ZONA DI CONTAGIO

Dove eravamo rimasti?

Sua madre lo insegue, uno strano soldato con una maschera e un'uniforme nera le spara, e poi che fa? porta in salvo Matteo (100%)

LE FIGURE NERE E LE FIGURE ROSA

Corse a grandi zampate. Scattò tra i pini, sfrecciando come un missile per poi ridiscendere il colle sul quale aveva passato tanti giorni felici insieme al suo padrone. Quindi attraversò di sbieco la stradina di cemento armato che attraversava centralmente la montagna, per un attimo apparì sulla strada e un attimo dopo vi scomparse. Era come uno di quei lepri neri, piccoli e terrorizzati che gli sfrecciavano davanti appena prima che potesse attaccarli, un secondo dopo che li aveva fiutati. Era di nuovo nel verde chiarissimo, questa volta in discesa e nel bel mezzo degli enormi prati recintati, all’interno dei quali correva liberamente ( come stava facendo adesso, ma serenamente ) quando era poco più che un cucciolo di una manciata di mesi che correva dietro un Franco ubriaco che risaliva il colle con in mano un bastone di ciliegio laccato di coppale, imprecando su dove fossero finite quella mezza dozzina scarsa di pecore macilente che aveva acquistato dal suo ex collega ad un prezzo stracciato. Ora non correva serenamente, ora tremava e sbavava. Franco era grande e grosso ed era caduto a terra con la stessa pesantezza e con lo stesso tonfo che avrebbe fatto un sacco pieno di frattaglie gettato a terra. Lo sguardo del vecchio era rimasto eternamente immobile e vitreo e i suoi occhi iniettati di sangue sembrava che ancora osservassero le montagne. Poi c’era stata un’eruzione di sangue  da orecchie naso e bocca. In pochi secondi, davanti a un Lillo che assisteva con la testa inclinata di lato come incuriosito, sul grezzo cemento esterno della casetta, sotto la testa di un Franco morto e stramorto, si era formata una pozzanghera di sangue nella quale il sangue vi zampillava dentro come una fontanella lasciata aperta. Lillo non aveva annusato quel sangue come faceva solitamente con ogni cosa, ma era scappato; e ora aiutato dai suoi sensi e dalla sua vista canina percorreva a ritroso esattamente la strada giusta che riportava dalla sommità della montagna fino giù in paese; la stessa identica strada che era solito fare seduto sul sedile posteriore della panda 4×4 bianca sgangherata, con un telo sotto per non attaccare peli ovunque.  Quel punto davanti a lui era così suggestivo, i prati da pascolo si dilungavano sfilando fino all’accorparsi di altri due colli irti e punteggiati di cespugli di more e cime di alberi, il tutto in un acquerello verde chiaro e celeste sbiadito che rappresentava il suo repertorio di colori visibili. Ai suoi occhi canini quel paesaggio sembrava  quello visto da un uomo che è stato mezzo minuto a guardare il sole ad occhi spalancati. Arrivò alla fine dei prati e davanti aveva due possibilità per riscendere: o attraversava la stradina di fango perennemente melmosa come una sabbia mobile e pestata dalle vacche del vecchio mandriano proprietario della macelleria del paese, o poteva salire attraverso la pineta al lato del prato, per poi riscendere e ritrovarsi comunque sulla stessa stradina di sassi  che avrebbe ricondotto poi a quella principale di cemento. E a quel punto avrebbe dovuto percorrere poca strada per ritrovarsi davanti alle prime case a schiera che davano sui giardini adiacenti alle scuole medie ed elementari: quel mega ammasso bianco e grigio che era uno schifo architettonico anche agli occhi di un cane.
In realtà Lillo non fece una scelta tra le due stradine, l’istinto gli disse di passare su quella melmosa perché adorava rotolarcisi dentro o anche semplicemente zampettarci dentro. Cominciò a scendere. L’ammasso grigio che si sfocava nell’azzurro scolorito, bianco e verde chiarissimo che erano la montagna davanti a lui e il cielo, era il cimitero. Proseguì. Un eco lungo e rimbombante arrivò alle sue formidabili orecchie di cane. « Lillo! »
Lillo si voltò verso il richiamo. Era Mauro. Mauro il mandriano, che in un prato non molto distante ammassava del fieno con un forcone. Lillo proseguì. La strada da sassosa divenne asfaltata e lo riportò davanti alla fila di case che gli apparivano più o meno tutte grigio sbiadito. Altri echi arrivarono alle sue orecchie, stavolta delle esplosioni e delle urla, il tutto così caotico che Lillo non ci pensò due volte a rifugiarsi sotto una delle panchine dei giardinetti intorno alle scuole. All’esterno dell’orripilante ammasso grigio delle figure nere correvano incontro ad altre figure non nere ma rosa chiaro e dopo un’esplosione lancinante che gli perforava i timpani e gli faceva sobbalzare il cuore, le figure rosa chiaro cadevano come bottiglie vuote. Poi le figure nere entravano nell’ammasso grigio e da dentro Lillo poteva sentire altre esplosioni accentuate dall’eco dell’interno, e gridi che si perdevano tutto intorno. Poi quelle superfici abbaglianti che stavano sull’ammasso grigio esplodevano anch’esse, frantumandosi, e molte figure rosa più basse ed esili di quelle viste all’esterno, volavano nel vuoto schiantandosi nel piazzale. C’era una strana figura rosa in bilico fuori da una di quelle lastre infrante, e si reggeva per non cadere…

Chi è la '' figura rosa '' vista da Lillo il cane?

  • Tutte e due le cose, tanto decido comunque io. (0%)
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  • Una delle insegnanti, avanti col massacro nella scuola (0%)
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  • Annachiara belli, avanti col capitolo su di lei (0%)
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7 Commenti

    • Ciao e grazie di essere passato e di aver apprezzato. Sì ma non preoccuparti la storia l’ho cominciata ieri, solo che ho scritto tre capitoli uno dopo l’altro per inquadrare da subito i tre protagonisti e perché non sono riuscito ad aspettare e a contenere il flusso di idee. Spero di non deluderti andando avanti! Al prossimo! 😀

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