ZONA DI CONTAGIO

Dove eravamo rimasti?

Matteo cosa? Matteo riesce a fuggire (100%)

FUGA

 Annachiara Belli rimase di spalle contro la porta del bagno. Singhiozzando, con il cuore che le martellava talmente forte nel petto da poterne sentire le pulsazioni nelle tempie, udì versi tremendi, disumani, che provenivano dal corridoio e dal cortile esterno. Erano versi animaleschi, erano rantoli, ringhi, tremendi latrati provenienti da corde vocali umane. Ebbe pochi istanti per rendersi conto che quei bambini erano affetti un qualche strano morbo, erano malati… L’orda si avvicinava sempre più, di lì a poco avrebbero sfondato la porta e l’avrebbero mangiata viva. Poteva sentire i loro tremendi urli. Lì sentiva dietro di sé, a separarla da loro c’era solo quella porta.
Altri spari. Il crepitio di un mitra la fece sobbalzare. Quei rumori secchi e insistenti finivano con un crack o con uno splash, seguiti dal rumore di qualcosa che si accasciava a terra. Quei strani soldati in divisa nera e con la maschera antigas stavano crivellando di pallottole i bambini infetti. Annachiara sudava, la sua camicetta era zuppa e appiccicata sul petto e sulla schiena. Continuò a piagnucolare, i denti stretti e la bocca piegata in una smorfia di terrore. Pensò tra sé e sé: ˮ E’ finita.ˮ
ˮ Ma perché mi dispero tanto, non era quello che volevo? ˮ
Poi successe tutto così in fretta, che in seguito non lo avrebbe nemmeno ricordato. Sentì un rumore alla sua destra, un rumore di stracci trascinati sul pavimento. Si voltò. La piccola Maria stava lì a fissarla attraverso due fessure iniettate di sangue. 
ˮ Si è rialzata? ˮ Annachiara notò il sangue e la materia cerebrale spiaccicati sul lavabo, poi guardò Maria. Una cascata di sangue nerastro dalla testa le colava in diagonale giù per il volto, facendola assomigliare a un grottesco mostro di qualche film di serie b. 
ˮ Le ho sfondato la testa contro il lavabo. L’ho sentita, l’ho sentita infrangersi, farsi in mille pezzi contro la ceramicaˮ 
In quegli istanti esasperati e confusi, sentì il ronzio velocissimo di un proiettile che perforava la porta.
L’espressione di Maria era vuota, assente, morta. Lunghi e densi rigagnoli di sangue scorrevano lentamente dagli angoli della sua una volta graziosa bocca. I rumori degli spari, le urla dei bambini e le direttive che i soldati andavano urlandosi l’uno con l’altro… « Non lasciate superstiti! Non lasciate superstiti! Tu! Presto, vai di là! »… il mondo intorno a lei era diventato tutta un’accozzaglia ovattata di suoni imprecisati, via via sempre più lontani, come se qualcuno le stesse strappando via le sue percezioni. Il proprio mondo stava venendo risucchiato da un buco nero cosmico senza pietà. Quel buco nero che lei aveva desiderato in cinque mesi di tetra depressione e anoressia: la morte.
Con la mano si tastò il fianco destro. Sentiva uno strano pizzicore in quel punto. La camicetta era fradicia. Annachiara si guardò il palmo della mano, era madido di sangue. Si guardò addosso: una macchia rossa andava espandendosi come un lago in piena. Intanto Maria si avvicinava. Zoppicava, la sua testa era brutalmente inclinata da un lato.
Annachiara ritornò alla realtà. 
ˮ Mi hanno colpita. ˮ
Un’ondata di sgomento e panico le eruttò dallo stomaco fin dentro la bocca. Ebbe uno scatto così improvviso e così istintivo, così animalesco, che in seguito ritornando con la mente a quel momento avrebbe pensato a sé stessa come ad una antilope, o magari una zebra che lotta con tutte le energie che ha in corpo per fuggire da un branco di leoni affamati. Si staccò dalla porta, lasciandovi sopra una copiosa macchia di sangue colante. Nel momento in cui scattò, una raffica di proiettili crepò la porta in più punti. Un soldato la finì di disintegrare con un violento calcio. Ora era dentro.
Annachiara corse verso la finestra. Tra lei e l’uscita c’era solo Maria.
Ma non le importò. Non le importava più di niente adesso, se non forse di una sola cosa, la cosa che aveva disprezzato e odiato fino a quel giorno: la vita.
« Ferma! » La voce dell’uomo rimbombò in tutto il bagno. Era una voce densa, cavernosa, soffocata dalla maschera antigas. Partirono una serie di spari. Il passaggio tra il lavabo e le cabine con i water era largo poco più di un metro, ma lei, grazie a una dieta a base di mele verdi, carote, marlboro rosse e pasticche di Adderal reperite illegalmente, riuscì a sgattaiolare tra la bambina e i water, ma un proiettile le perforò la spalla.
Urlò e cadde rovinosamente a terra con le mani protese per proteggersi il volto. Una fitta lampante di dolore dalla spalla si estese a tutto il busto. Con la coda dell’occhio vide il foro di proiettile e il sangue che ne usciva fuori. I passi del soldato erano sempre più vicini. Un’altra terribile ondata di dolore le incendiò tutto il polpaccio. Si voltò di scattò, piangendo, singhiozzando, e implorando pietà. Maria le stava staccando un pezzo di carne dal polpaccio.

Come riesce a cavarsela?

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7 Commenti

    • Ciao e grazie di essere passato e di aver apprezzato. Sì ma non preoccuparti la storia l’ho cominciata ieri, solo che ho scritto tre capitoli uno dopo l’altro per inquadrare da subito i tre protagonisti e perché non sono riuscito ad aspettare e a contenere il flusso di idee. Spero di non deluderti andando avanti! Al prossimo! 😀

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