Libri di Sangue

Dove eravamo rimasti?

Una giacca maschile colse la mia attenzione. Era larga, come se chi la portasse si vergognasse della sua stazza. Dentro dei fiammiferi I fiammiferi erano di un hotel di terza categoria in periferia. Mi diressi lì. (86%)

Lussuria

Adoro gli hotel di periferia.

Sono tutti uguali, accomunati da vecchie facciate in mattoni decadenti come le vernici che li adornano.
Quattro anni nella sezione incendi dolosi si rivelano sempre utili in questi casi.

Il posto aveva sette piani.

Piano terra reception, dietro al bancone una donna di mezza età che fuma sigarette fini col bocchino in avorio, sfogliando vecchi fotoromanzi sbiaditi dal tempo e con la speranza che il principe azzurro del cazzo corra in loro soccorso e le porti via dalla loro vita a basso costo.

I primi due piani solitamente sono popolati da negri sottopagati e insoddisfatti, che passavano le loro misere vite nel vano tentativo di dimenticare per qualche ora la loro povertà e la miseria a cui erano costretti.

Il quinto e il sesto piano solitamente sono testimoni di tradimenti con prostitute da dieci dollari l’ora, bagno in camera compreso; piccoli borghesi complessati da una famiglia fallimentare come i loro sogni di successo e gloria che sfogano le loro frustrazioni con donne che potrebbero essere le loro figlie.
Se li chiamano papà di solito ci aggiungono sempre cinque dollari.

L’ultimo piano è sempre vuoto, ripieno di polvere e con gli scarafaggi che danzano fra le coperte mai usate, amoreggiando con le termiti e gli acari, muti testimoni del decadimento del tempo.

Il terzo e il quarto piano sono quelli che mi interessano.

La giacca che avevo trovato nella stanza era troppo fine per appartenere ad un operaio ma troppo poco appariscente per uomini strozzati dai debiti ma dall’apparenza vincente.
Il mio uomo era lì.

Mi diressi verso le scale antincendio del palazzo, un’orgia di tetano accolse i miei passi mentre salivo. Arrivai al terzo piano.

Bingo.

Cazzo, adoro vincere con questa facilità.
Dalla finestra socchiusa di una camera vidi un uomo di fronte al televisore.

Era schifosamente grasso, una peluria scura e setolosa ne adornavano la pelle. Una canottiera bianca gli copriva il torso, un paio di mutande a coprirne le vergognose forme.

Il respiro era pesante, ansiogeno, intervallato dal crocchiare di ali di pollo fritte che venivano masticate da una piccola bocca storta.

Non si era accorto di me, la sua attenzione era tutta dedicata ad una qualche televendita e dal suo incessante mangiare.

Mi ricordó quel bastardo di Ansel.
Ansel era un bambino che veniva a scuola con me, una massa di lardo e merda che soffriva d’asma e l’unica cosa che sapeva fare era mangiare, ansimare e correre da Mr White ogni volta che qualcuno di noi faceva qualche cazzata.
Odiavo Ansel.

Quel suo viso grasso e deforme, il suo maledetto asma che lo rendeva inadatto a qualsiasi sforzo fisico.

Mi tornò alla mente quella volta che gli spaccai la testa. Cristo, quanto mi piace quel ricordo.
La piccola testa di cazzo mi aveva visto mentre sbirciavo dalla staccionata la sorella di Greg cambiarsi.

Come sempre il suo spirito da piccola Guida grasso l’aveva tradito, tanto che si era messo ad urlare come il porco sgozzato qual’era.
Ricordo perfettamente quando lo colpì alla tempia con un pugno e lui cadde a terra, urlando, il sangue dal naso e un taglio sulla testa, il mio piede che lo colpiva alla tempia, schiacciandolo come lo scarafaggio che era.

Il sudicio maiale da allora iniziò a balbettare, rendendolo ancora più inutile di quanto non lo fosse mai stato.

