ZONA DI CONTAGIO

Dove eravamo rimasti?

Dov'è Matteo, il timido ragazzino con il talento per la scrittura, in quel momento? E' nascosto proprio in quel bagno, assisterà a tutto. (100%)

MATTEO

ci risiamo, di nuovo
Un pensiero che tormentò Matteo appena sentì il portone di casa che si apriva, per poi schiantarsi di nuovo in un boato che come sempre permeava la casa e terrorizzava lui e sua madre.
ci risiamo, ha di nuovo bevuto
In quelle situazioni aveva imparato a fare una cosa: chiudersi in cameretta, rifugiarsi nella tenda apache che sua zia gli aveva regalato per Natale, e accendere la piccola torcia, per poi perdersi nei libri. Nella sua mente plasmava storie, le modificava, le filtrava, immaginando qualcosa che lui stesso avrebbe potuto scrivere, con qualche foglio di carta e delle matite, rannicchiato nel tepore della tenda.
Non era difficile. Aveva imparato sin dai primi anni di vita a mettere per iscritto tutto ciò che vedeva o che immaginava. Il suo primo racconto fu la storia di un piragna e di un gambero, guerrieri e amici per la pelle che vivevano nel regno di un fondale lacustre e che combattevano contro un esercito di tartarughe d’acqua. Scrisse questo piccolo racconto a soli sei anni, seduto al tavolo della cucina, con sua madre dietro di lui che con una mano poggiata su un fianco e un occhio livido leggeva il racconto sottovoce, con un sorriso amorevole sulla faccia.
Poi in quarta elementare, una mattina, durante la verifica di italiano che prevedeva un tema libero, Matteo man mano che scriveva aveva sentito che la finzione gli medicava realmente l’anima.
Quando suo padre era nervoso, lui correva subito a rifugiarsi sotto le coperte, sperando di scomparire.
Delle volte invece, ma questo succedeva qualche anno prima, quando non si era ancora formata quella corazza di insensibilità che un bambino di dieci anni non dovrebbe indossare, rimaneva seduto sul letto, con i palmi delle mani ben schiacciati contro le orecchie e le lacrime agli occhi, mentre cercava di non sentire gli urli di suo padre, il rumore di piatti rotti, di sedie scaraventate addosso al muro, e i pianti disperati di sua madre.
Spesso aspettava che finisse tutto, poi cautamente usciva dalla cameretta e si dirigeva in cucina, trovando sua madre rannicchiata in un angolo a pulirsi il sangue dalla bocca con un tovagliolo. A quel punto, suo padre era già stramazzato ubriaco sul letto, e il suo russare rassicurava Matteo sul fatto che per quella sera fosse tutto finito.
Quella mattina, quando era in quarta elementare, durante la verifica con tema libero, Matteo, che era in una classe di ventitré alunni e sedeva vicino a Francesco ( al quale suggeriva sempre durante le verifiche, per poi finire entrambi in punizione ) si era ritrovato in un limbo deserto e fuori dal mondo, dove si era sentito talmente sereno da inventare una storia che la maestra Tiziana aveva apprezzato a tal punto da inviarla a un concorso regionale di scrittura creativa che Matteo aveva vinto, grazie alla supervisione e a poche correzioni tecniche e stilistiche da parte della maestra. 
Nel tema Matteo raccontava di un bambino che a causa di una strana magia fatta dalla sua matrigna malvagia non riusciva più ad uscire dalla propria stanza. Il bambino trascorreva lì dentro tutte le giornate, senza libri né giocattoli. Nella camera non c’era nemmeno una finestra per far entrare la luce. Ma il bambino in tasca aveva un pacco di coriandoli di tutti i colori, che portava sempre con sé nella tasca della tuta. Un giorno, stanco della monotonia e della solitudine di quella cameretta, decise di attaccare tutti i coriandoli addosso ai grigi muri tristi, che così divennero variopinti e allegri; e poi di colpo sulla parete era apparsa una finestra aperta e la luce del sole che vi passava attraverso, con un’ape che gli ronzava intorno e gli parlava. Man mano che lui parlava con l’ape, questa si ingigantiva sempre di più, fino ad essere sufficientemente grossa da poter far salire Matteo su di essa e portarlo fuori dalla stanza.
Quella stanza era ovviamente una trasposizione della sua vera stanza, quella dove era rinchiuso adesso, con fuori suo padre ubriaco che tirava violenti pugni contro la porta chiusa a chiave, urlandogli di farlo entrare.
oh no, è tornato, ed ha avuto una giornataccia in cantiere
«
FAMMI ENTRARE STRONZETTO! CACCIA LE PALLE E ACCETTA LA LEZIONE SE VUOI DIVENTARE UN UOMO! »
Se avesse temporeggiato ancora poi sarebbe stato peggio, e poi quella strana corazza che si stava formando gli aveva fatto accettare passivamente il tutto.
Si diresse verso la porta per aprire a suo padre, ma sentì un grosso tonfo, come di qualcosa di duro che si abbatte su una superficie altrettanto dura e cotonata. Poi sentì un corpo cadere a terra, sul pavimento. Aspettò qualche secondo, poi aprì la porta.
Suo padre era riverso a terra in una pozza di sangue che si espandeva da sotto la testa. I capelli fradici di sangue. Sua madre era lì in piedi che piangeva lacrime rosse, con in mano il grosso posacenere di spesso vetro dal quale gocciolava del sangue. 
Il sangue era ovunque, anche negli occhi, nelle orecchie, nel naso e nella bocca dell’omertosa madre di Matteo.

COMINCIA L’INIZIO DELLA FINE.

Un virus proveniente da dove?

  • Da una razza aliena (0%)
    0
  • Dal morso di un serpente sconosciuto (0%)
    0
  • Da una multinazionale farmaceutica (100%)
    100
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7 Commenti

    • Ciao e grazie di essere passato e di aver apprezzato. Sì ma non preoccuparti la storia l’ho cominciata ieri, solo che ho scritto tre capitoli uno dopo l’altro per inquadrare da subito i tre protagonisti e perché non sono riuscito ad aspettare e a contenere il flusso di idee. Spero di non deluderti andando avanti! Al prossimo! 😀

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