Libri di Sangue

Dove eravamo rimasti?

Avevo del tempo prima che arrivassero i ragazzi. Mi accesi una sigaretta, indeciso sul da farsi. Controllai il bastardo grasso. L'avrei fatto parlare. (67%)

Gola

Odio non poter fare le cose con calma.

Avevo sbagliato a chiamare subito la centrale, la mia solita deformazione professionale mi aveva portato a commettere un errore da idiota.
Potevo già percepire il suono delle sirene che si approcciavano all’hotel, avevo poco tempo.

Lanciai un’occhiata alla stanza, stringendo i denti furibondo.
Un flebile respiro però catturò la mia attenzione, il bastardo ciccione probabilmente si stava riprendendo.

Merda. Ma cos’è, avevo vinto alla lotteria?

Mi precipitai verso quel ammasso di merda e pelo, gli strinsi una manetta attorno al polso destro e l’altra estremità al termosifone della stanza.
Lo osservai in faccia.

Le labbra erano rotte in più punti, piccoli rivoli di sangue scuro scendevano lungo il collo e macchiavano la canotta bianca che portava, l’arco dentale frontale era assente in più punti, i frammenti dei denti mostravano la polpa interna, un misto di sangue e nervi esposti all’aria.

Il naso era completamente schiacciato sul volto, il setto era rotto nella zona mediana, l’osso esposto.
Respirava a fatica, il diaframma collassato sotto quella massa grassa.

Provai a dargli un paio di sberle, senza risultato.

Mi precipitai nella cucina, trovai il primo bicchiere disponibile e lo riempii d’acqua.

Il ciccione si svegliò di soprassalto quando gliela versai direttamente sul naso, tentò di annaspare nell’aria ma le manette gli impedirono qualsiasi movimento, oltre al fatto che la canna della mia pistola era puntata sulla sua fronte.

So già cosa pensate, che solo un coglione ritardato usa la sua pistola d’ordinanza per svolgere un interrogatorio diciamo…rapido.

Infatti il merda si ritrovò davanti la mia Smith &Wesson modello 10, calcio in madreperla zigrinato, così da non tenere le impronte digitali e canna cromata, da 51 millimetri, corta. Dentro al tamburo sei colpi .38 special a piombo tenue, di quello che quando entra è grande come un bottone e quando ti esce sembra che ti abbia abbattuto un toro.

È stato il mio amico Thomas a darmi questo consiglio, girare sempre con un’arma per i lavori sporchi. Povero Thomas, mi ricordo quando è morto.
Venne investito durante una rapina, mentre cercava di fermare l’auto in fuga. Lo travolsero, passandoli sopra con le ruote anteriori. Aveva il cranio completamente fracassato, era rimasta solo la mandibola attaccata al collo, il resto del cranio era sparso in otto metri quadrati, il cervello spalmato per circa quindici metri di selciato.
Me lo ricordo Thomas. Forse perché adesso è al mio fianco, il sangue gli cola lungo il collo, le mani rotte in più punti con i tendini dei polsi che emergono dalla pelle mariscente.
Il ciccione sta parlando, parla, parla e parla…ma io non lo sento.

Un lieve fischio sta soffiando sui miei timpani, e tutto mi pare così lontano così…inutile.
Il mondo sta cambiando prospettiva, lentamente scivai in un quadro di Picasso e tutto attorno a me assunse una strana angolazione, i miei punti focali si moltiplicarono all’infinito.

Il mio sguardo va verso il ciccione, la bocca deforme mi ricorda un vecchio disegno dell’inferno di Dante in cui Satana divora le anime dei dannati.
Per quanto mi concentri non capisco ciò che mi dice, le parole non hanno più senso, la testa mi pulsa di un dolore isterico, sembra quasi che un gatto mi si sia infilato nel cervello e si stia facendo le unghie sui miei neuroni.
Biascico parole che non conosco, forse urlo, lui urla di più.
Continua incessantemente a ripetere un nome, continua, continua….