Mi tolsi le scarpe.
Entrai dalla finestra, la moquette sporca e lurida attutì il mio peso entrando nella stanza.
Il porco continuava ad ansimare e a grugnire mentre mangiava, gli occhi suini che guardavano la televisione.
Non si rese neppure conto che svettavo su di lui come un dio iracondo che osserva sotto di lui una bolgia umana di bastardi ingrati.

Il mio pugno lo colpì alle spalle, all’altezza della nuca, nel punto in cui le pieghe di adipe generavano quasi una seconda faccia.
Cadde a terra di peso, un misto di denti e cartilagini nasali si sparsero sulla moquette confondendosi con i resti del pollo, il sangue entrando in contatto con la salsa barbecue creò una poltiglia confusa e vomitevole.

Stavo giusto per girare il verro schifoso per guardarlo in faccia quando una figura di donna, urlante, mi si avventó contro.

I lunghi capelli neri sporchi, la bava alla bocca, le iridi ridotte ad uno spillo. Nel braccio destro campeggiava un laccio emostatico e una siringa ancora appesa alle sue esili vene scoppiate dall’eroina.
Tentò di colpirmi, ma la droga aveva compromesso completamente la sua volontà e i suoi sensi.
Le afferrai il polso destro con la mano, mentre il mio gomito si abbatteva sul suo braccio.
Percepii chiaramente la rottura dell’omero, piccoli frammenti di osso e cartilagine implosero nella sua carne fuoriuscendo in un conatto di sangue mista a siero. La sue urla di dolore e paura cessarono all’istante nel momento in cui il dorso della mia mano si abbatterono sul suo volto.

Osservai la scena attorno a me.
Sorrisi soddisfatto.
Chiamai la centrale e chiesi rinforzi.

In realtà più che aiuti quello in cui speravo era di un pubblico che potesse assistere al mio operato.

Avevo del tempo prima che arrivassero i ragazzi. Mi accesi una sigaretta, indeciso sul da farsi.

  • Avevo l'intera stanza a mia disposizione. Iniziai a perquisirla. (22%)
    22
  • La stronza era dispersa in un lago di sangue e vomito bianco. Dovevo controllarla. (11%)
    11
  • Controllai il bastardo grasso. L'avrei fatto parlare. (67%)
    67
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54 Commenti

  • Ciao!!!
    Non sono una vera amante dell’Horror, ma qui sto cercando di leggere un po’ di tutto!
    Mi piace molto come scrivi, le tue descrizioni sono molto sceniche e vivide anche troppo!
    Non puntualizzerò su alcuni punti perché ho visto che già altri ti hanno dato gli stessi suggerimenti, dunque sta solo attento e rileggiti bene!!!
    Ho votato per il bar, questo tizio mi sembra molto dark e dopo aver fatto quello che ha fatto, più la crisi che gli è venuta credo proprio abbia bisogno di bere un goccetto.

  • Un altro bel capitolo! Oltre a quello che ti hanno già fatto notare, ti segnalo solo i tempi verbali nella frase “solo il giorno dopo saprò che la troia tossica morirà nel tragitto.”, che riformulerei con “solo il giorno dopo avrei saputo che la troia tossica sarebbe morta nel tragitto”.
    Per quanto riguarda la violenza a me piace, contribuisce a dare realismo e impatto al racconto; tuttavia anch’io ho notato che tendi un po’ ad abusarne, e se si esagera si rischia di avere un effetto controproducente, indipendentemente dal fatto che piaccia o meno. Farò un paragone stupido, ma per me la violenza è un po’ come un condimento: si può non usare per niente, a piccole dosi o si può abbondarne, a seconda dei gusti, però se si esagera e se non viene ben bilanciata con gli altri ingredienti, si rischia di rovinare il piatto.
    Detto questo, voto per il giro in macchina, il protagonista non mi sembra tipo da scartoffie, specialmente dopo una scena del genere, e il bar, anche se fa molto noir, mi sembra fin troppo classico.

