venti in più

Rosa che sognava un’avventura

“Marina, ti muovi? E’ quasi l’una, lo sai che tra dieci minuti la corsia si riempie e sembra di essere alla mattanza dei tonni.”

“Eccomi, scusa ma non trovavo più il lucchetto. “

“Si però spicciamoci, lo sai che nuotare in mezzo alla gente mi fa salire il crimine.”

“Fosse solo quello. Ultimamente sembra che ti abbia morso una tarantola, prendi oggi, quando è entrata la Gina, ci è mancato poco che le tirassi la scatola dell’allopurinolo in testa.”

E ridendo si voltò verso Rosa. 

Si conoscevano da un anno, entrambe arrivate a Castel San Giovanni, un paese in provincia di Piacenza, per lavorare alla farmacia comunale da due città diverse, Marina da Milano, Rosa daTorino e avevano subito legato. Unite dalla passione dello sport e della fotografia, condividevano tutto, la casa in affitto, i turni in farmacia, le pause pranzo in piscina e le serate in città. Appena arrivate a Castello, in molti erano convinti che fossero gemelle, tale era la somiglianza , entrambe alte, longilinee, un po’ allampanate, con i capelli neri corti, riccissimi e il lungo mento aguzzo.

Ma bastava distogliere lo sguardo e ascoltarle, per capire che in realtà quelle due erano molto diverse. Marina aveva un animo da imprenditrice, stava attaccata come una piattola al culo del Dottor Serfati, sperando che lui le cedesse le quote della farmacia. Rosa invece sognava di incontrare l’amore della sua vita, aveva accettato quell’incarico da farmacista, per vivere un’avventura lontana  da casa ma non aveva alcuna mira, se non sposarsi e vivere in santa pace. Al contrario di Marina,  Rosa era molto dolce e forse per questo  in paese tutti le volevano bene, anche se, nell’ultima settimana era diventata insopportabile.

“Allora, mi dici cos’è successo? Sei strana, ti ha dato buca Marco?”la incalzò Marina.

“Ma no, figurati, ci dobbiamo vedere questa sera, però boh, non so, ultimamente è strano, non fa che parlarmi di politica, vorrebbe che entrassi in una lista civica in supporto del gruppo di Polidori”

“E perchè no?”

“Perchè a me della politica non interessa niente. Già non ho mai un minuto libero, ci manca solo di finire a palazzo in mezzo a quattro rincoglioniti” e indicò con aria schifata il comune alle loro spalle. 

“Io invece se fossi in te ci penserei. Hai 25 anni e a parte qualche ora in farmacia, non mi sembra che tu sia così impegnata. Voglio dire, non hai questa vita esaltante, casa, lavoro, piscina. Pensa invece se venissi eletta, sai oltretutto quante persone potresti incontrare? Magari trovarti anche un posto di lavoro migliore, non che ci voglia molto.”

“Dici?”

“Dico. Se Marco ti ha fatto quella proposta, lui che si è fatto due mandati, è perché sa che potresti vincere. 

Rosa la guardò pensierosa.La politica non era mai stata nei suoi pensieri ma ultimamente la vita cominciava ad andarle stretta, tutto sempre uguale, noioso banale. Forse Marina aveva ragione, forse avrebbe dovuto dire di si.

“Quindi?”

“Quindi ci penso e adesso muoviamoci, che mi sa che oggi troviamo il delirio.”

Mentre sistemava la borsa nell’armadietto, sentì una vibrazione, una chiamata da un numero che non conosceva.  

“Dottoressa Valli?”

“Si, chi parla?”

“Sono il Cavalier Norbini.”

Norbini, l’uomo più potente del paese, quello che aveva finanziato la costruzione del nuovo palazzo delle poste e della banca, aveva da tempo sguinzagliato i suoi scagnozzi, per reclutare candidati da presentare alle elezioni. Rosa l’aveva incontrato in farmacia, lui nemmeno l’aveva salutata ma dopo aver visto come si approcciava ai clienti, si era fatto dare il numero da Serfati.

“Senta, avrei bisogno di parlarle, è piuttosto urgente, questa sera a che ora si libera?”

“Alle 7.”

“Perfetto, esca sul retro e si faccia trovare davanti all’ingresso di servizio. Manderò il mio autista a prenderla. La aspetto.”

Erano le 13,30, la vasca era più incasinata dei murazzi al sabato sera, Marina la guardava malissimo, avrebbe dovuto dare buca a Paolo, ma soprattutto, guardandosi allo specchio aveva scoperto di essere orrenda. I capelli erano fuori controllo, non si era portata il trucco ed era certa che persino il cane di Norbini, vedendola in quello stato le avrebbe ringhiato.

“Senti Marina, io mi faccio solo la doccia e poi passo al centro commerciale a comprarmi una giacca”

“Guarda, non ti capisco proprio ma visto il casino che c’è di là ti seguo.”

Mentre si lavavano Rosa le raccontò della telefonata e di quanto si sentisse a disagio così combinata.

“Cosa? Ti ha chiamata Norbini? Senti, adesso io e te torniamo in farmacia, ti trucco io con i tester e se ti serve una giacca, la moglie di Serfati so che ne ha lasciata una nell’armadietto”

“Ma quale, quella Chanel che puzza di gatto?”

“Il tempo di appenderla su una gruccia in cortile e torna nuova e adesso muoviamoci, che ti devo truccare”

Alle 7, stretta in quella giacca improbabile e con un trucco che la faceva somigliare a un travestito, Rosa attraversò il cortile. L’auto di Norbini era parcheggiata lì fuori. Guardò l’amica che le sorrise e si accomodò sul sedile posteriore.

cosa succederà a casa di Norbini?

  • Rosa rifiuta la sua proposta ed entra nella lista elettorale di Paolo (0%)
    0
  • Rosa accetta di candidarsi con lui (33%)
    33
  • lui la vuole invitare a cena (67%)
    67
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