È buio. 

E fa freddo.

Riapro gli occhi, il mondo sembra essere tornato alla sua normale prospettiva.
Mi volto verso il ciccione, ha un buco vicino all’occhio destro, all’altezza del sopracciglio.
La regione occipitale del cranio è totalmente assente, una voragine scura in cui pezzi di materia celebrale si mischiano al sangue, che lentamente sta colando sulla parete alle sue spalle.
Uno scarafaggio sta lasciando le sue impronte su quel mare rosso, facendo slalom tra gruppi di neuroni scuri e frammenti dosso.
Dal piano di sotto una serie di passi si stanno avvicinando, un lieve bagliore rosso e blu filtra dalla finestra aperta.
Ho poco tempo.

Con un movimento meccanico tolgo le manette dal polso dell’uomo, ributtandole in tasca, il mio revolver viene lanciato con un calcio in direzione della donna.
Tutto deve sembrare un incidente, una sfortunata casualità in cui io non ho avuto nessun coinvolgimento.

La porta della stanza viene aperta con vigore, due revolver vengono puntati nella stanza.

Gli agenti mi ritrovano seduto sul divano che fumo, mentre scuoto la testa sconsolato.
Nel rapporto scriveranno che ero arrivato tardi per impedire l’omicidio e che da bravo detective avevo aspettato rinforzi.

Me ne andai dopo venti minuti, il coroner che ispezionava il cadavere e i paramedici che trasportavano la donna in ospedale, solo il giorno dopo saprò che la troia tossica morirà nel tragitto.

Ma a me non importa nulla, sono solo pedine che si sono ritrovate a combattere contro un alfiere ben più preparato di loro.

Alex Brown.

Questo nome mi rimbombava nella testa come un urlo strozzato da un nodo scorsoio.

  • Il bar mi richiamava, la mia gola pulsava peggio della mia testa. (57%)
    57
  • Mi precipitai in ufficio, avevo degli schedari da controllare. (0%)
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  • Avevo bisogno di pensare, iniziai a guidare fino a fuori città. (43%)
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54 Commenti

  • Ciao!!!
    Non sono una vera amante dell’Horror, ma qui sto cercando di leggere un po’ di tutto!
    Mi piace molto come scrivi, le tue descrizioni sono molto sceniche e vivide anche troppo!
    Non puntualizzerò su alcuni punti perché ho visto che già altri ti hanno dato gli stessi suggerimenti, dunque sta solo attento e rileggiti bene!!!
    Ho votato per il bar, questo tizio mi sembra molto dark e dopo aver fatto quello che ha fatto, più la crisi che gli è venuta credo proprio abbia bisogno di bere un goccetto.

  • Un altro bel capitolo! Oltre a quello che ti hanno già fatto notare, ti segnalo solo i tempi verbali nella frase “solo il giorno dopo saprò che la troia tossica morirà nel tragitto.”, che riformulerei con “solo il giorno dopo avrei saputo che la troia tossica sarebbe morta nel tragitto”.
    Per quanto riguarda la violenza a me piace, contribuisce a dare realismo e impatto al racconto; tuttavia anch’io ho notato che tendi un po’ ad abusarne, e se si esagera si rischia di avere un effetto controproducente, indipendentemente dal fatto che piaccia o meno. Farò un paragone stupido, ma per me la violenza è un po’ come un condimento: si può non usare per niente, a piccole dosi o si può abbondarne, a seconda dei gusti, però se si esagera e se non viene ben bilanciata con gli altri ingredienti, si rischia di rovinare il piatto.
    Detto questo, voto per il giro in macchina, il protagonista non mi sembra tipo da scartoffie, specialmente dopo una scena del genere, e il bar, anche se fa molto noir, mi sembra fin troppo classico.