  • Ciao, Oca Loca,
    il tuo protagonista sta prendendo forma, somiglia un po’ al Max Payne dei videogiochi. E questo racconto, a quanto intuisco, è un po’ strutturato come un videogame: ogni capitolo è un livello, lo si deduce anche dalle opzioni che fornisci (almeno questo è quel che percepisco io). Bene.
    Ho capito che il racconto è improntato sulla violenza, sulle immagini truci e sanguinolente, non fraintendermi: il genere mi piace, solo attento a non esagerare, altrimenti sarà solo una carrellata di pareti incrostate di sangue e materia cerebrale e pavimenti popolati da blatte sanguinarie. Ti faccio tre cose che non mi sono piaciute:
    …”l’altra estremità al termosifone della stanza” secondo me “la stanza” potevi evitarlo, è chiaro che si trovi lì, altrimenti avresti dovuto descrivere il trasporto del corpo da un’altra parte.

    “Infatti il merda”… trovo questa espressione molto colloquiale e molto italiana, non credo che Alex Brown la userebbe 😉

    “lentamente scivai” questo è sia un refuso che un errore, forse volevi scrivere scivolai al passato, ma la storia è narrata al presente, anche se a tratti si svolge al passato (il che non ho capito se è voluto e se sì non ne ho compreso il motivo).

    Le mie sono riflessioni, possono lasciare il tempo che trovano, te le faccio notare perché mi sono saltate all’occhio leggendo tu, come sempre, fanne quello che vuoi 🙂

    Io voto per il bar e aspetto il seguito.
    Alla prossima!

    • Ciao!

      Grazie mille per i consigli che mi hai dato, effettivamente ho commesso alcuni errori xD

      Detto questo, per quanto riguarda la violenza ci sarebbe un discorso lungo da fare che, se hai piacere, si può discutere in privato considerato quanto se ne può discutere xD

      In ogni caso ti ringrazio vivamente, ogni consiglio è utilissimo per me ^^

    • Carissimo ho letto le tue riflessioni sul racconto e devo dire non le trovo proprio obiettive.

      Partendo dal concetto di Videogioco, mi pare insensato: in questo sito ogni racconto è un videogame ed a meno che tu intenda che si descrive un punto di vista in cui ci si figura la scena esattamente come all’interno di uno sparatutto, direi che non è opportuna questa considerazione. Ma ponendo per ipotesi che intenda proprio questo, sarebbe semplicemente uno stile di narrazione in prima persona che verte sulla psicologia del personaggio, nonché sulla sua sete di sangue.

      Ora qua si va a gusti ma non si può negare che ci siano anche qua diversi modi di raccontare un horror e che ci siano diverse sottocategorie dell’horror. Di conseguenza, la tua più che critica mi pare più un discutere un gusto ed i gusti non si dovrebbero discutere. Se un racconto non mi piace, semplicemente vado oltre.

      Relativamente alle tue critiche, seppur fondate per certi versi, per altri mi paiono degli “accanimenti” del tuo modello di Horror.

      La critica, poi, è utile, certamente ma basta che vada fatta con criterio. Per quanto mi riguarda Oca Loca è un bravissimo sceneggiatore che fa traspirare molto la mentalità del personaggio nonché la descrizione del momento del delitto, sia con un concetto di giustizia unicamente accettabile dal personaggio

      Ti saluto.

      • Suggerimento: Racconta cosa ti è piaciuto di questo capitolo e cosa meno, spiegando le tue motivazioni. Questo aiuterà l’autore a migliorare nello scrivere i prossimi episodi.

        Questo è il suggerimento dato dagli sviluppatori del sito. Ritengo di aver espresso un parere e ritengo anche che Oca Loca sia un bravissimo autore, come dici tu, per tanto mi risulta poco chiara questa tua difesa del suo operato che, tra le altre cose, ho anche elogiato.

        Detto questo: ti saluto anch’io e ti auguro un’ottima serata.

        p.s. sono una donna, il nick dovrebbe chiarirlo.

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