La danzatrice

Dove eravamo rimasti?

Chi sta arrivando? Non chiedere nulla, scappa e basta. (50%)

Nascondiamoci

Mano nella mano iniziarono a correre, spaventati entrambi, senza una metà precisa.
Tutto intorno a loro, le urla facevano da cornice, come lontani echi.
Si fermarono solo un attimo, vedevano le persone spaventate quanto loro, sembrava di guardare un vecchio film rovinato dal tempo.

“ Aiuto “ urlava una donna in preda al panico.

Un uomo vestito elegante, se ne stava fermo immobile, nel suo completo color marrone, probabilmente era in preda allo shock, guardava fisso davanti a lui, senza pero vedere nulla.

“ Mamma! “
Si girarono verso quel urlo infantile. Un bambino di forse 5/6 anni, piangeva cercando in mezzo alla folla quella madre dispersa. Venne preso da un uomo con la giacca di pelle, sparirono nel vicolo.

Incessanti gli spari dietro alle loro spalle, continui, senza una regola precisa, sembravano lasciati cadere a caso, come un sacco di biglie che si rompe.

Fu lei questa volta a tirare il braccio di lui, “ Andiamo “ lo supplico, lui la guardo, sembrava catatonico, “ dove? “ chiese rassegnato.

“ Non lo so” ripose con cruda onesta lei, si era finalmente resa conto, di quanto drammatica fosse la situazione; tiro a sé quel braccio fermo a peso morto.

Lui guardo nella direzione opposta, lo risveglio uno strano forte rumore metallico, seguito da un odore forte, acro e pungente.
Strinse la sua mano, non voleva perderla.
Non voleva rimanere da solo.
Iniziarono a correre, cercando di evitare qualsiasi cosa, pali della luce, cartelli pubblicitari, persone.
Lui la trascino verso destra, imboccarono un vicolo, mentre quel odore nauseabondo si insinuava dentro le loro narici.
Lei si giro un attimo, giusto il tempo per vedere un onda di fumo farsi strada sulla strada principale, entrando in quel vicolo, come il tentacolo di una medusa.

Se ne accorse anche lui, qualsiasi cosa fosse qual fumo, dovevano evitarlo.
Si fermo guardando attorno a lui, quel vicolo di mattoni arancio sporco, cercando un riparo.
Lo trovo lei, quasi quattro metri più avanti.

“ La dentro” grido a lei

“ Credi sia una nube tossica?” Chiese lui preoccupato.

“ No, ma non voglio rischiare i polmoni per questo.” ripose “ Non hai letto Stephen King?”

“ Ho cazzo” fu la sola cosa che rispose lui, iniziando a correre verso una cabina del telefono.
In realtà, era si una cabina del telefono, ma di quelle da esposizione. Sicuramente qualche negozio, oppure discoteca, si era stufato e la aveva portata in quel vicolo, accanto al immondizia.

Fece entrare prima lei, da bravo gentiluomo, chiuse velocemente la porta, non era integra, « meglio cosi » penso tra sé e sé,
« almeno non sarà facile da aprire ».

Vennero raggiunti dalla nuvola di fumo, inghiotti lentamente, lenta come l’alta marea non gli lasciava scampo, mentre l’eco degli spari soffocava le urla delle persone.

Lei guardava fuori, cercando una spiegazione, anche piccola, che desse senso a tutto ciò, perché la realtà faceva paura anche solo pensata.

“ Credi siano loro?” sussurro a voce bassa.

Lui rimase in silenzio, poteva rispondere in mille modi, poteva rassicurarla, poteva spaventarla, poteva dirgli semplicemente che non lo sapeva.

“ Si “ ripose senza rendersene conto.

Vennero colpiti da qualcosa, lei si spavento, finendo con travolgere lui.

La afferro d’istinto, per non farla cadere, “ la mia famiglia…” disse lei iniziando a tremare.

“ Ora no, non puoi uscire, se solo davvero loro, rischi di ….” non continuo la frase, la prospettiva non era fattibile nemmeno se pensata.

“ Siamo stati superficiali, credevamo fosse solo il delirio di un buffone…” non prosegui la frase, sospiro soltanto, ingoiando le parole. Si rese conto in quel momento che non lo conosceva. Lui però la aveva seguita, era scappato, sicuramente non era « dei loro ».

Rimasero in silenzio, nessuno dei due parlo, attesero che la visibilità renda la strada più attraversabile.

Ma lei era cosi bella, guardava quelle curve morbide sul suo petto, sposto lo sguardo su quel bellissimo fondoschiena, immagino di far scivolare le mani sotto i suoi vestiti, di accarezzare dolcemente la sua pelle, e sua felicita fisica che cresceva lentamente.

Ma era davvero quello il momento, infondo non conosceva nemmeno il suo nome?

Ma era davvero quello il momento, infondo non conosceva nemmeno il suo nome?

  • Non, è ancora in momento, uscite, scappate ancora. (100%)
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  • Provaci, lei ti piace. (0%)
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17 Commenti

  1. Grazie di avermi seguito fino a qua.
    Questa e la mia prima volta. Mi sono divertito.
    Mi sono dimenticato del limite di 500 parole, e il finale purtroppo sono stato costretto a tagliarlo. Continuerò volentieri questa avventura su Incipit. Ora che ho capito come funziona, spero di fare meglio nella mia prossima storia.
    La versione integrale e senza censura, la pubblicherò al più presto sul mio Blog.

  2. Devo ammettere che questo capitolo mi ha lasciato un po’ perplesso. L’imprevisto esterno c’è (anche se non ho ben capito che sta succedendo), però non viene raccontata la conoscenza tra i due, se non con un accenno fugace, e visto che avevi ancora molto spazio avresti potuto approfondire questo aspetto. In ogni caso continuo a essere interessato alla storia, voto per la versione di entrambi!

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