Il bivio

Penombra

Le luci del bar sono soffuse, il contrasto con l’esterno è tale da costringere Matteo a socchiudere gli occhi per abituarli alla penombra dell’ambiente.
Il locale è ampio, numerosi tavoli di legno sono disposti in modo ordinato, ognuno ben apparecchiato e ornato con comode sedie dello stesso materiale. Tutte vuote. Non c’è anima viva nel bar, fatta eccezione per l’uomo dietro al bancone. Spalle larghe, barba folta, divisa da lavoro il cui colore originale è ormai un lontano ricordo. Appena nota Matteo gli rivolge un sorriso e lo accoglie con tono gentile: “Buongiorno signore. È la prima volta che viene qui, vero?”
Ci pensa su, poi annuisce con la testa. Mentre si accomoda su uno degli alti sedili allineati di fronte al barman, si rende conto di non aver fatto attenzione all’insegna del locale. Come si chiamava? After… qualcosa?
“Come mai non c’è nessuno? Siete in chiusura?” chiede Matteo.
“Oh, veramente siamo abituati a vedere pochi clienti da queste parti. E a me piace così”
Curioso, quest’uomo. Non gli interessa guadagnare? 
“Mi dà una birra?”
“Non serviamo birre, mi scusi”
“Come?” Un bar senza birre? “Che razza di bar è questo?”
“Le pare un bar come gli altri questo?” gli risponde l’uomo con uno sguardo ammiccante che Matteo non riesce a decifrare.
Alle sue spalle si apre la porta. Il fruscio di una gonna precede un singhiozzare sommesso. Una ragazza bionda, con i capelli avvolti in una lunga treccia, entra con passo affrettato, sguardo chino, occhiali da sole davanti agli occhi. Viene a sedersi accanto a lui.
“Scusa,” le dice Matteo, tra un singhiozzo e l’altro, “ti è successo qualcosa?”
Lei resta in silenzio, le lacrime le rigano il volto copiose.
“Che è successo? Hai bisogno di aiuto?” le chiede alzando la voce per essere sicuro di essere sentito.
“Mio m-marito…” inizia a balbettare.
“Hanno fatto qualcosa a tuo marito? Un incidente?”
“Ma che incidente…” risponde la ragazza con un tono improvvisamente rabbioso. “Ce li ho io gli incidenti, ma ora basta. Ora cambiano le cose.”
Matteo assume un’aria scocciata. Una bega tra marito e moglie lo infastidisce, e questa ha l’aria di essere una gran brutta bega.
In quel momento, però, incrocia lo sguardo deciso del barman, e quasi senza rendersene conto chiede alla ragazza:”Ti va di parlarne?”
Come se aspettasse un segnale, la ragazza inizia a parlare con l’intensità di un fiume in piena.
“Mio marito, uff… Mio marito è un violento. L’ho sempre saputo,  lo è sempre stato. Quando eravamo fidanzati però la sua gelosia era bella, mi piacevano le sue attenzioni, il modo che aveva di controllarmi mi faceva sentire amata, coccolata… Ora non posso tornare dieci minuti più tardi che va giù di ceffoni.”. La voce si rompe solo un attimo, poi riprende con rabbia:”Non accetta che possa avere amiche, o possa fare conversazione col mio vicino di casa. Ho il corpo pieno di lividi, cazzo. Ho sempre su gli occhiali perché gli occhi sono sempre neri, viola, o che ne so, sempre gonfi. Ma ora basta, basta. Dovrei lasciarlo. Dovrei lasciarlo?”
Si rivolge a Matteo.
“Dovrei denunciarlo? Dovrei vendicarmi? Dimmi, che dovrei fare?”
Ma che domande sono? Ma chi la conosce?
“No guarda, mi dispiace per la situazione, ma veramente non so cosa dirti, scusa.”
“No!”. La voce del barman, che finora era stato in ascolto, è come un tuono che infrange il silenzio. “Rispondile. Ora.”
Matteo soffoca un cenno di protesta, poiché resta pietrificato alla vista della ragazza. Se fino ad un momento prima appariva in piena crisi emotiva, ora se ne resta immobile davanti a lui, non emette più un fiato, ha smesso di parlare, di muoversi, di piangere, quasi di respirare. Paralizzata.
È una sensazione inspiegabile. Il barman improvvisamente rabbioso, la ragazza immobile, il locale deserto e silenzioso. Matteo sente di dover dare una risposta.
“Io penso… Penso che dovresti andare a casa, prenderlo per le palle e inchiodarlo al muro, così impara a rispettare una donna”.
La ragazza si alza, va verso l’uscita e non si volta più indietro.
Nello stesso istante, il barman accende la TV in cima al bancone.
“… ed ora passiamo alla cronaca. Un efferato omicidio ha sconvolto la città di Foggia. Il cadavere di un uomo è stato ritrovato in casa questa mattina, brutalmente martoriato e torturato. Secondo il primo rapporto delle forze di polizia, il corpo sarebbe stato inchiodato al muro in diversi punti, agli arti e nella zona del basso ventre. La causa della morte pare riconducibile all’emorragia massiva provocata in particolare da quest’ultima ferita. Al momento l’unico sospettato del tremendo delitto è la moglie dell’uomo, ritrovata sul luogo in stato di shock. Agli agenti giunti sul posto avrebbe urlato più volte:”Non volevo farlo, non è stata colpa mia!”
L’ultima immagine del servizio è un primo piano della donna. Una ragazza bionda, una lunga treccia, occhiali da sole davanti agli occhi, un abito con una gonna ampia, completamente intriso di sangue. La TV si spegne.

Silenzio.

Alle sue spalle, si apre la porta. Qualcuno è appena entrato.

Chi sta entrando?

  • Un ragazzo giovane, con una felpa con cappuccio e cuffiette nelle orecchie (29%)
    29
  • Una signora anziana, vestita in abiti antichi (43%)
    43
  • Un uomo di mezza età, con passo deciso e nervoso (29%)
    29
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