Il bivio

Dove eravamo rimasti?

Chi sta entrando? Una signora anziana, vestita in abiti antichi (43%)

Anomalia

È lei. La donna in TV, l’assassina. Non c’è dubbio. Gli stessi occhiali, la stessa treccia bionda, la stessa postura, la voce… Peccato che non possa essere lei, non può avere avuto il tempo di commettere l’omicidio, era uscita solo da pochi istanti.
A meno che…
A meno che non avesse già commesso l’omicidio prima. Il marito la scopre parlare col vicino, la picchia brutalmente, lei si ribella, lo sorprende e lo inchioda al muro per vendetta. In stato di shock esce e cerca un bar per bere e dimenticare. Parla con uno sconosciuto, che guarda caso gli consiglia di fare proprio quello che ha appena fatto, questo la rende consapevole di ciò che ha commesso, pertanto rientra in casa, chiama la polizia e si consegna alla giustizia. È l’unica spiegazione plausibile.
Che coincidenza, però. E i tempi sono sbagliati, non può avere fatto in tempo a rientrare a casa in quei pochi istanti, forse la polizia l’aveva scoperta e l’aspett…
“Vossignoria potete aiutarmi s’il vous plait?”. La voce di un’anziana interrompe il corso dei suoi pensieri.
Matteo si gira verso la signora che è appena entrata. Una nobildonna, si direbbe, vestita in costume d’epoca: sarà reduce da una festa? O forse da una di quelle rivisitazioni storiche.
Il barista le risponde:
“Certo signora, mi dica pure”
“Avrei necessità di inviare un messaggio urgente a mio figlio”
Matteo si inserisce:”Se vuole, signora, le posso prestare il mio telefono. Mi dice il numero?”
“Il numero di cosa, messere? E poi”, lo corregge la signora, “Si dice telegrafo, non telefono. Ohibò, che sciocchi vanesii gli uomini di oggidì”
“Lasci perdere quest’uomo, madama. Mi dica pure il contenuto del telegramma, lo posso inviare da qui”
“Grazie Vossignoria, è davvero molto gentile da parte vostra!” gli dice porgendogli un foglio di carta da lettera.
Il tono secco e sprezzante del barman lo fa irritare. “Ma scusa, dai corda a questa pagliacciata?” lo apostrofa, indicando con un’occhiataccia l’anziana signora.
“Dico lei, ma come si permette?”
“Signora, tutto il rispetto per i vecchi come lei, però mi sembra che stiate esagerando. Entrambi. Non sono io lo sciocco, né il vanesio, e non vi permetto di parlarmi in questo modo.”
“Ma come si permette, screanzato?”
L’indignazione di Matteo cresce. Ma da dove viene questa? E perché continua con questa pantomima?
“E la smetta con questo modo di parlare, non siamo a Carnevale, vecchia del cazzo!” gli sfugge in preda alla disforia.
“Lei dovrebbe vergognarsi. Chi si crede di essere?”
“Certo non un decrepito che va in giro vestita a maschera come lei!”
“Perché, lei crede di essere giovane? Ma si guardi allo specchio, maleducato!”
Così dicendo, la signora ringrazia il barman, lascia una moneta, e imbocca l’uscita.
Matteo e il barman sono di nuovo soli.
“Perché l’ha chiamata vecchia del cazzo?” gli chiede l’uomo in tono perentorio.
“Perché era una vecchia arrogante e fuori di testa, ecco perché!” risponde con rabbia. “Brutta arpia che non è altra. Si guardasse lei allo specchio!”
È in quel momento che si rende conto che alle spalle del barman la parete è specchiata. D’istinto guarda la sua immagine riflessa.
Il cuore manca un colpo.
L’uomo seduto al bancone non è lui. Non è Matteo. O meglio, il volto sembra vagamente lo stesso, ma è solcato da rughe profonde, e circondato da radi capelli grigi.
“Che cazzo…” dice alzandosi di scatto in modo tanto impetuoso da far cadere la sedia.
“Che c’è, ha visto qualcosa di strano?”
“Io…io non sono così!!”. La voce è diventata un urlo angosciato. Si porta le mani sul volto per coprirlo, ma nel farlo si rende conto che anche le mani sono invecchiate, nodose, callose. Vecchie. Come tutto il resto.
“Si calmi, signore. Tenga” l’uomo cerca di rassicurarlo porgendogli un bicchiere.
“Non… Che cosa mi avete fatto? Cosa mi avete dato? Bastardo!”
“Fa fatica a capire, vero? Sente un senso di vuoto, ma non sa spiegarlo, come se mancassero dei tasselli. Ho ragione?”
Ha ragione. Matteo si sente esattamente così. Fino a pochi minuti prima si sentiva sé stesso, nel pieno dei suoi 34 anni. Ora sembra averne più del doppio, e non riesce a capire come sia possibile. Quando è successo? Quando è stato drogato? Prima o dopo di essere entrato in quel bar? Il barman deve sapere, lui sa sicuramente tutto.
“Dimmi brutto bastardo, perché mi hai ridotto così? Io ti denuncio, io denuncio il bar, ti faccio chiudere tutto, cazzo!”
“Mmm”. Ha di nuovo quell’espressione falsa, giudicante. Lo fissa accarezzandosi la barba folta, per poi chiedergli: “il bar, dice? Ha visto come si chiama questo bar?”
No, non l’ha visto. Com’è che era l’insegna?
“No, vero? E non ricorda neanche il momento in cui è entrato.”
Quando è entrato? Perché ha scelto quel bar?
“Ricorda qualcosa della sua giornata oggi prima di entrare qui?”
Nulla. Assolutamente nulla. Non ha memoria di quando si sia alzato, vestito, uscito. Non ricorda neanche la sua casa.
“Ma allora…io…” balbetta con un filo di voce. L’unica verità possibile si concretizza davanti ai suoi occhi. “Io…

"Io...

  • ...sto sognando..." (67%)
    67
  • ...ho la demenza..." (0%)
    0
  • ...sto impazzendo..." (33%)
    33
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