Il bivio

Dove eravamo rimasti?

Cosa sta per dire Matteo? "...sei il figlio di puttana del bar!" (100%)

Consapevolezza

Per un istante lo sguardo di Matteo si spegne. Mentre Vic scavalca la barella per puntargli un ginocchio contro il petto e immobilizzarlo, la sua espressione sembra come inebetita da ciò che accade. L’istante dopo, la voce gli esplode fuori dal petto:
“Tu sei…il figlio di puttana del bar!”
Clarissa e Vic si guardano negli occhi. Sta accadendo di nuovo. Devono somministrargli il farmaco, e in fretta.
“Iniettagli il DETUXCO, sbrigati!” le urla Vic, nel faticoso tentativo di tenere il ragazzo immobile. Clarissa impugna la siringa che aveva pronta nel camice, toglie la chiusura di sicurezza e si accinge a versare il contenuto nella soluzione fisiologica fissata al di sopra della barella.
“No!” la interrompe ancora il suo collega “In muscolo! Non c’è tempo per la flebo!”
“Ma non l’abbiamo mai fatto, non possiamo!”
“Clarissa, cazzo! sbrigati!!”
È una follia, ne è consapevole. L’iniezione intramuscolare è una via di somministrazione troppo rischiosa, imprevedibile negli effetti. Ma d’altronde, qui sta andando tutto a puttane. È ora di prendere la siringa e piantargliela nel deltoide.
Ma nel momento in cui vede l’ago brillare sotto la luce artificiale del neon, Matteo triplica gli sforzi, e con uno scatto inconsulto riesce a divincolarsi dalla presa. Vic, sbilanciato all’improvviso, perde l’equilibrio.
Clarissa si lascia cadere il farmaco dalle mani.
“Fermati, ti prego!”
Non c’è modo di fermarlo. Vic cade giù dalla barella, Clarissa viene spinta via,
Matteo fugge dalla sala Tac, scavalcando il carrello di attrezzature mediche e spalancando la porta d’ingresso.
Mentre lo vede correre via, Clarissa percepisce in pieno il senso del fallimento critico. Ancora una volta. Mesi di preparativi, di riunioni, di esperimenti… Analisi dettagliate di tutti gli scenari possibili, delle vulnerabilità del soggetto, dei suoi punti critici, di come poterlo controllare, come piegare la sua volontà per farlo parlare, come essere certi di non ucciderlo durante l’interrogatorio… Un progetto voluto da lei, contro le critiche di quello stronzo di Maffei, già se lo immagina ghignare alla notizia del suo fallimento. La rabbia e la frustrazione le prorompono dal petto.
“NEURAL SPIKE!” urla alzando gli occhi al cielo. Pochi attimi dopo, le pareti dell’ospedale iniziano ad accartocciarsi su sé stesse. Le luci si spengono. Il pavimento collassa sotto i loro piedi.

Clarissa riapre gli occhi. Si stacca con un gesto di stizza il casco davanti agli occhi. L’assistente di laboratorio, il tenente Collins, la aiuta a scollegarsi dai cavi  dall’elettrocromografo attaccati alle sue braccia e alle sue gambe, e avvia la procedura di sicurezza per disinserire la Neural Chord dalla regione occipitale.
Accanto a lei, il soggetto MT, alias Matteo Terenzi, è ancora collegato, incosciente. Dall’altra parte del laboratorio, Vic si sta rialzando. La guarda sconcertato.

“Che cazzo è successo là dentro?” le urla il generale Spellman sull’uscio della sala di ricognizione.
“Non lo so che cazzo è successo là dentro, generale. Mi dispiace, signore. Non so come sia potuto accadere. Deve esserci stato un mio errore nel settaggio dei parametri di connessione bineurale, è l’unica spiegazione.”
“Non c’entra nulla la connessione. Vuole dirmi che non si è resa conto di quello che è successo?”
“No signore, pensavo me ne sarei resa conto in fase di pianificazione ma…”
Spellman la interrompe con aria sorpresa. “No, non mi riferisco a quello.” Il generale la squadra con sguardo severo, cercando di scrutarla nel profondo. “Davvero non l’ha visto?”.
“Visto cosa?”
“Tenente, possiamo rivedere l’ultima registrazione elettrocromografica? Risali al momento in cui lui riconosce Vic”
Il giovane tenente seduto di fronte al PC nella sala di ricognizione armeggia in silenzio con il mouse.  Il programma di decodificazione delle onde neurali in immagini tridimensionali accurate è molto lento, ma sapendo il momento esatto della registrazione da scansionare si può recuperare più in fretta il flusso di informazioni desiderato. Gli ci vuole qualche minuto per recuperare i fotogrammi richiesti.
Quando l’immagine si concretizza sul monitor 16k, Clarissa fa fatica a credere ai suoi occhi. Sullo schermo il volto sfocato di Matteo, rivolto verso Vic. I suoi occhi sono…
“…bianchi. Ha gli occhi bianchi.”
“Tenente, zoommi i suoi occhi al massimo della risoluzione, grazie”
Qualche istante dopo, gli occhi di Matteo riempiono il monitor. Occhi completamente bianchi. Senza pupille. A questo, Clarissa non ha potuto pensare. Tutte le sue previsioni hanno tenuto in considerazione tutte le alternative possibili, ed è stato questo il suo errore più grande: non considerare le alternative impossibili.
“Generale, è quello che penso io?”
“Si, Clarissa.” Resta in silenzio, sa cosa sta per dire, e lascia che le parole fuoriescano lievi, come un sussurro.
“È stata Omega”

Cosa guiderà Clarissa nel prossimo capitolo?

  • Paranoia (33%)
    33
  • Determinazione (67%)
    67
  • Sconforto (0%)
    0
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