Non ho emozioni ma devo odiare

Dove eravamo rimasti?

Che cosa accade subito dopo? Lucy elabora un piano per inscenare un finto suicidio di Dylan (100%)

Volare

Ian è di fronte a me e ha un’espressione stranamente sconvolta sul suo volto. “Stranamente” perché Ian solitamente è privo di emozioni. Penso che non si aspettasse che io fossi in grado di uccidere Dylan al posto suo. Ormai però era troppo tardi per rimuginare. Dobbiamo uscirne puliti. L’unico modo è inscenare un suicidio e l’unico modo per farlo consiste nel gettare il cadavere di Dylan giù dal balcone. 

Non possiamo però trascinare il corpo fino a lì, non solo perché sporcheremmo tutto il pavimento di sangue ma se ci si intromettesse la polizia scientifica scoprirebbe il nostro piano. Dobbiamo prendere il corpo e tirarlo su. Io lo prenderei per i piedi e Ian sotto le braccia. Il problema però è che lui pesa decisamente più di noi due. Né io né Ian siamo forti abbastanza. 

Una mia amica orientale però mi disse che quando abbiamo bisogno di qualcosa veramente diventiamo molto più forti di quanto lo siamo normalmente. Lo prendo per i piedi e lui appunto lo tira su afferrandolo sotto le braccia. Ci avviciniamo al balcone con grande fatica. Dobbiamo sollevarlo ancora un po’ per buttarlo giù. Ce la facciamo e io scopro che la mia amica aveva ragione. 

Lo vedo cadere nel vuoto e mi sembra che il tempo rallenti. Mi verrebbe voglia di cantare quella vecchia canzone italiana “Volare oh oh”. Il corpo si sfracella e il sangue schizza copiosamente da tutte le parti. Prendo immediatamente la metà della bottiglia che ho usato per fracassarla in testa a Dylan e la getto giù dal balcone in modo che i coinquilini possano pensare domani che si è suicidato buttandosi giù con la bottiglia in mano.

Prendo anche i cocci che sono rimasti per terra e getto anche questi giù dal balcone. Penso che nessuno dubiterà del fatto che Dylan si sia suicidato. Dico a Ian di andarsi a lavare molto bene le mani io aspetterò e quando lui avrà finito andrò a farmi il bagno nella vasca. 

Oramai siamo entrambi pronti per andare a dormire, domani mattina dovremo svegliarci fingendo di non sapere dove si trovi Dylan. 

La mattina seguente.

Appena svegliata mi vado a lavare il viso e ne approfitto per lavarmi di nuovo le mani. Ancora in pigiama vado a preparare la colazione. Caffè per Brandon e Luke, tè verde per me e un bicchiere d’acqua per Ian. I ragazzi non si sono ancora svegliati. Ne approfitto per spazzare meglio per terra. 

Il primo a svegliarsi è Luke che fa colazione ancora in pigiama. Il secondo ad alzarsi è Brandon e Ian arriva in cucina solo mezz’ora dopo. Ci chiediamo tutti assieme perché Dylan non si è ancora svegliato. Io mi offro per andare ad alzarlo. Arrivo in camera sua e cerco di pensare alla reazione giusta da avere per simulare il mio sconcerto nel vedere che Dylan non è presente nel suo letto. 

Se mi trovassi all’interno di un film urlerei in modo isterico magari allargando la mia bocca fino a slogarmi la mascella. Ma nella realtà chi reagirebbe così? Fingo di cadere in uno stato catatonico e chiamo i ragazzi con voce tremante. Non arriva nessuno perché ho parlato con voce troppo bassa. Fa tutto parte della mia messa in scena. Alzo ancora un po’ il tono di voce e finalmente mi sentono e arrivano tutti di fretta. 

Ian arriva per ultimo e anche lui recita molto bene la sua parte. Non avevo fatto i conti però con l’intelligenza di Luke che si chiede perché io fossi così sconvolta, in fondo Dylan potrebbe essere uscito di prima mattina senza dire nulla a nessuno. Le regole del lockdown ci imponevano di uscire al massimo ogni tre giorni ed erano passati proprio tre giorni dall’ultima uscita di uno di noi. Io fingo di calmarmi ma nel frattempo progetto un nuovo piano. Chiedo ai ragazzi che cosa ne pensino dell’idea di pranzare sul balcone. 

Brandon e Luke sono entusiasti mentre Ian mantiene il suo viso impermeabile a ogni emozione. La mattinata trascorre tranquilla con i due ragazzi che giocano con la consolle, io che messaggio con il mio ragazzo e Ian che mi pone i suoi interrogativi sull’esistenza. È ora di pranzo e Brandon viene in cucina confessandomi che adesso anche lui teme che sia accaduto qualcosa di brutto al suo amico. 

Gli chiedo di darmi una mano ad apparecchiare il tavolo che si trova sul balcone. Lui accetta e dopo che io ho messo la tovaglia porta piatti e bicchieri. È quasi ora di pranzo e io vado a buttare la pasta mentre Brandon preferisce rimanere sul balcone a guardare il paesaggio.

Ad un certo punto grida in modo assordante. Brandon aveva probabilmente visto dall’alto il corpo di Dylan. Esco sul balcone con un’emozione mista tra gioia e senso di colpa. Quando arrivo sul balcone però scopro che Brandon aveva urlato solamente per via di uno scarafaggio che gli si era posato addosso.

Come si evolve la storia?

  • Lucy tenta di uccidere Ian per metterlo a tacere (0%)
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  • Lucy spinge Luke dal balcone per ucciderlo (0%)
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  • Lucy si accorge che il corpo di Dylan non c'è più (100%)
    100
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3 Commenti

  1. Oca Loca ha detto:

    Come sempre ottimo capitolo, dio mio, adoro questa follia omicida rinchiusa in quattro mura, mi piace mi piace mi piace, continua così!!

  2. Oca Loca ha detto:

    Adoro le storie di omicidi, soprattutto l’ambiente della storia mi emoziona tantissimo. Una casa, tutto costretti a vivere all’interno senza possibilità di fuga.

    Lo adoro di già, seguo!

  3. Aomame ha detto:

    Quanti Ian ci saranno in questo periodo? Spero pochi e giochino di fantasia.
    Intanto mi piacerebbe assistere a questa partita a scacchi.

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