Libri di Sangue

Limbo

Mentre salgo lentamente le scale del palazzo, le luci blu e rosse dei lampeggianti accompagnano i miei passi lenti, un pallido senso di sicurezza si protrae nella hall del palazzo, gli occhi curiosi dei vicini si assottigliano dietro le porte appena aperte, posso percepire le centinaia di bisbiglii che accompagnano il mio incedere.

Attraverso una finestra posso vedere la luna che si staglia nel cielo blumbeo della notte, piegando appena il capo percepisco come una nota lattea sembra quasi scivolare dal corpo bianco, pallido, come quello di un morto. Al di fuori del palazzo una bolgia infernale fatta di curiosi e giornalisti si sta accalcando nei cordoni della polizia, come anime dannate che allungano i loro artigli verso quella lugubre imbarcazione guidata da Caronte, che oggi ha scelto di fare tappa all’interno 12.

Un senso di colpa mi assale lo stomaco al secondo piano, facendomi mancare il passo e lasciandomi per qualche istante in ginocchio a terra. Forse sarà un caso che una statua di Madonna, posta a guardia degli appartamenti, mi osserva sofferente, il cuore trafitto da mille spade per la perdita del figlio. Da qualche parte in questa città, una donna vive la stessa passione. 

Rialzandomi e riprendendo la mia salita verso questa Torre di Babele, i rumori soffocati del traffico filtrano attraverso un vetro rotto di una finestra, un blues stonato accompagna i miei movimenti meccanici mentre fiumi di alcool sfociano nei corpi e nelle strade, anime devote unicamente al lusso. Varco la porta, la luce mi assale le retine, rendendo il mondo una danza di colori. Non è semplice muoversi in questo disordine post mortem, nulla è al suo posto eppure tutto sembra parte di uno schema più grande, di una lucida follia, non così diversa da quella che ogni notte popola le vie scure di questa città. La vittima è nel bagno, il medico legale scuote sconsolato la testa. I suoi capelli bianchi fanno da contrasto col rosso marmoreo del sangue sul soffitto, lasciando nella vasca una figura di donna più simile ad un burattino scomposto, vittima della follia artistica di un maniaco.   

L’intestino le fuoriesce dal ventre, una massa rossa purpurea che galleggiava su un sottile strato d’acqua, donandole un vestito di carne sgraziato e orripilante, ma anche terribilmente affascinante. I capelli biondi bagnati dall’acqua la rendono simile ad una sirena, attrazione sensuale e mortale al contempo. Un brivido freddo mi prende, come un coltello passato sulla gola. Non sento più il blues di prima, ora nella mia testa vi sono solo innumerevoli voci che si inseguono in ogni piega del mio cervello, facendomi chiedere ancora una volta perchè non prenda le mie medicine. 

 Vicino al bordo della vasca ci sono alcune siringhe, gli aghi accuminati terminano in un miscuglio di eroina e sangue, una sfumatura purpurea che accomuna fin troppe anime di questo luogo, un marchio indelebile della felicità venduta a basso costo e alla portata di tutti.  Muovendomi nella stanza da letto, le immagini della guerra tornarono a balzarmi di fronte agli occhi. Cosa significa uccidere una persona all’arma bianca? Queste cose non te le insegnavano all’addestramento. 

Mentre osservavo il corpo senza vita della seconda donna, di fronte a me rividi quel soldato tedesco che avevo ucciso. Il cranio era sfondato sopra l’occhio destro, e questo pendeva vicino al labbro, distorto in un sorriso divertito. La mano destra era poggiata al ventre, nel vano tentativo di reggersi gli intestini bruciati dal fuoco delle artiglierie, la gamba destra ridotta ad un moncherino nero, ormai esausto. Lo guardai nel volto, mentre il suono della mia pala da trincea che ne faceva scempio della vita risuonava nelle mie orecchie, lento, ritmato… il blues di prima era tornato.

Neppure alla seconda ragazza era andata meglio. La testa era girata in modo innaturale, le ossa della colonna vertebrale avevano lesionato la pelle del collo, scavando le membra per guadagnare la luce, assieme ad un groviglio inerme di vene e nervi. Erano due attricette, due delle tante ragazze provenienti dalle campagne abbagliate dalle luci della città. Nel loro cuore campeggiava la scritta Hollywood in tutto il suo triste splendore.

Come piccole falene, erano state attratte da una luce divina, come Icaro si erano innalzate fino a sfiorarla, ma poi si erano bruciate lentamente, consumate e abbandonate morte, in uno squallido appartamento da 40 dollari al mese. I miei colleghi discutevano fra loro, anche se ai loro occhi queste due donne non erano più esseri umani, ma un semplice cartellino numerato da affidare a qualche fascicolo. Come i loro corpi, pure il loro caso sarebbe rimasto a marcire nelle profondità di un archivio senza nome, vittime del tempo. 

Accesi una sigaretta, pensando a quante ancora dovevano morire. A quante ne erano morte. La città, sotto di me, pulsava di vita, mentre i colori sgargianti dei locali notturni creavano di fronte a me un pagliaccio triste e vendicativo.

Devo prendere le mie medicine.

