Un mondo che si scioglie

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà a Steve? Userà il sassolino di Martha per distruggere il nucleo (50%)

Epilogo

Nel portarmi al petto le gambe, qualcosa cadde fuori dalla tasca dei miei pantaloni: un sassolino verde. 

Avevo fatto tanta strada fino a quel momento e quando ero sceso in quella stanza sapevo già a cosa sarei andato incontro. Non poteva finire così, non era giusto! Afferrai il sassolino e lo strinsi contro il palmo della mano per farmi coraggio. 

La Morte stava per abbassare la falce contro la mia testa, quando riuscii con uno sgambetto ad evitarla facendole perdere l’equilibrio. Rotolai di lato in direzione del nucleo e recuperai il bastone poco più in là, in quel frangente. Il Mietitore recuperò quasi subito l’equilibrio e mi sorrise.

Spostai lo sguardo dalla figura macabra al bastone che stringevo in mano e un’idea iniziò a farsi largo nella mia mente. Sorrisi a mia volta e le lanciai contro il bastone, esattamente come aveva fatto lei con la sua falce poco prima. Questo sembrò coglierla di sorpresa e distrarla. Ne approfittai subito, presi la mira e lanciai la pietra verde speranza contro la sfera di cristallo che, rimbalzando, riuscì a crepare il vetro. Quest’ultimo s’incrinò come il guscio di un uovo e il liquido al suo interno cambiò colore: lentamente divenne bianco e si fece sempre più luminoso. Alla fine, la luce del liquido fuoriuscì dal suo piccolo contenitore e si fece sempre più accecante. L’ultima cosa che riuscii a vedere fu il vetro della sfera cadere a terra. Poi dovetti chiudere gli occhi per il fastidio.

Rimasi con gli occhi chiusi per un tempo che a me parve interminabile.

Improvvisamente le mie orecchie udirono qualcosa, come un vociare di persone lontane da me che si facevano sempre più vicine. Riaprii gli occhi e mi ritrovai seduto su una panchina. Mi guardai intorno e scoprii che ero tornato alla stazione. Zio Victor stava ancora raccontando la sua storiella, come se niente fosse successo.

“Un sogno?” pensai. “E’ stato solo un sogno?”

Se da una parte fui sollevato, dall’altra mi sentii profondamente deluso. Significava che Martha e gli altri erano solo frutto della mia immaginazione. 

Un fischio interruppe i miei pensieri: era il segnale che il treno stava arrivando. Lo zio si stava già alzandosi ed io feci altrettanto.

«Pensa un po’, il povero signor Gordson, quando si accorse di quello che aveva combinato, decise di scendere lui stesso nella stanza sotterranea e distruggere il nucleo con un bastone, ma come questi si affacciò, il nucleo esplose da solo. La povertà è una brutta bestia, ma anche l’avidità umana non è da sottovalutare.» disse lo zio avviandosi verso il treno.

Ci salutammo e lui salì sul vagone. Sospirai e feci dietrofront per tornare dalla nonna quando una vocetta alle mie spalle si rivolse a me:

«Ehi tu! Scusami! Sei di queste parti?» 

Mi voltai per rispondere quando mi bloccai: davanti a me c’era una ragazza di circa la mia età, dai lunghi capelli bruni legati sulla nuca da uno chignon e gli occhi grandi color nocciola, i tratti del viso erano un po’ paffuti e le labbra carnose. Aprii la bocca per dirle qualcosa, ma la voce non riuscì ad uscire.

«Avrei bisogno di qualche informazione su dove bisogna andar…ma ti senti bene?» chiese chinando appena la testa di lato.

«Martha!» la chiamò un uomo in fondo. «Non ti allontanare troppo!»

«Scusami papà!» disse la fanciulla voltandosi.

Osservai l’uomo che l’aveva chiamata e mi resi conto che suo padre non era altri che il signor Gordson. Quest’ultimo spingeva una vecchina sulla sedia a rotelle, dai capelli bianchi come lo zucchero filato, gli occhietti piccoli e il naso aquilino che la faceva sembrare a una strega.

«La nonna ultimamente non sta tanto bene.» mi disse Martha mentre spostava lo sguardo sulla vecchina identica alla signora Mylik. «Per questo siamo qui, la zia Delia si è offerta di ospitarci finché la nonna non si sarà ripresa. A quanto pare la campagna è più salutare, per lei, della città.»

Mentre Martha parlava, il padre e la nonna si erano avvicinati a noi. Adam Gordson mi fece un sorriso di cortesia prima di rivolgersi alla figlia:

«Martha, dobbiamo andare. La zia ha detto che ci aspetta al parcheggio fuori dalla stazione.»

Poi, senza aspettare la figlia, si avviò verso l’uscita spingendo la carrozzina.

«Scusa, devo andare. Comunque, se sei di queste parti, potremmo vederci qualche volta. Ciao!» disse la ragazza, correndo dietro la figura paterna.

«M-mi piacerebbe! I-io sono Steve, comunque…» le urlai dietro.

Lei si fermò di nuovo a metà strada, si voltò verso di me e mi sorrise. Poi mi salutò con la mano e si rivoltò verso il padre che, nel frattempo, si era fermato ad aspettarla.

“E’ stato solo un sogno…” pensai ormai rassegnato, finché non notai che la vecchina, sulla carrozzina, mi stava fissando con una strana espressione divertita, poi ammiccò.

“…o forse no.”

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32 Commenti

  1. Ciao Giulia 🙂 sarò onesto con te: penso su abbia scritto una bella storia. C’è azione, suspense, bei personaggi che funzionano nei loro ruoli. Credo che molte persone si siano lasciate scoraggiare da qualche errore di punteggiatura qua e là,il che francamente è un peccato. Si vede che sul finale ti sei scoraggiata perché le persone non hanno giocato con te. Io però ci credo ancora e non vedo l’ora di leggere il finale. A presto.

  2. So che non c’entra niente con la storia, ma volevo fare i miei auguri di Buona Pasqua a voi che seguite il mio racconto.
    Anche se non rispondo ai vostri commenti, volevo farvi sapere che li leggo sempre e vi ringrazio per i consigli che mi date. Sono qui per farvi divertire, ma anche per imparare e migliorare.
    Ciao 😀

  3. Ciao 🙂 credo che come prima cosa debba cercare di capire dove si trovi!
    Sei riuscita a creare una bella atmosfera di mistero (con un pizzico di fantascienza, per via del tempo che si è fermato, secondo me!). Sei stata penalizzata da alcune ripetizioni e assonanze leggermente fastidiose (nella prima parte) che avresti potuto evitare usando dei sinonimi o costruendo meglio il periodo, però tutto sommato il capitolo è scritto bene!
    Aspetto il seguito!

  4. Voto che provi a chiamare casa: non so quanto potrebbe rivelarsi utile, ma Steve mi sembra il tipo che prima di fare l’eroe, cercherebbe conforto nella sua famiglia…
    Idea per nulla banale, molta fantasia e elementi comico-grotteschi che tanto mi piacciono: non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli! Se posso farti un appunto, ho trovato il primo terzo un po’ difficile da seguire, a volte per via delle ripetizioni, e volte perché – almeno secondo me – hai unito in una frase azioni che nella storia succedono in periodi diversi (ad esempio: “Ho sempre vissuto con mia nonna, dopo esser rimasto orfano a 8 anni di entrambi i genitori per un incidente stradale e ogni tanto ricevevamo la visita da parte dello zio Victo”). Ma chissà, questa è solo la mia impressione. Mi è piaciuta molto anche la storia dentro la storia 😉 A presto! 🙂

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