma poi ho preferito comprimere la storia invece di dilatarla perché non mi andava molto a genio l’idea di dividerla in più parti, volevo arrivare subito alla conclusione senza correre il rischio di dover allungare il brodo. Tuttavia, se fossi sicuro di aver raccontato tutto quello che avevo da dire nel modo in cui volevo non prenderei proprio in considerazione l’idea di un seguito e scriverei semplicemente il finale così come l’avevo pensato; dato che però così non è mi sembra giusto che siate voi a decidere le sorti di questa storia, in modo che possa scrivere il finale in base al vostro giudizio!

  • Ciao, Lorenzo.
    Ero indecisa sull’opzione da scegliere, poi ho puntato sul museo… vediamo come va a finire.
    E quindi siamo quasi alla fine, immagino che la digressione sugli avvenimenti francesi del XVIII secolo servissero a introdurre la riflessione dei due ragazzi tuttavia, forse io l’avrei accorciata. Avrei anche separato i periodi raccontano di Cesare e Flaminia e di Friedrich e Leonardo, ma sono piccolezze.
    Non ci rimane che restare a guardare quel che succede, chissà se si concluderà tutto in questi dieci episodi. 🙂
    Alla prossima!

  • Grazie al commento che hai lasciato alla mia storia, ho scoperto questa storia. Mi piace molto e ad un certo punto prende questa svolta in attesa. L’unica cosa è che da inguaribile romantica che sono avrei voluto che ti soffermassi un po’ di più sul primo appuntamento e soprattutto sul primo bacio.
    Confidarsi con Flaminia, mi sembra il seguito migliore. Dato il carattere di Cesare e l’assoluta segretezza nella quale voleva mantenere il suo rapporto con Friedrich , sarà difficile per lui e si troverà spiazzato venendo a sapere che lei sa già tutto. Non vedo l’ora di leggere come deciderai di far proseguire. Seguo.

  • Rimettiamo in gioco Flaminia, ho scelto l’ipotesi in cui Cesare le chiede un consiglio, non gettiamo via subito la spugna. Quanto a Friedrich, forse avrei accennato alla guerra imminente come motivo della sua improcrastinabile partenza. Poi ha glissato un po’ troppo su motivi del perché il ragazzo voglia tornare in Germania. “Sai cosa intendevo”. Glielo spiegò, cercando di unire chiarezza e sensibilità ” Potevi spiegarli anche a noi!
    Questo poi è solo un’idea mia, magari è dovuto alla necessità di stare dentro alle battute consentite.
    Aspetto il prossimo capitolo, peccato che siamo quasi alla fine.

    • Capisco quello che intendi. Principalmente sì, ho sintetizzato per motivi di spazio, però, se devo essere sincero, anche se non avessi avuto limiti avrei sempre lasciato del non detto in quel caso, sia per evitare di impantanarmi in un dialogo complicato, sia perché mi piaceva l’idea che tra loro ci fosse una sorta di complicità, come se si capissero subito senza bisogno di dire esplicitamente certe cose, non so se sono riuscito a spiegarmi. Poi la guerra non l’ho aggiunta come motivazione sia perché ne vorrei accennare nel prossimo capitolo, ma soprattutto perché avrei sottinteso al fatto che Friedrich sarebbe potuto rimanere, cosa non in linea con il personaggio per come l’ho pensato. Spero comunque di riuscire a contenere tutto negli ultimi due capitoli senza dover sacrificare troppo!

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