Una giacca maschile colse la mia attenzione. Era larga, come se chi la portasse si vergognasse della sua stazza. Dentro dei fiammiferi

  • I fiammiferi erano di un hotel di terza categoria in periferia. Mi diressi lì. (86%)
    86
  • Me ne tornai in centrale, dovevo pensare. (0%)
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  • Il laboratorio mi chiamò il giorno dopo. Avevano qualcosa per me. (14%)
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54 Commenti

  • Ciao!!!
    Non sono una vera amante dell’Horror, ma qui sto cercando di leggere un po’ di tutto!
    Mi piace molto come scrivi, le tue descrizioni sono molto sceniche e vivide anche troppo!
    Non puntualizzerò su alcuni punti perché ho visto che già altri ti hanno dato gli stessi suggerimenti, dunque sta solo attento e rileggiti bene!!!
    Ho votato per il bar, questo tizio mi sembra molto dark e dopo aver fatto quello che ha fatto, più la crisi che gli è venuta credo proprio abbia bisogno di bere un goccetto.

  • Un altro bel capitolo! Oltre a quello che ti hanno già fatto notare, ti segnalo solo i tempi verbali nella frase “solo il giorno dopo saprò che la troia tossica morirà nel tragitto.”, che riformulerei con “solo il giorno dopo avrei saputo che la troia tossica sarebbe morta nel tragitto”.
    Per quanto riguarda la violenza a me piace, contribuisce a dare realismo e impatto al racconto; tuttavia anch’io ho notato che tendi un po’ ad abusarne, e se si esagera si rischia di avere un effetto controproducente, indipendentemente dal fatto che piaccia o meno. Farò un paragone stupido, ma per me la violenza è un po’ come un condimento: si può non usare per niente, a piccole dosi o si può abbondarne, a seconda dei gusti, però se si esagera e se non viene ben bilanciata con gli altri ingredienti, si rischia di rovinare il piatto.
    Detto questo, voto per il giro in macchina, il protagonista non mi sembra tipo da scartoffie, specialmente dopo una scena del genere, e il bar, anche se fa molto noir, mi sembra fin troppo classico.

  • Ciao, Oca Loca,
    il tuo protagonista sta prendendo forma, somiglia un po’ al Max Payne dei videogiochi. E questo racconto, a quanto intuisco, è un po’ strutturato come un videogame: ogni capitolo è un livello, lo si deduce anche dalle opzioni che fornisci (almeno questo è quel che percepisco io). Bene.
    Ho capito che il racconto è improntato sulla violenza, sulle immagini truci e sanguinolente, non fraintendermi: il genere mi piace, solo attento a non esagerare, altrimenti sarà solo una carrellata di pareti incrostate di sangue e materia cerebrale e pavimenti popolati da blatte sanguinarie. Ti faccio tre cose che non mi sono piaciute:
    …”l’altra estremità al termosifone della stanza” secondo me “la stanza” potevi evitarlo, è chiaro che si trovi lì, altrimenti avresti dovuto descrivere il trasporto del corpo da un’altra parte.

    “Infatti il merda”… trovo questa espressione molto colloquiale e molto italiana, non credo che Alex Brown la userebbe 😉

    “lentamente scivai” questo è sia un refuso che un errore, forse volevi scrivere scivolai al passato, ma la storia è narrata al presente, anche se a tratti si svolge al passato (il che non ho capito se è voluto e se sì non ne ho compreso il motivo).

    Le mie sono riflessioni, possono lasciare il tempo che trovano, te le faccio notare perché mi sono saltate all’occhio leggendo tu, come sempre, fanne quello che vuoi 🙂

    Io voto per il bar e aspetto il seguito.
    Alla prossima!

    • Ciao!

      Grazie mille per i consigli che mi hai dato, effettivamente ho commesso alcuni errori xD

      Detto questo, per quanto riguarda la violenza ci sarebbe un discorso lungo da fare che, se hai piacere, si può discutere in privato considerato quanto se ne può discutere xD

      In ogni caso ti ringrazio vivamente, ogni consiglio è utilissimo per me ^^

    • Carissimo ho letto le tue riflessioni sul racconto e devo dire non le trovo proprio obiettive.

      Partendo dal concetto di Videogioco, mi pare insensato: in questo sito ogni racconto è un videogame ed a meno che tu intenda che si descrive un punto di vista in cui ci si figura la scena esattamente come all’interno di uno sparatutto, direi che non è opportuna questa considerazione. Ma ponendo per ipotesi che intenda proprio questo, sarebbe semplicemente uno stile di narrazione in prima persona che verte sulla psicologia del personaggio, nonché sulla sua sete di sangue.

      Ora qua si va a gusti ma non si può negare che ci siano anche qua diversi modi di raccontare un horror e che ci siano diverse sottocategorie dell’horror. Di conseguenza, la tua più che critica mi pare più un discutere un gusto ed i gusti non si dovrebbero discutere. Se un racconto non mi piace, semplicemente vado oltre.

      Relativamente alle tue critiche, seppur fondate per certi versi, per altri mi paiono degli “accanimenti” del tuo modello di Horror.

      La critica, poi, è utile, certamente ma basta che vada fatta con criterio. Per quanto mi riguarda Oca Loca è un bravissimo sceneggiatore che fa traspirare molto la mentalità del personaggio nonché la descrizione del momento del delitto, sia con un concetto di giustizia unicamente accettabile dal personaggio

      Ti saluto.

      • Suggerimento: Racconta cosa ti è piaciuto di questo capitolo e cosa meno, spiegando le tue motivazioni. Questo aiuterà l’autore a migliorare nello scrivere i prossimi episodi.

        Questo è il suggerimento dato dagli sviluppatori del sito. Ritengo di aver espresso un parere e ritengo anche che Oca Loca sia un bravissimo autore, come dici tu, per tanto mi risulta poco chiara questa tua difesa del suo operato che, tra le altre cose, ho anche elogiato.

        Detto questo: ti saluto anch’io e ti auguro un’ottima serata.

        p.s. sono una donna, il nick dovrebbe chiarirlo.

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