Il bivio

Dove eravamo rimasti?

Il prossimo capitolo sarà dal punto di vista di Clarissa (100%)

Rapporto

La briefing room è affollata quando Clarissa entra, con la testa ancora tra le mani per lo sforzo appena compiuto.
Il generale Spellman la fa accomodare al tavolo degli ufficiali. Davanti a lei il microfono è acceso.
Clarissa si schiarisce la voce, con lieve affanno. Una ventina di uomini in divisa sono schierati di fronte a lei.
“Signori, il progetto Delta non sta andando come atteso”. Un borbottìo sommesso si leva dalla platea.
“Dica piuttosto che stiamo perdendo un sacco di tempo, sergente Marchese”
“E di soldi!” “È vero!”
Il borbottìo diventa un vociare confuso, guidato dalle proteste vibranti di un uomo dall’aria superba, con grossi baffi grigi, e da un uomo più giovane dai lineamenti tipicamente mediterranei. I colonnelli Schiraldi e Maffei.
Clarissa ascolta per un istante il rumore del suo fallimento prendere forma dinanzi a lei. Lavora al progetto Delta da oltre cinque anni, ha preparato tutto nei minimi dettagli, eppure adesso…
“Signori, un momento per favore. Qui nessuno sta perdendo tempo, se volete avere la cortesia di lasciarmi finire…”
“Di tempo ne ha avuto sin troppo, signorina” gli dice con disprezzo Maffei, con tono altezzoso e sminuente.
“Colonnello, non le permetto di utilizzare questo tono irrispettoso nei confronti di una collega ufficiale” irrompe il generale Spellman. La sua voce impone nuovamente il silenzio.
Clarissa prosegue: “Come dicevo, il progetto Delta non sta andando come sperato. Il soggetto prelevato, MT, sta mostrando un’insolita resistenza al trattamento combinato. La cosa anomala è che il processo stava seguendo pedissequamente le previsioni, ma ad un certo punto MT ha sviluppato una consapevolezza imprevista. Ha iniziato a chiedersi se l’esperimento fosse un sogno, e da allora ha iniziato a comportarsi deviando dalle proiezioni iniziali. È qualcosa che non avevamo previsto, ma stiamo lavorando ad un approccio alternativo.”
La platea sembra scettica. Percepisce su di sé lo sguardo giudicante degli altri, ma forse, pensa, stavolta se l’è cavata. Ora non può più sbagliare.

“Dottore, codice rosso. Soggetto di 28 anni, uomo, attualmente incosciente.”
“Cosa gli è successo?”
“Trauma cranico severo in regione fronto parietale destra con probabile emorragia intracranica. Credo sia stato aggredito”
“Glasgow Coma Scale?”
” 6 su 15″
“Infermiera, sappiamo come si chiama?”
Clarissa gli porge il foglio rilasciato dal triage, con i dati anagrafici del ragazzo.
Il dottore glielo strappa dalle mani, poi si avvicina al paziente.
“Matteo? Matteo, mi senti? Nessuna risposta agli stimoli verbali. Proviamo con lo stimolo doloroso. Prego”
Clarissa si avvicina a Matteo e gli pinzetta un lembo di pelle tra la clavicola e i muscoli del collo. Matteo apre gli occhi sbarrandoli.
“Dove sono?” biascica guardandosi intorno.
“In Pronto Soccorso, signor Matteo.” risponde il medico con tono fermo e deciso. “Ha subito un brutto trauma, necessita di una tac urgente. Infermiera, accompagni subito il paziente in radiologia!”
Clarissa fa un cenno col capo e si appresta a portare via Matteo, adagiato sulla sua barella. Per un attimo, mentre lui la guarda, ha la sensazione che lui l’abbia riconosciuta. Ma non è possibile, non può ricordare la scena precedente. Non può ricordarla, giusto? Un brivido di dubbio le percorre la schiena.
Man mano che riprende conoscenza, Matteo inizia ad agitarsi. “Dove sono? Chi sei tu?”. Si guarda intorno smarrito.
“Stia calmo, ha avuto un piccolo incidente ma andrà tutto bene, se ci lascia fare il nostro lavoro” lo rassicura. Mentre la barella viaggia tra una corsia e l’altra, tutte uguali, tutte sorprendentemente dello stesso colore, Clarissa ripassa mentalmente il contenuto della flebo che sta per somministrargli. Desametasone, intuximab e cobalto-71 ionizzato. Stavolta non dovranno esserci errori.
Durante tutto il tragitto fino alla sala Tac, lui non le ha tolto per un istante gli occhi di dosso. La scruta come se stesse cercando di concentrarsi, di ricordare.
“Io…lei…la conosco?”
“Le ho detto di stare calmo. Allunghi il braccio”
“Perché?”
“Per farle la flebo. È un blando calmante, per essere sicuri che non si muova durante l’esame”
“No guardi, non ne ho bisogno. Ma… Scusi, ma io la conosco?”
“No signor Matteo, lei è confuso e delirante in questo momento. Si lasci fare la flebo”
“No… lei…”. E ad un tratto, il suo volto cambia espressione. Se fino ad un momento prima sembrava sinceramente smarrito, ora la fissa con un’espressione attonita, ma consapevole.
Clarissa porta una mano all’orecchio, e sussurra: “Vieni qua, subito”. Un istante dopo la porta della sala Tac si spalanca. Un uomo con le spalle larghe e la barba folta entra, e senza dire una parola, si fionda sul ragazzo per tenerlo fermo.
Matteo si solleva con forza, lo guarda negli occhi ed urla: “Tu…

Cosa sta per dire Matteo?

  • "...toccami e ti ammazzo!" (0%)
    0
  • "...stai calmo, me la faccio la flebo" (0%)
    0
  • "...sei il figlio di puttana del bar!" (100%)
    100
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