La Foresta e quello che non c’è

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio andiamo da... Tanja, mentre Zoe la sta cercando (50%)

4 - la ferrovia

La ferrovia si snodava tra il fitto sottobosco sotto di me. Già sentivo il soffice ma imperturbabile tam-tam del treno avvicinarsi attraverso l’oscurità.

Lo zaino e la custodia del violino ben fissate sulla schiena, mi lasciai scivolare giù dal ramo che si stendeva sopra le rotaie, finché non penzolai nel vuoto, solo le mani ancora aggrappate al legno.

Stranamente, non ebbi paura. Anzi, la consapevolezza che se avessi allentato la presa sarei andata incontro alla mia fine mi dava un senso di potere. Nel silenzio della foresta rotto solo dall’imperturbabilità del treno, guardavo nel buio senza vedere, aggrappata alla vita.

Proprio nel momento in cui il dolore alle braccia stava per diventare insopportabile, il primo vagone passò sotto di me. Mollai la presa e caddi. Per un attimo volai. Poi l’impatto col tettuccio mi tolse il fiato dal dolore. Come se le mie gambe non mi appartenessero più. Non gridai perché non c’era nessuno a sentirmi.

Grazie ad un colpo di fortuna riuscii a mantenere l’equilibrio: ero piegata in avanti, piedi e mani che toccavano il metallo gelido. Stringendo i denti dal dolore, mi inginocchiai.

Improvvisamente, un fremito percosse il vagone. Era un suono complesso, profondo e aguzzo. Era ciò che mi aspettavo. Respinsi la paura e restai in attesa. L’aria si portava via i secondi.

«Perché sei qui?»

Un gigantesco fenicottero rosa troneggiava davanti a me. Aveva le ali aperte e gli occhi luccicavano. Era lo spirito del treno.

Mi sentii improvvisamente molto piccola. Era maestoso e magnifico. Quel suono particolare c’era ancora e sembrava venire irradiato proprio dallo spirito.

Inspirai a fondo. Ricordai le istruzioni di Herrmann. Potevo farcela. «Sono qui per chiedere un passaggio». La mia voce non tremò. «Vorrei essere portata da quello che non c’è».

Il suono particolare improvvisamente si fece più acuto, poi si incrinò.

Ci fu silenzio. Il tam-tam del treno procedeva imperturbato. Lo spirito era sempre immobile e mi fissava.

«Sono pronta a pagare per il passaggio. Offro musica» e con movimenti lenti mi sfilai il violino e lo tenni davanti a me, bene in vista.

Herrmann mi aveva spiegato che gli spiriti erano disposti a prestare servizi dietro compenso adeguato, e a quanto pareva, uno dei compensi più ambiti era suonare per loro.

«Suona» proruppe lo spirito.

Estrassi il violino e mi misi in posizione. Senza quasi pensare, le mie dita e il mio braccio iniziarono a muoversi meccanicamente per riprodurre i brani che avevo imparato a memoria.

«Basta!»

Sobbalzai. Mi interruppi.

«La tua musica non vale nulla se non mi dà un pezzo di te. E di te in quello che suoni non c’è nulla».

Non capivo. Non è vero! Pensai, ma non dissi nulla.

«Prova di nuovo. Devi lasciar scorrere la melodia dentro di te e ascoltare come la tua anima la canta. E poi suona quello».

Stavo iniziando ad avere paura. Questo non aveva fatto parte del piano. Inerme, decisi di fare quello che lo spirito mi aveva detto. Mentre suonavo, immaginavo la melodia anche dentro di me. E improvvisamente sentii dentro di me qualcosa che tirava…

«Continua. Non ascoltare solo, cerca i colori e le forme».

Da sempre, per ogni cosa che sentivo – rumori, voci, musica – comparivano davanti al mio occhio interiore colori e forme. Non ci avevo mai prestato molta attenzione. Alle parole dello spirito, però, iniziai a notarle. Tante goccioline gialle che salivano e scendevano, a tratti si tingevano di azzurro o verde, poi improvvisamente viola… E quel qualcosa tirava sempre di più…

«Non avere paura. Vai».

E poi si spezzò. E ascoltai me stessa suonare come non avevo mai suonato prima: la musica si dimenava, brillava, correva. Era agganciata a un punto nel mio profondo che non sapevo dove fosse, e che decisamente non era sotto il mio controllo. La melodia era sfigurata rispetto a come la conoscevo: scappava affannata, gridava di rabbia.

Mi stava drenando di ogni energia. Nonostante ciò, non volevo smettere. C’era qualcosa che mi sembrava molto importante nel suono che usciva dal mio strumento, qualcosa di vitale importanza…

«Basta. Mi hai soddisfatto, come inizio può bastare».

Sollevata, mi interruppi. Avevo il respiro affannato e le tempie bagnate di sudore.

«Ragazza, lo vedo dal tuo viso: sei sorpresa, se non spaventata. Davvero non sapevi di avere quelle emozioni dentro?»

Mi osservò ancora un attimo. Non risposi. Poi scomparve.

Ce l’avevo fatta. Avrei dovuto provare felicità o trionfo, ma non ci riuscivo. Misi il violino al sicuro nella custodia e mi distesi. Il freddo del metallo sotto i palmi e la guancia mi fece bene. L’unica cosa a cui riuscivo a pensare era quell’ansia e quella rabbia che avevo sentito dentro la mia musica. Una rabbia gigantesca, distruttiva, che non avevo avito idea avessi dentro. Perché non l’avevo mai percepita prima? E a cosa era dovuta?

Con questi interrogativi iniziò il mio viaggio sulla ferrovia degli spiriti.

Nel prossimo episodio torniamo da Zoe e dallo spirito-serpente...

  • Lo spirito è arrabbiato con gli umani e la attacca. (40%)
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  • Lo spirito le spiega alcune cose sul linguaggio degli spiriti. (60%)
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  • Lo spirito la aiuta a trovare Mubu, lo spirito della mongolfiera precipitata. (0%)
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36 Commenti

  1. Sono felice che tu sia venuta a fare una capatina nella mia storia, così ho scoperto anche la tua storia. Che adesso seguo con piacere. Mi interessa molto. Voglio sapere di più sugli spiriti, sul bosco, l’organizzazione,…ma per adesso vediamo come se la cava Tania mentre Zoe la cerca!

  2. Ciao. Ho votato per il giorno in cui Zoe e Tanja si sono conosciute. Per quanto riguarda il ritmo complessivo di questi due capitoli devo dire che ci hai trascinato nel cuore dell’azione fin dalle prime righe. Mi piace. Sono curioso però anche di approfondire meglio la natura di questa organizzazione e della foresta degli spiriti. Alla prossima

  3. Ciao! Direi di esplorare la palude inesplorata.
    E’ un bel primo capitolo, ci sono tante potenzialità e un bel po’ di carne al fuoco 🙂
    Le buone premesse ci sono tutte! Son curioso di vedere come le svilupperai 🙂 alla prossima!

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