Un mondo che si scioglie

Dove eravamo rimasti?

Cos'è caduto dalle scale? Un sassolino di Martha (50%)

Un sassolino di Martha

Un sassolino color verde smeraldo rimbalzò su un gradino della scaletta in pietra, dietro di me, con un rumore sordo che divenne più acuto quando atterrò sul pavimento. Mi voltai verso l’uscita: sicuramente Martha si stava chiedendo perché ci mettessi tanto. Senza badare troppo alla figura macabra che adesso si stagliava alle mie spalle, raccolsi il sassolino e me lo misi in tasca. 

Mi preparai, con il bastone, a battere qualche colpo sulla scala per dirle che avevo compagnia, quando un’ombra si avventò su di me. Riuscii appena in tempo a spostarmi, con un balzo e vidi la Morte scagliarsi contro la scala. Si alzò immediatamente e mi puntò addosso lo sguardo delle sue orbite vuote, mentre io brandivo il bastone di legno come se fosse un’arma.

«Bravo» mi disse puntando contro di me la sua falce di un bianco spettrale. «Sapevo che farti venire qui non sarebbe stata una cattiva idea! Adesso, perché non mi fai un po’ divertire?»

Il mio sguardo si spostò in più e più direzioni, sperando di scovare uno stratagemma che mi aiutasse ad uscire da quella situazione. La Morte mi si avventò nuovamente addosso e, stavolta, riuscii solo a bloccarle la falce con il bastone. Strinsi i denti: dovevo resistere perché se la sua falce mi avesse anche solo sfiorato sarei morto. Sebbene avessi a che fare con uno scheletro, vecchio come il mondo, era stranamente forzuto e questo certamente non andava a mio favore.

Cercai di richiamare a me tutta la forza che avevo in corpo, poi con uno strattone riuscii a liberarmi e a sgusciare di lato mentre la lama della falce passava pericolosamente sopra la mia testa. Non avevo speranze: i miei riflessi erano molto più lenti dei suoi, se avesse voluto uccidermi subito, ci sarebbe riuscita benissimo. 

Ma la Morte non voleva questo. Lei si stava divertendo un mondo nel vedermi faticare nello schivare i suoi attacchi e uccidermi equivaleva alla fine di quel suo gioco infernale. Mi rialzai, chiedendomi quanta pazienza potesse avere la Morte e pregai che la risposta fosse infinita.

Impugnai di nuovo il bastone, la mia unica arma, lo strinsi forte per farmi coraggio mentre le mie gambe diventavano molli come budini. La Morte si rimise in posizione di attacco, quando una luce verdastra brillò nuovamente nella penombra. Improvvisamente il mio sguardo fu rivolto al liquido verdastro che ancora ribolliva in quel piccolo contenitore. Quel nucleo era stato la causa di tutto. 

Ripensai al mio arrivo qui, alla finta morte della signora Mylik, allo sguardo terrorizzato del signor Gordson, all’acqua con le sigarette che i paesani erano costretti a bere per continuare a vivere… poi pensai a Martha, al suo coraggio, la sua calma e il suo sorriso. Un sorriso luminoso destinato ad appassire come la più bella delle rose.

Con questo pensiero nella testa, il mio corpo si rianimò e la fatica che stava per sopraggiungere, indietreggiò. Una scarica di adrenalina pura si scatenò nelle mie vene. Forse sperare di sconfiggere la morte era un po’ azzardato, ma se fossi riuscito almeno a distruggere quel nucleo Martha e gli altri avrebbero potuto continuato a vivere. Sorrisi, forse non l’avrei più rivista, forse sarei morto lì, ma l’idea di morire da eroe non era poi così male.

La Morte si avventò nuovamente brandendo quell’enorme falce, ma io ero già pronto. Riuscii a darle un calcio sul fianco e mi precipitai verso il nucleo, lasciando il Mietitore confuso e sorpreso. Il contenitore era di vetro e non fu difficile romperlo con un paio di bastonate, ma quando stavo per spaccare in due la sfera di cristallo, il bastone mi venne strappato di mano. 

