ZONA DI CONTAGIO

Dove eravamo rimasti?

Chi è la '' figura rosa '' vista da Lillo il cane? Annachiara belli, avanti col capitolo su di lei (100%)

LA SCELTA DI ANNACHIARA

Ci fu un attimo in cui Annachiara Belli ebbe il concreto impulso di gettarsi dalla finestra. Sarebbero bastati pochi passi, considerando che la finestra alla sua destra era a poco più di un metro da lei. Non sarebbe stato difficile, avrebbe dovuto solamente aprirla e tuffarsi nel piazzale esterno, dove si sarebbe sfracellata sull’asfalto. Magari nel volo di sei metri avrebbe dato un’ultima fugace occhiata agli affreschi sui muri che circondavano il piazzale: scene di vita semplice e senza pretese, disegnate a cera dall’esuberante professore di educazione artistica, che raffigurò la costruzione dell’immenso convento delle ” Suore adoratrici del sangue di Cristo ”, nella vicina cittadina di Fonte. Le suore che fondarono il convento erano originarie di Collealbano.
Lo scatto nelle sue gambe comunque c’era stato. La decisione di gettarsi dalla finestra, per sfuggire alla follia in cui la sua mente era piombata, era stata già presa. Ma qualcosa la bloccò nelle gambe e lei non poté terminare la sua vita come avrebbe voluto. Che fosse perché non era del tutto sicura di aver dato nella sua vita tutto ciò che era stata in grado di dare, e quindi di non aver più niente da dare, da dare a se stessa, se non un meritato riposo eterno da tutta quella sofferenza? O era perché un’infinitesimale parte di lei, in qualche sperduta galassia della sua mente, le stava perentoriamente consigliando di scappare, perché lei non doveva morire, quantomeno non in quel modo e in quel momento, poiché quello che stava vedendo era invece dannatamente reale, sebbene lei pensasse che fosse tutta una follia della sua mente esaurita?
La decisione fu presa presto, quando l’altro collega, quello che in due anni le aveva fatto interminabili, patetiche avances, le si fiondò addosso come un pitbull rabbioso, con densi fili di sangue che dagli angoli della bocca colavano sul mento, e gli occhi iniettati di sangue, completamente rossi, che sembravano sul punto di uscire fuori dalle orbite. Quasi contemporaneamente, anche i bambini attaccarono, sembravano un macabro plotone d’esecuzione venuto direttamente dall’inferno. 
« No! » Fu l’unica cosa che riuscì a dire. Si schiacciò le mani davanti agli occhi e si incurvò su se stessa, con i gomiti poggiati sulle ginocchia, certa che di lì a poco sarebbe stata fatta a pezzi. 
Sì, perché come Annachiara aveva notato, quell’idiota del suo collega Cornelli, e anche i bambini, avevano dei denti un po’ troppo lunghi, oltre ad uno sguardo terribilmente famelico, tra le tante cose.
Una successione di rumori simili a repentini schiocchi di dita riecheggiarono in tutta la scuola, frammenti che si sparsero sui muri, penetrando in profondità nell’intonaco e nel cemento, e frantumando i vetri delle finestre. Un getto obliquo di sangue schizzò sulla finestra alla sua destra, creando un’iperbole rossa sul vetro, sembrò come se qualcuno vi avesse lanciato sopra un barattolo di vernice aperto, ma non era vernice, era sangue, e i muri erano crivellati di fori di proiettile.
Ci fu il caos.
Annachiara, che fino a quel momento aveva tenuto gli occhi chiusi, li aprì, rivolti verso il pavimento. Uno dei bambini di seconda, il bravo e diligente Christian Peruzzi, giaceva a terra con un grosso foro nel cranio, da cui il sangue che ne usciva si stava espandendo velocemente su tutti i capelli biondi, facendogli prendere le sembianze di un macabro parrucchino bicolore rosso e giallo. Gli occhi del bambino erano sbarrati, completamente rossi e colmi di sangue che straripava dalle palpebre, rigando le guance e gocciolando poi sul pavimento.
ˮ E’ vero, questo sta succedendo davvero, io non sono pazza. ˮ
Quegli occhi, quel sangue, il dolore atroce alla coscia, dove Maria le aveva staccato un pezzo di carne. La sua gonna verde era in effetti intrisa di sangue, la ferita pulsava e bruciava, come se si stesse infettando.  Annachiara rabbrividì all’idea di una possibile infezione, gocce di sudore freddo e lievi brividi di febbre le percorsero la schiena.
Spostò lo sguardo alla sua sinistra, il suo collega Cornelli era seduto con le spalle al muro. Dove una volta c’era il suo occhio sinistro ora c’era un foro fumante. Con l’altro occhio ancora la guardava. I rumori che aveva sentito poco prima tornarono proprio lì, nel corridoio, davanti a lei. Erano spari di mitra. Annachiara guardò davanti a sé , dove stava il plotone d’esecuzione composto da bambini delle medie apparentemente infetti da chissà quale morbo. Dietro di loro, uomini in tute nere e maschere antigas, che cominciarono ad aprire il fuoco sui bambini. Ad uno ad uno – nel caos più totale degli echi degli spari e degli insoliti versi che i bambini fecero mentre attaccavano in gruppo i soldati – i loro crani esplosero come zucche mature. 
ˮ Devo andarmene, una di quelle pallottole è riservata a me.   ˮ
Fu a quel punto che Annachiara fece dietro front e e si chiuse in bagno. La chiave come sempre non c’era. Annachiara rimase appoggiata di spalle sulla porta, poi un proiettile la attraversò.. 

Un proiettile attraversa la porta e...

  • come sopra, ma oltre al proiettile riceve anche un altro morso da Maria, che non è morta e si è rialzata (0%)
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  • come sopra, ma non viene ferita (0%)
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  • perfora la schiena di Annachiara, la donna ferita esce fuori dalla finestra, aggrappandosi al discendente del canale di scolo (0%)
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7 Commenti

    • Ciao e grazie di essere passato e di aver apprezzato. Sì ma non preoccuparti la storia l’ho cominciata ieri, solo che ho scritto tre capitoli uno dopo l’altro per inquadrare da subito i tre protagonisti e perché non sono riuscito ad aspettare e a contenere il flusso di idee. Spero di non deluderti andando avanti! Al prossimo! 😀

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