  • Ciao, Oca Loca,
    il tuo protagonista sta prendendo forma, somiglia un po’ al Max Payne dei videogiochi. E questo racconto, a quanto intuisco, è un po’ strutturato come un videogame: ogni capitolo è un livello, lo si deduce anche dalle opzioni che fornisci (almeno questo è quel che percepisco io). Bene.
    Ho capito che il racconto è improntato sulla violenza, sulle immagini truci e sanguinolente, non fraintendermi: il genere mi piace, solo attento a non esagerare, altrimenti sarà solo una carrellata di pareti incrostate di sangue e materia cerebrale e pavimenti popolati da blatte sanguinarie. Ti faccio tre cose che non mi sono piaciute:
    …”l’altra estremità al termosifone della stanza” secondo me “la stanza” potevi evitarlo, è chiaro che si trovi lì, altrimenti avresti dovuto descrivere il trasporto del corpo da un’altra parte.

    “Infatti il merda”… trovo questa espressione molto colloquiale e molto italiana, non credo che Alex Brown la userebbe 😉

    “lentamente scivai” questo è sia un refuso che un errore, forse volevi scrivere scivolai al passato, ma la storia è narrata al presente, anche se a tratti si svolge al passato (il che non ho capito se è voluto e se sì non ne ho compreso il motivo).

    Le mie sono riflessioni, possono lasciare il tempo che trovano, te le faccio notare perché mi sono saltate all’occhio leggendo tu, come sempre, fanne quello che vuoi 🙂

    Io voto per il bar e aspetto il seguito.
    Alla prossima!

    • Ciao!

      Grazie mille per i consigli che mi hai dato, effettivamente ho commesso alcuni errori xD

      Detto questo, per quanto riguarda la violenza ci sarebbe un discorso lungo da fare che, se hai piacere, si può discutere in privato considerato quanto se ne può discutere xD

      In ogni caso ti ringrazio vivamente, ogni consiglio è utilissimo per me ^^

    • Carissimo ho letto le tue riflessioni sul racconto e devo dire non le trovo proprio obiettive.

      Partendo dal concetto di Videogioco, mi pare insensato: in questo sito ogni racconto è un videogame ed a meno che tu intenda che si descrive un punto di vista in cui ci si figura la scena esattamente come all’interno di uno sparatutto, direi che non è opportuna questa considerazione. Ma ponendo per ipotesi che intenda proprio questo, sarebbe semplicemente uno stile di narrazione in prima persona che verte sulla psicologia del personaggio, nonché sulla sua sete di sangue.

      Ora qua si va a gusti ma non si può negare che ci siano anche qua diversi modi di raccontare un horror e che ci siano diverse sottocategorie dell’horror. Di conseguenza, la tua più che critica mi pare più un discutere un gusto ed i gusti non si dovrebbero discutere. Se un racconto non mi piace, semplicemente vado oltre.

      Relativamente alle tue critiche, seppur fondate per certi versi, per altri mi paiono degli “accanimenti” del tuo modello di Horror.

      La critica, poi, è utile, certamente ma basta che vada fatta con criterio. Per quanto mi riguarda Oca Loca è un bravissimo sceneggiatore che fa traspirare molto la mentalità del personaggio nonché la descrizione del momento del delitto, sia con un concetto di giustizia unicamente accettabile dal personaggio

      Ti saluto.

      • Suggerimento: Racconta cosa ti è piaciuto di questo capitolo e cosa meno, spiegando le tue motivazioni. Questo aiuterà l’autore a migliorare nello scrivere i prossimi episodi.

        Questo è il suggerimento dato dagli sviluppatori del sito. Ritengo di aver espresso un parere e ritengo anche che Oca Loca sia un bravissimo autore, come dici tu, per tanto mi risulta poco chiara questa tua difesa del suo operato che, tra le altre cose, ho anche elogiato.

        Detto questo: ti saluto anch’io e ti auguro un’ottima serata.

        p.s. sono una donna, il nick dovrebbe chiarirlo.

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