L’abito da sposa

L’incontro

La donna era ferma alla guida della sua automobile, bloccata da un ingorgo al semaforo che, malgrado fosse verde, non lasciava passare nessun veicolo. Ascoltava un brano di musica classica alla radio, e lasciava vagare i suoi pensieri, senza troppo preoccuparsi del traffico. Non aveva fretta, non stava andando a nessun appuntamento importante, quindi poteva anche godersi il momento, la musica piacevole, il sole che entrando dal finestrino la scaldava piacevolmente. Si guardò in giro senza troppa curiosità, osservando distrattamente i passanti sul marciapiede, le vetrine dei negozi, il mondo intorno, quando un’immagine la colpì particolarmente: un uomo, fermo immobile davanti alla vetrina di un negozio di abiti da sposa.

Era un’immagine un po’ incongruente: l’uomo, alto, brizzolato, elegante, si appoggiava ad un bastone da passeggio che ne denotava l’età non più giovane. La donna si chiese cosa mai ne avesse colpito l’attenzione, in tutto quel biancore di tulle e pizzi, ricami e merletti, lui che uomo era, e non più giovane. Ed iniziò a immaginare.

Immaginò che lui ricordasse il matrimonio della propria figlia. Quella figlia adorata, unica, che con grande fatica lasciava andare, consegnandola ad un altro uomo. Ripensava il momento in cui tenendola ancora stretta al suo braccio l’accompagnava lungo la navata della chiesa, gli invitati come ombre ai lati, vaghe figure di cui non ricordava più le fattezze, concentrato solo sulla sua “bambina”, con il sentimento di dolore misto ad orgoglio per quella figlia che stava lasciando andare. Ripensava a come era bella nel suo abito bianco, con il velo che l’avvolgeva come in una nuvola, rendendola eterea. Ricordava lei bambina, quando giocava a nascondino con lei fingendo di non sapere dove si fosse nascosta. Ricordava la sua risata cristallina quando seduti insieme sul divano o sul letto lui le faceva il solletico, proprio per sentirla ridere. Ritornava con il pensiero alle lacrime che le aveva asciugato, ai suoi primi dolori, le cadute dalla bicicletta, dagli alberi dove sempre si arrampicava, i primi amori da adolescente, le confidenze…

Poi pensò che forse non era la figlia che si sposava, ma la nipotina. Che lui aveva tenuto sulle ginocchia quando era piccola, alla quale aveva raccontato le favole della buonanotte mischiate ai suoi ricordi di gioventù. La nipotina che scappava a farsi consolare da lui quando veniva messa in castigo per aver combinato una marachella, che trovava rifugio fra le braccia del suo nonnino, come lo chiamava. E che ora, diventata adulta, stava per convolare a nozze con quel “bellimbusto” del suo fidanzato. Simpatico, non dico di no, ma un po’ arrogante, pensava lui. Un po’ troppo pieno di sé. …ma chissà, se lei l’aveva scelto, forse era solo una sua impressione. Si doveva fidare del suo buon senso!

Ma forse no, forse l’uomo ricordava il suo, di matrimonio. Avvenuto tanti, troppi anni prima, e forse la sua amata non c’era più, e ricordare il loro matrimonio era per lui momento di nostalgia e dolore intriso di dolci ricordi. Lui l’aveva tanto amata, era la donna della sua vita, lo sapeva da sempre, dal primo momento in cui l’aveva incontrata e le si era dichiarato. L’aveva sposata in una bella mattina di sole, a primavera inoltrata, e lei era splendida nel suo abito bianco, leggero e semplice, con solo una coroncina di fiori sui morbidi capelli lasciati sciolti sulle spalle. Lei era piccola, minuta, all’apparenza delicata ma in realtà forte come una roccia. Lo sapeva prendere con la sua dolcezza, e gli faceva fare tutto quello che voleva lei. Lui era ben felice di assecondarla, anche perché non aveva grandi pretese, era una donna che amava la semplicità. Ma dentro aveva una grande ricchezza. Quando era morta aveva sofferto tantissimo, e non c’era giorno in cui non pensasse a lei, ai bei momenti che avevano vissuto insieme.

La donna chiusa nella sua automobile si intristì al pensiero del lutto di quell’uomo, e pensò che forse no, forse lui stava guardando quegli abiti meravigliosi perché aveva un nuovo amore…un amore tardivo, ma non per questo meno bello. Non si capacitava della fortuna che gli era capitata, di incontrare ancora una donna che sapesse amarlo, farlo felice, desiderare di vivere con lui gli ultimi anni. Una donna che aveva saputo farlo sorridere di nuovo, invitarlo a tornare in gioco, rendergli la voglia di vivere, a lui che si pensava ormai finito e sul viale del tramonto. Stava quindi valutando se quegli abiti esposti fossero degni di lei, se valesse la pena portarla in quella boutique a scegliere il suo abito da sposa. L’uomo infatti si attardava, sbirciava all’interno con attenzione, si faceva schermo dal sole con la mano per meglio vedere all’interno, non accontentandosi di osservare gli abiti esposti solo in vetrina.  
La sua sposa non era una giovinetta, richiedeva quindi un abito che fosse adatto a lei, sobrio ed elegante, non certo sfarzoso come avrebbe scelto una sposa ventenne.

Perché quell'uomo guarda la vetrina?

  • Nulla di tutto questo, la realtà è diversa (75%)
    75
  • Sta valutando l'acquisto per il suo nuovo amore (0%)
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  • Sta ricordando un matrimonio del passato (25%)
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