Nikopol “Nik” Querida

Una giornata come tante

Nikopol guardò fuori dalla finestra. La primavera aveva già preso il posto del’inverno, i raggi del sole avevano acquistato forza e bruciavano sulla pelle mentre i fuori, le piante, la natura stessa stava rinascendo e ritrovando il vigore di una nuova gioventù.

Come ogni anno, un ciclo infinito e senza tempo.

O almeno, questo era il pensiero della maggiora parte della gente. Pochi eletti, o forse pochi folli, che avevano il coraggio di addentrarsi nell’oscuro labirinto della Conoscenza, sapevano che non era così.

Nulla era infinito. Nulla sarebbe durato per l’eternità. Così come la vita degli Uomini, anche la Natura sarebbe giunta al termine. Anche questo Ciclo sarebbe giunto al termine.

Presto o tardi.

Nikopol si stava avvicinando a questa verità un piccolo passo per volta, guidato dal suo Maestro, attraverso i segreti arcani che venivano custoditi in tomi antichi e nei meandri della mente dell’anziano Mago.

“Non imparerai nulla se continui a guardare fuori dalla finestra con sguardo ebete.”

Si girò di scatto, quasi cadendo dalla sedia. Il Maestro lo stava fissando con fare severo. Nikopol si sentì arrossire per l’imbarazzo e la vergogna di essere stato colto in fallo e abbassò lo sguardo sulle pergamene che aveva steso sullo scrittoio tarlato.

Sentì il Maestro avvicinarsi e osservare il frutto delle sue fatiche.

“Non va bene, non va affatto bene. Ricomincia.”

Aveva impiegato tre giorni interi per scrivere la formula di quello stupido incantesimo di luce.

“Ma…”

“Niente ma, ragazzo. Gli Arcani non sono sciocchezze. Il minimo errore può costare caro a chi lo evoca.”

“Solo uno stupido incantesimo di luce, che male potrà mai fare se…”

La mano del Maestro lo colpì senza esitazione.

“I contadini li chiamano incantesimi. Noi li chiamiamo con il loro nome: Arcani. In secondo luogo nessun Arcano è stupido. Ogni Formula muove energie più potenti di quanto tu possa ancora immaginare. Un giorno imparerai che il mimimo errore può essere fatale non solo per la tua carne, ma anche per il tuo spirito.”

“Sì Maestro lo so.”

“Non abbastanza a quanto pare. Tu sei il mio allievo e devi obbedire ai miei insegnamenti. Forse non ne capirai il motivo, non oggi, ma tutto quello che tu fai oggi io l’ho già vissuto. Ora mostrami la Formula che stai studiando.”

Nikopol focalizzò la propria mente sulla Formula richiesta, fece un gesto veloce con la mano e la luce davanti a sé si piegò, mostrando quello che aveva in mente. Il Maestro si lasciò sfuggire un cupo verso d’approvazione.

“Questa è corretta. Ora controlla cosa hai scritto.”

Nik passò lo sguardo tra la pargemena e la proiezione della propria mente più volte. Il Maestro aveva ragione, c’erano delle imperfezioni. Piccole, ma c’erano.

“E’ fondamentale che mente e corpo siano la stessa cosa. Ciò che muove la tua mano deve essere ciò che vuole la tua mente, senza alcuna esitazione e senza alcuna differenza.  Ricomincia.”

Con un gesto della mano il Maestro cancellò quanto scritto sulla pergamena. Un attimo dopo stava già uscendo dal piccolo studio riservato al suo discepolo.

Nikopol sospirò e fissò la pergamena. Un altro incantesimo stupido e inutile. Quando sarebbero arrivati gli Arcani seri e potenti? E le Formule libere?

Se non ha basi solide, nessun castello può resistere a un assedio, gli aveva detto una volta il Maestro.

In silenzio, concentrandosi sulla Formula, si rimise al lavoro. Doveva imparare a trasfigurare perfettamente dalla mente alla pergamena. 

Il sole era appena sopra la linea dell’orizzonte, presto sarebbe tramontato. Si chiuse la porta alle spalle e si incamminò verso casa. Aveva trascritto meno della metà della Formula, ma si era impegnato al massimo. Quando il Maestro era arrivato per dirgli di andare a casa aveva lanciato uno sguardo al suo lavoro. Non aveva detto nulla. Solo un “continuerai domani”, ma Nikopol aveva imparato a riconoscerlo come un segno di apprezzamento. Ce l’avrebbe fatta, sarebbe diventato una valido allievo e, un giorno, un potente mago e avrebbe finalmente lascianto quel villaggio dimenticato da Dio.

“Ehi, guardate chi c’è!”

Mansk, saltò giù dal muretto del ponte da dove i ragazzi della loro età si stava godendo il rosso del tramonto e gli sbarrò la strada.

Nikopol lanciò uno sguardo a Isobel, la figlia del Siniscalco, con quei lunghi capelli bionid legati a trecce.

“Ciao” rispose.

“Cosa hai imparato oggi, a spazzare o a dare lo straccio?”

Mansk era li più forte del villaggio e, per questo, era diventato il capo del branco. Erano stati amici fin da piccoli, finché entrambi non si erano innamorati di Isobel.

“Io studio argomenti più profondi. Storia, astronomia, legge, cose così. Pensavo che scopa e straccio fossero le tue lezioni.”

Vide arrivare il pugno, ma non fece nulla per evitarlo. La semplice Formula di protezione che gli aveva trasmesso il Maestro e che lui aveva attivato per tempo fece il suo dovere.

“Ti do io una bella lezione” disse Manks infastidito.

Nikopol, con una Formula d’offesa in mente, rivolse il palmo verso Mansk, ma lo sguardò di Isobel lo fermò.

Manks vuole umiliarlo, ma non è detta l'ultima parola. Se non fosse che il Maestro si è raccomandato di non abusare della Magia.

  • Isobel non ama la violenza e Nik non vuole abbassarsi al livello di Manks. Anche se si prenderà dei nomi gli chiede scusa e se ne va. (100%)
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  • Conosce una semplice Formula d'offesa che non farà alcun male a Manks. Si tratta di difendersi, mica di abusare della Magia. (0%)
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  • Nik non vuole deludere il Maestro. Protetto dalla Magia lascia che Manks faccia quello che vuole. La vendetta arriverà al momento giusto... (0%)
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