Guilt

Dove eravamo rimasti?

Dove continuerà la storia del protagonista? Al funerale di Josh (75%)

Campane a lutto

È passata una settimana da quel giorno che continuo a ripercorrere incessantemente nella mia testa. Lo setaccio con costanza per riuscire a trovare altre spiegazioni, altre giustificazioni che riescano a portarmi pace.

Apro gli occhi e mi fisso allo specchio. Credo di aver perso qualche chilo, il mio viso è scavato, gli occhi sono infossati e gli zigomi sembrano essersi affilati. Il completo che indosso mi sta grottescamente grande, sembro un buffone, vestito a nero per una morte che ho causato.

Sento un leggero tocco sulla porta della mia stanza, la dolce voce di mia madre mi avvisa che è ora di andare. Mi alzo controvoglia, chiedendomi perché tutti mi trattano come se avessero paura di rompermi. Nessuno ha avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà, nemmeno quando sono tornato a casa fradicio e sporco di fango, urlando che l’avevo ucciso, che l’avevo abbandonato. Mi hanno ascoltato, giorno dopo giorno, ma è come se si rifiutassero di accettare che io non sono la vittima di questa situazione.

Mentre cammino sul viale, incrocio la bianca casa di Josh. È tanto bianca e tanto perfetta che mi sembra di insudiciarla con il mio sguardo. Mi raddrizzo e riprendo il mio cammino.

Poco dopo mi ritrovo in chiesa, seduto sulla seconda panchina a sinistra, inorridito dal dover stare in prima fila proprio a questo funerale. Davanti a me, siedono i genitori di Josh, che di tanto in tanto mi lanciano qualche sguardo triste e sorridono compassionevoli.

La chiesa gremita di persone, davanti all’altare sono posizionate almeno una dozzina di corone di fiori. A turno, qualche nota figura della città si avvicina ai genitori di Josh e gli stringe la mano. Suo padre è sindaco da ormai due anni ed è apprezzato da tutti; così come sua moglie, che funge da perfetta sostenitrice della brillante carriera del marito. Sempre affianco a lui, sempre un passo indietro.

Le campane incominciano a muoversi lentamente e avvisano che la funzione sta per iniziare. I rintocchi fanno fastidiosamente vibrare le pareti della chiesa e mi disturba il forte rumore, ma sembro il solo ad accorgersene. Chiudo gli occhi e respiro profondamente per provare a calmarmi. La mia mente mi riporta alla follia di questi ultimi giorni.

Questa settimana è stata a dir poco surreale. È incominciata con la mia dichiarazione alla stazione di polizia, che ha successivamente riportato la notizia ai genitori di Josh. Io li osservavo dalla finestra di camera mia, da dove si vede con chiarezza il loro salotto. La madre, Carol, pareva piangere e urlare, visibilmente arrabbiata con i poliziotti. Era la prima volta che la vedevo perdere la sua tipica compostezza. Robert invece pareva incredulo. Si era avvicinato alla finestra mordendosi il pugno, con il volto corrucciato di chi è in cerca di una soluzione.

Mi ci è voluta qualche ora per trovare il coraggio di presentarmi al loro portone per porgere le mie condoglianze e, soprattutto, le mie scuse. Devo dire che la loro reazione fu alquanto inaspettata. Mi dissero che non si sarebbero arresi, che avrebbero cercato Josh in capo al mondo e lo avrebbero portato a casa. Sembravano vivere in questa assurda fantasia che gli permetteva di credere che Josh fosse ancora vivo, da qualche parte.

È vero, il cadavere non era ancora stato trovato, ma sarebbe stata solo questione di tempo dopo la mia dichiarazione ai poliziotti. A quanto so, decisero anche di ingaggiare un investigatore privato perché non si fidavano delle capacità della squadra di polizia.

Ovviamente, tutta la città partecipò all’allucinata ricerca di Josh. Ero incredulo di come un’intera comunità potesse negare l’evidenza in tal modo, ma immaginavo fosse dovuto alla grande influenza che Richard aveva col tempo accumulato sui cittadini e quindi, quella notte, furono in massa a uscire dalle loro case armati di torce.

Non so esattamente da chi o quando venne trovato il corpo, passavo le mie giornate chiuso in camera a dormire e pensare, finché un giorno mia madre venne ad avvisarmi che l’indomani si sarebbe tenuto il funerale. Da quel momento le ore erano passate, insignificanti, fino ad ora.

Sussulto all’ultimo rintocco che risuona in chiesa, mentre mi sforzo di riportare la mia attenzione al presente. Vedo tutti girarsi verso il fondo e, con ritardo, li seguo. Dal portone si avvicina, lenta ma inesorabile, una bara chiusa di legno bianco. Mi si stringe lo stomaco a pensare che Josh sia stato ridotto a un pezzo di legno ben lucidato.

L’organo geme lugubre e più la bara si avvicina, più la morsa che opprime il mio stomaco peggiora. Mi soffoca finché non sono obbligato a piegarmi in due, preso da fitte atroci.

Gli occhi di tutti seguono imperterriti la bara. Mi alzo, cercando speranzoso lo sguardo preoccupato di mia madre tra la folla che non mi nota, ma anche lei pare ipnotizzata dalla bara.

Colto dalla nausea e da copiosi sudori freddi, corro in fretta fuori dalla chiesa e mi accascio goffamente contro la parete mentre vomito con violenza il poco che ho in corpo.

Il senso di colpa lo sta torturando. Come può trovare pace?

  • Scrive una lettera indirizzata a Josh ripercorrendo la storia della loro amicizia (50%)
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  • Contatta una medium per parlare con Josh (50%)
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  • Parla con i genitori di Josh (0%)
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