ZONA DI CONTAGIO

LILLO

Il tuo tempo è prezioso, hanno spiegato, non c’è tempo di preoccuparsi, sta arrivando il messia

Franco Giusti aveva tribolato non poco per poter avere quella sfilza di permessi comunali che, sebbene negli anni 80 fossero di meno e meno restrittivi rispetto a questi strani anni 2000, anche all’epoca imponevano comunque grosse limitazioni di costruzione e ingenti tasse per ogni metro quadro. Alla fine, quando era agli sgoccioli dei suoi quarant’anni di lavoro alla fabbrica di fucili Winchester e prossimo alla pensione, aveva ottenuto tutti i permessi necessari dal nuovo tecnico comunale di Collealbano, permessi che permettevano di costruire unicamente con il legno; in quello, come in tutti i terreni, ( alcuni coltivati con olivi e vitigni, altri all’asta), situati sulla collina che si affacciava sul paese.
Quello che lui aveva ideato inizialmente come un semplice chalet montano, con un ampio prato esterno da coltivare e un grosso castagno al centro del prato, era diventato, dopo la morte di sua moglie, ( più vecchia di lui di nove anni), la sua dimora a tutti gli effetti; e le fondamenta erano di blocchetti, coperte con assi di legno per non far scoprire il tranello al comune.
Occhio non vede, cuore non duole, come si suol dire.
Sua moglie era morta di ictus alla non troppo veneranda età di sessantotto anni, le due figlie: Martina e Giorgia, erano entrambe sposate, con figli, ed entrambe sembrava avessero cominciato a preferire le città dove si erano trasferite, al paese dove erano cresciute. 
Perciò Franco era rimasto con il suo fucile (rigorosamente winchester ) e l’enorme pastore maremmano che un suo vecchio collega e caro amico pastore gli aveva regalato. Figlio di una cucciolata numerosa ed indesiderata, Lillo era scampato alla fine incerta che i fratelli avevano fatto, visto che il proprietario della cagna non sapeva come liberarsi di tutti quei cuccioli, ed aveva quindi regalato Lillo, che aveva tre settimane di vita e non era ancora svezzato, a Franco. Nonostante le prime difficoltà con il cibo estraneo a quello proveniente dalle mammelle di sua madre, e nonostante la moglie di Franco non fosse inizialmente proprio convinta della sua adozione, ben presto il cucciolo era cresciuto forte e sano, addomesticato a dovere da Franco e le sue figlie, e con un carattere buono e pacioso che gli aveva fatto guadagnare la simpatia di chiunque lo conoscesse, dei settecento abitanti  del paese.
Oltre a Lillo, che ora risaliva il colle sfrecciando fieramente tra frassini e faggi, e al suo fucile scarico, il miglior compagno di solitudine di Franco era quella solita bottiglia di vetro vuoto a perdere, riempita fino all’orlo di vino rosso d’oc, prodotto da lui stesso nel suo vitigno attorno allo chalet, e con il quale si ubriacava regolarmente ogni giorno a partire dalle due di pomeriggio. 
« Eccoti, Lì, vecchio figlio di puttana! Ma dove t’eri cacciato? »
Lillo a volte era un figlio di puttana, sì, abbaiava in continuazione di notte e se vedeva un gatto non lo rivedevi più fino a che non voleva lui, ma non era eccessivamente vecchio, nel senso, dieci anni se li portava più che bene!
Franco, già decisamente ubriaco, con in mano la bottiglia già mezza vuota dalla quale beveva a garganella, aspettò che Lillo trotterellasse allegramente fino a dove era seduto lui, per poi accarezzarlo energicamente sulla testona.
« AArgh! » Si schiarì la voce e scatarrò per terra. « Proprio un bravo cane, sei tu, proprio un bravo cane! »
Lillo accettò il complimento e si fece accarezzare senza obiezioni.
Ma la mano di Franco quella mattina era troppo energica, sulla testa di Lillo, e i suoi occhi troppo vacui. Qualcosa non andava, e quelli non erano gli occhi che Franco aveva quando era ubriaco. No no.
A Lillo non piacquero proprio quegli occhi, perciò ringhiò, e nonostante non fosse la prima volta che ringhiava, il suo padrone non parve averla presa bene.
Il vecchio lo guardò storto, poi si contorse in una smorfia indecifrabile ( dolore, paura? ) e si vomitò un fiume di succhi gastrici e sangue sulle scarpe logore comprate al mercato del mercoledì.
Lillo rizzò subito le orecchie, e indietreggiò di due – tre passi canini, visibilmente allarmato.
Franco si alzò in piedi, con il vomito sul mento e sulla camicia nera a quadri già precedentemente intrisa di vomito e vino.
« Dove pensi di andare? »
La sua voce era roca e gorgogliante, gli occhi strabuzzati fuori dalle orbite e accesi di sangue.
Lillo indietreggiò ancora, inclinando la testa incuriosito, oltre che impaurito. Franco era così strano quel pomeriggio.
Il suo padrone era sempre stato buono e affettuoso con lui, anche se quelle notti che Lillo abbaiava a non si sa chi lui si incazzava e gli lanciava addosso mele marce dalla finestra. 
Franco protese le mani verso Lillo per afferralo, e fece due passi avanti, ma cadde rovinosamente a terra, col grosso pancione da bevitore che all’impatto fece un tonfo sordo.
Rimase così, immobile, a terra, con il sangue che zampillava da bocca naso e occhi.
Lillo scappò.

Prossima vicenda

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7 Commenti

    • Ciao e grazie di essere passato e di aver apprezzato. Sì ma non preoccuparti la storia l’ho cominciata ieri, solo che ho scritto tre capitoli uno dopo l’altro per inquadrare da subito i tre protagonisti e perché non sono riuscito ad aspettare e a contenere il flusso di idee. Spero di non deluderti andando avanti! Al prossimo! 😀

  1. Aomame ha detto:

    Si sta mettendo male. Salviamo Matteo🙃🙂🙃

  2. LucA C. ha detto:

    I’m so sorry il titolo era FUGA DA CASA , non DI CASA , pardon!!!

  3. Rossella Spada ha detto:

    Anna Chiara ritorna in bagno e fugge dalla finestra.
    Racconto che rispecchia la triste realtà nella quale stiamo, purtroppo, vivendo. Aspetto il prossimo capitolo.

  4. ilGallo ha detto:

    Ho votato la multinazionale per dare un po’ di contesto contemporaneo e complottista alla storia.
    Purtroppo la scopro solo oggi che siamo al terzo capitolo. Non vedo l’ora di leggere il 4°

    • LucA C. ha detto:

      Ciao e grazie di essere passato e di aver apprezzato. Sì ma non preoccuparti la storia l’ho cominciata ieri, solo che ho scritto tre capitoli uno dopo l’altro per inquadrare da subito i tre protagonisti e perché non sono riuscito ad aspettare e a contenere il flusso di idee. Spero di non deluderti andando avanti! Al prossimo! 😀

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