La Morte, a pochi metri da me, aveva lanciato la sua falce che, nell’impatto con il bastone alzato, lo aveva portato via con sé. Adesso eravamo entrambi disarmati. M’immaginavo già uno scontro di lotta libera tra me e uno scheletro, dove parti di gambe e braccia ossute volavano via, ma ciò non accadde. Il Mietitore ridacchiò divertito.

«E’ inutile» mi disse. «Ho vinto io. Davvero pensavate, tu e quella stupida ragazzina, di potermi battere?» scosse la testa. «Spiacente, ma questo mondo ormai è al collasso e voi non potete farci niente.»

Tese un braccio verso di me e la falce si alzò alle mie spalle come se avesse vita propria. Si sollevò a mezz’aria e iniziò a ruotare, poi tornò come un bravo cagnolino dalla sua proprietaria. 

«Sai, forse ho sbagliato. Pensavo che tu fossi in grado di battermi, ma a quanto pare non è così. E’ stato comunque divertente mietere tutte quelle anime e così sarà prendere la tua.»

Mi si avvicinò a grandi passi, mentre io indietreggiavo. Quando le mie spalle arrivarono a toccare la parete, mi sedetti a terra mentre la Morte, ormai sopra di me, stava per sferrare l’ultimo colpo.

Portai le gambe al petto in attesa e…

Cosa succederà a Steve?

  • Riuscirà a schivare il colpo e a recuperare il bastone (50%)
    50
  • Userà il sassolino di Martha per distruggere il nucleo (50%)
    50
  • Si arrenderà e lascerà che la Morte lo uccida (0%)
    0
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32 Commenti

  1. Ciao Giulia 🙂 sarò onesto con te: penso su abbia scritto una bella storia. C’è azione, suspense, bei personaggi che funzionano nei loro ruoli. Credo che molte persone si siano lasciate scoraggiare da qualche errore di punteggiatura qua e là,il che francamente è un peccato. Si vede che sul finale ti sei scoraggiata perché le persone non hanno giocato con te. Io però ci credo ancora e non vedo l’ora di leggere il finale. A presto.

  2. So che non c’entra niente con la storia, ma volevo fare i miei auguri di Buona Pasqua a voi che seguite il mio racconto.
    Anche se non rispondo ai vostri commenti, volevo farvi sapere che li leggo sempre e vi ringrazio per i consigli che mi date. Sono qui per farvi divertire, ma anche per imparare e migliorare.
    Ciao 😀

  3. Ciao 🙂 credo che come prima cosa debba cercare di capire dove si trovi!
    Sei riuscita a creare una bella atmosfera di mistero (con un pizzico di fantascienza, per via del tempo che si è fermato, secondo me!). Sei stata penalizzata da alcune ripetizioni e assonanze leggermente fastidiose (nella prima parte) che avresti potuto evitare usando dei sinonimi o costruendo meglio il periodo, però tutto sommato il capitolo è scritto bene!
    Aspetto il seguito!

  4. Voto che provi a chiamare casa: non so quanto potrebbe rivelarsi utile, ma Steve mi sembra il tipo che prima di fare l’eroe, cercherebbe conforto nella sua famiglia…
    Idea per nulla banale, molta fantasia e elementi comico-grotteschi che tanto mi piacciono: non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli! Se posso farti un appunto, ho trovato il primo terzo un po’ difficile da seguire, a volte per via delle ripetizioni, e volte perché – almeno secondo me – hai unito in una frase azioni che nella storia succedono in periodi diversi (ad esempio: “Ho sempre vissuto con mia nonna, dopo esser rimasto orfano a 8 anni di entrambi i genitori per un incidente stradale e ogni tanto ricevevamo la visita da parte dello zio Victo”). Ma chissà, questa è solo la mia impressione. Mi è piaciuta molto anche la storia dentro la storia 😉 A presto! 🙂

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