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Dove eravamo rimasti?

Prossima vicenda Matteo, il bambino con il talento per la scrittura (100%)

ANNACHIARA

Già era corsa in bagno un paio di volte, e non era arrivata nemmeno a metà della lezione. La prima volta, quando aveva detto ai ragazzi di terza media della scuola ” Leonardo da Vinci ” di Collealbano: « Scusate ragazzi, mi assento solo due minuti » gli alunni non ci avevano nemmeno fatto caso; d’altronde non passava una lezione in cui Annachiara Belli non si assentasse almeno una volta per andare chissà dove. Ma Annachiara non andava in nessun posto particolare, andava semplicemente al bagno. La prima volta che percorse il lungo corridoio, dove sui muri v’erano appesi i lavori migliori degli studenti: prospettive di palazzi o edifici, attestati di merito conseguiti presso corsi regionali di scrittura creativa, o semplicemente i disegni della Disney riprodotti ad hoc da Maria, l’alunna autistica di prima media; Annachiara si era diretta in bagno, ma questa volta non con l’intento di ficcarsi due dita in gola e vomitare il nulla che aveva nello stomaco, bensì per specchiarsi, semplicemente.
Il bagno dei professori era di fianco a quello degli alunni maschi, mentre quello delle femmine era situato di fianco all’aula di seconda media. Troppe volte i più temerari, durante l’ora di musica, nella quale si recavano tutti nell’ultima sala in fondo al corridoio, insieme al Professor Polli, il grande direttore d’orchestra; entravano di soppiatto nel bagno dei professori ( quelle volte che non era chiuso a chiave, e non era quasi mai chiuso a chiave ) e giravano la piccola manovella dei termosifoni, dai quali usciva un getto d’acqua che dopo mezz’ora aveva allagato l’interno bagno. Perciò Annachiara aveva imparato a chiudersi dentro a chiave, quando non riusciva a resistere a quell’impulso costante di vomitare. La prima volta si era semplicemente specchiata, poi aveva tirato fuori un rossetto dalla borsetta, e se l’era messo. Poi, sempre specchiandosi, era scoppiata in un pianto angosciante ed aveva rimosso il rossetto con l’acqua dei lavandini e delle salviette. Era tornata quindi in classe, con gli occhi gonfi dal pianto, e aveva ripreso con difficoltà a parlare dell’ipotenusa. Ma nemmeno un quarto d’ora dopo era scappata di nuovo a ripetere la stessa operazione di prima, stavolta con l’aggiunta delle dita in gola.
Riusciva ad essere costante nel non mangiare, eppure, quando era stremata e metteva sotto i denti una mela, o una carota, o semplicemente beveva un bicchiere d’acqua, il senso di colpa era talmente tanto attanagliante ed opprimente da farla precipitare in un nero baratro tetro e senza uscita. 
Ma in quei mesi ( per la precisione cinque ) che avevano seguito la separazione da Francesco, era stata ” brava” e non aveva mai ” sgarrato” nel ” mangiare ”, tanto da essere scesa di almeno sette taglie. Spesso non mangiava cibi solidi per giorni, fumava venti Marlboro rosse al giorno e aveva anche conosciuto uno spacciatore che la riforniva di cocaina o amfetamine, che lei utilizzava per non sentire i morsi della fame allo stomaco. Poi a fine giornata si coricava, digrignando i denti, con gli occhi sbarrati verso il soffitto e aspettando un sonno che tardava sempre molto ad arrivare, e quando arrivava, l’ultima immagine che le si imprimeva nella mente era quella di suo marito nudo, sotto le coperte bianche del loro letto, insieme a quella che lei aveva sempre considerato l’amica più fidata: Rebecca. Quella scena di quel maledetto tardo pomeriggio di Dicembre di cinque mesi fa era costantemente impressa nella sua testa. Annachiara aveva urlato, aveva sbraitato, aveva preso lui a calci, pugni e morsichi, e quando invece aveva guardato lei negli occhi, Annachiara si era sentita mancare, afflosciandosi al suolo come un vecchio straccio, tra mille lacrime.
E poi erano cominciate le abbuffate e i rimorsi, con  le conseguenti vomitate. Erano cominciati i pensieri strani che faceva quando si specchiava, o quando sorprendeva se stessa a parlare da sola, mentre si recava in macchina con lo stereo spento verso scuola.
Annachiara piangeva sempre, e nei momenti più impensabili. Una volta pianse alla cresima di suo nipote Christian. Durante il ricevimento dopo la funzione religiosa, lei era stata tutto il tempo a fissare la finestra, e ad immaginare di lanciarsi nel vuoto. Avrebbe fatto il sacrificio di farsi quegli otto metri di volo e poi sbam! sarebbe tutto finito.
E pianse anche adesso, dopo che l’ennesimo vomito indotto le aveva procurato l’ennesimo, terribile bruciore di gola e stomaco.
Furono proprio i suoi singhiozzi a impedirle di sentire i piccoli passi felpati ( I genitori di Maria le compravano sempre quelle orribili ballerine ) di Maria, che rimase fuori dal bagno, con lo sguardo insanguinato puntato verso la porta. Un recesso della mente la avvertì di un rumore secondario, un boato proveniente dalla classe dei suoi alunni. Quando Annachiara aprì la porta del bagno, dopo essersi accuratamente sciacquata gli occhi e risistemata, trovo Maria ad aspettarla. La bambina aveva occhi, naso, bocca e orecchie insanguinati.

Dov'è Matteo, il timido ragazzino con il talento per la scrittura, in quel momento?

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7 Commenti

    • Ciao e grazie di essere passato e di aver apprezzato. Sì ma non preoccuparti la storia l’ho cominciata ieri, solo che ho scritto tre capitoli uno dopo l’altro per inquadrare da subito i tre protagonisti e perché non sono riuscito ad aspettare e a contenere il flusso di idee. Spero di non deluderti andando avanti! Al prossimo! 😀

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