L’abito da sposa

Dove eravamo rimasti?

Cosa troveranno in soffitta i due? il libro tanto cercato del bis-nonno (100%)

Africa

La soffitta era piena di carabattole, e fra queste diversi scatoloni zeppi di libri. Il ragazzo e il libraio si mettono a frugare, cercando di non farsi affascinare troppo dai vari volumi che estraggono dalle scatole. La tentazione di sfogliarne le pagine consunte è forte, ma la polvere anche, e presto iniziano a starnutire come forsennati. Ad un certo punto il ragazzo esclama “Eccolo! l’ho trovato!”
“Non ci posso credere! davvero?” chiede l’uomo stupito e meravigliato, lui stesso non credeva che il libro esistesse.
“Sì è proprio questo… grazie, grazie, grazie, lei mi ha salvato la vita.” E detto questo il ragazzo scende al piano inferiore e si accomoda sul divano iniziando a leggere il libro del bis-nonno.

Avevamo lasciato Addis Abeba quella mattina presto diretti sulle colline a nord della città. Dovevamo presidiare un villaggio impedendo alle truppe ribelli di invaderlo e fare una strage degli abitanti. Appena entrati nel villaggio siamo stati circondati da bambini affamati, sporchi, mezzi nudi che si affastellavano intorno a noi chiedendo cibo. Subito abbiamo iniziato a distribuire quel poco che avevamo con noi, la colonna di mezzi di supporto ancora non era giunta, avrebbero portato acqua e cibo per loro, e per noi se la nostra permanenza lì si sarebbe dovuta protrarre a lungo.

Poi è arrivata lei. Era bellissima, alta, flessuosa, una crocchia di capelli raccolti sulla cima del capo, l’atteggiamento da regina. “La regina di Saba” mi è venuto spontaneo pensare, ricordando storie studiate a scuola ai tempi. Indossava un abito tradizionale etiope, colorato, lungo fino ai piedi, e al collo numerose collane di perline e pietre dure, alle orecchie due grandi orecchini dorati. Gli occhi neri profondi scrutavano fin dentro l’anima.
Scoprii che suo padre era il capo del villaggio, un vecchio saggio assai rispettato perché giusto quantanche severo. Era molto grato ai nostri soldati che erano giunti fino a lì per proteggerli, e ci aveva accolti con generosità. La sera noi tenenti eravamo stati invitati nella sua capanna, e lei era lì seduta vicino ad altre donne, probabilmente la madre e le sorelle. Non le avevo ancora parlato, ma contavo di farlo quanto prima.
Terminata la riunione, la vidi uscire dalla capanna, così uscii pure io cercando di parlarle. Mi disse che si chiamava Ajene, che significa “verità”, e mi disse di essere la figlia più piccola. Sembrava le facesse piacere parlare con me, io conoscevo poche parole nella sua lingua, ma lei sapeva un po’ di francese. Siamo rimasti tutta la notte a parlare, e al mattino io ero già innamorato cotto di questa splendida donna.
Nei giorni seguenti non ci siamo lasciati un momento, approfittavamo di ogni occasione per stare insieme, l’acqua da andare a prendere al pozzo, il cibo da cercare appena fuori dal villaggio, le capre da mungere, mai del tutto soli però. Fino a quando una notte lei è entrata nella mia tenda dove dormivo da solo.
Da quella notte furono molte le notti passate insieme, lei sgattaiolava via dalla capanna comune e silenziosa e lieve come aria si intrufolava nella mia tenda fino all’alba. Non so se la sua famiglia lo sapesse, non mi importava, ero pronto a correre molti rischi, a mettermi contro il mondo intero per lei. Ero innamorato, volevo stare con lei per il resto della mia vita. Temevo per la sua vita, vista la situazione del Paese e del mondo intero. La guerra soffiava forte il suo vento anche sull’Etiopia e nessuno di noi era veramente al sicuro.

L’uomo scosse la spalla del ragazzo, “Devo chiudere ragazzo, e anche tu dovresti tornare a casa, è notte fonda ormai.”
“Sì ha ragione, mi scusi, le ho fatto fare tardi. Quanto le devo per il libro? vorrei acquistarlo.”
“Ma no, figurati… è tuo, è tuo di diritto ragazzo. Sono contento di averti potuto aiutare, vai sereno a casa ora.”

Naturalmente appena arrivato a casa il ragazzo si rimette a leggere.

L’attacco dei ribelli era stato feroce, c’erano stati molti feriti e abbiamo dovuto seppellirne molti. Ma eravamo riusciti a ricacciarli indietro e anche nelle loro file c’erano state molte perdite. Dubitavamo che ci riprovassero a breve, così eravamo relativamente tranquilli.
Ajene per fortuna non era stata ferita, si era rifugiata con le altre donne nella grotta poco lontano che avevamo scoperto tempo prima e preparato appositamente con acqua e cibo e coperte proprio pensando a donne e bambini. La sua gravidanza proseguiva bene, anche se io ero sempre in pensiero per lei e il bambino. Non sapevo cosa sarebbe stato di noi una volta che avessi dovuto lasciare il villaggio. Io desideravo sposarla, vivere con lei e il bambino, portarla in Italia, suo padre mi aveva dato il consenso, ma c’era sempre questa maledetta guerra…
Ajene mi rassicurava, mi diceva stai tranquillo, vedrai che ce la faremo, se siamo insieme io e te tutto andrà bene. Speravo con tutto il cuore che fosse davvero così.

Riusciranno il bis-nonno e Ajene a fuggire dalla guerra e avere un futuro?

  • Sì, si salvano ma solo uno dei due riuscirà a tornare in Italia (50%)
    50
  • No, la guerra ucciderà Ajene e il bambino (0%)
    0
  • Sì, si salvano e si trasferiscono in Italia dove nascerà il bambino (50%)
    50
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