PICCOLO VIANDANTE

Dove eravamo rimasti?

Quella statua di argilla condurrà l'uomo sulla spiaggia Ma il figlio non c'è più sulla spiaggia (57%)

L’UOMO IN RIVA AL MARE

La statuetta si illuminò di una luce celeste. Una luce talmente forte da rischiarare la penombra della foresta.
Una strana voce, cupa, gutturale, uscì dalla statua.
« Dove vuoi andare? »
« Da mio figlio » rispose immediatamente l’uomo. « Portami da mio figlio. »
« E sia » concluse la voce, disperdendosi poi in una miriade di echi.
La luce aumentò d’intensità, divenendo letteralmente abbagliante. L’uomo si coprì gli occhi con il braccio e si girò dall’altra parte. Tutta la foresta divenne dapprima bianca, poi celeste, poi blu, poi venne risucchiata in un vortice.

L’uomo aprì gli occhi.
Si ritrovò in una stanza bianca e spoglia, seduto su una sedia. Davanti a lui c’era un tavolo, anch’esso bianco, con un computer portatile, delle penne buttate sparse un po’ ovunque, dei fogli, dei taccuini e uno strano marchingegno che gli ricordò una console di videogiochi. Dall’apparecchio sbucavano una miriade di fili con un ago sull’estremità esterna.
« Eccomi. Mi scusi per l’attesa, signor Corradi. »
L’uomo si girò di scatto. Un vecchietto curvo e raggrinzito si stava avvicinando al tavolo. Indossava un camice bianco largo e lungo, che gli arrivava alle caviglie e si gonfiava come un lenzuolo ad ogni passo del vecchio. Quel tizio era pelle e ossa, constatò l’uomo. Era incredibilmente brutto, aveva la faccia scavata, il naso curvo e arcigno, delle lunghe ciocche di capelli bianchi e finissimi attaccati dietro la nuca gli ricadevano sulle spalle. Aveva un colorito scuro, malato, tendente al grigio.
Si sedette sulla sedia e si incurvò davanti all’uomo, incrociando le mani, come i dottori sono soliti fare quando si accingono a dire qualcosa.
« Bene, siamo pronti, Signor Corradi » disse.
«  E lei chi è? » domandò l’uomo, « e dove mi trovo? »
Il vecchio scrutò l’uomo con i suoi occhietti infossati, la sua faccia era incartapecorita da un’infinità di profonde rughe. Non sembrò molto sorpreso da quella domanda.
« Uno degli effetti collaterali del processo è una perdita parziale della memoria a breve termine » disse poi, raddrizzando la schiena e poggiandola sullo schienale della sedia. « E’ perfettamente normale. »
L’uomo si sentì spaesato.
« La prego, osservi quel quadro appeso sulla parete alla sua destra » riprese il vecchio.
L’uomo si voltò. L’intera parete era spoglia e bianca, probabilmente appena ritinta, e c’era quell’unico quadro appeso, nel centro. Era una fotografia in bianco e nero che raffigurava lui, sdraiato su un letto di ospedale, in quella stessa stanza completamente bianca nella quale si trovava ora. Di fianco a lui c’era un altro letto, con sopra un bambino. Dormivano entrambi. Le loro teste erano collegate con dei fili infilati nel cranio mediante degli aghi sulle estremità, e collegati a un apparecchio nero identico a quello che stava sul tavolo del vecchio dottore. L’uomo si voltò di scatto verso di lui.
« Ora ricordo! Ma io non dovrei essere qui. Io devo andare da Michele! » si agitò l’uomo.
« Sì, lo so, Signor Andrea » il vecchio rimase impassibile. « Lei è qui solo per riacquistare qualche piccolo ricordo…lei ha fatto molti errori nella sua vita, signore, ed è qui per rimediare » la voce del dottore era roca come lo stridio della catena arrugginita di una motosega. 
« Ma lei chi è? E come ci siamo conosciuti? » gli domandò Andrea. 
Il dottore si incurvò di nuovo sul tavolo. « Dopo l’incidente ti ho trovato lì, in piedi sul bordo degli scogli di Santa Circea, intenzionato a farti un bel tuffo di trenta metri per non tornare più. »
« E l’ho fatto? »
« No, altrimenti non saresti qui. »
« Ma lei chi è? »
La stessa luce di prima abbagliò l’intera stanza, che cominciò poi a vorticare. Andrea chiuse gli occhi, accecato dalla luce e terrorizzato.

Quando li riaprì, era su una spiaggia.
Ricordò immediatamente che spiaggia fosse. La sabbia nera, bollente, il mare limpido e trasparente. Era Ladispoli, dove ogni estate andava in vacanza con Sofia e Michele, solo che ora non c’era nessuno, a parte un uomo in riva al mare, con lo sguardo perso, rivolto verso l’orizzonte. Andrea si diresse verso di lui.
« Mi scusi, ha per caso visto un bambino di sei anni, capelli castani? » 
L’uomo si voltò lentamente. Era un nero alto e grosso, l’espressione affabile e pacifica, nonostante gli occhi angosciosi.
« Sissignore » rispose. La sua voce era profonda e baritonale. Indicò alla sua destra. « E’ andato per di là, Signore. » 
La spiaggia, priva di persone, di ombrelloni, di chioschi e bar, sembrava un arido deserto.
« Con chi era? Stava bene? » chiese Andrea all’uomo.
« Era da solo, Signore. Non ha voluto dirmi dove andava, ha detto che non si parla con gli sconosciuti. Bravo ragazzo, davvero un bravo ragazzo. » Il tizio ritornò con lo sguardo all’orizzonte. I suoi occhi si persero, divennero spiritati, vuoti. « Può aiutarmi a trovarlo? » insistette Andrea.
L’uomo continuò a fissare il mare. « Sto aspettando mia moglie. Potrebbe tornare da un momento all’altro, e se poi non mi trovasse?» fece una pausa, « mi dispiace, Signore, mi dispiace proprio tanto…» 

Michele è andato davvero in quella direzione?

  • Sì, lo troverà, ma il bambino è in pericolo (67%)
    67
  • No, è una trappola di quel tizio (0%)
    0
  • Sì, ma per ora il padre non lo troverà (33%)
    33
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20 Commenti

  1. Le scene narrate sono chiare e ben descritte, anche se ancora non ho capito bene che cosa stia succedendo, ma suppongo si scoprirà in seguito. Mi piace molto anche l’ambientazione realistica, specialmente quella del mare, che contrasta molto bene con le scene propriamente fantasy. Voto per il bambino che non si trova!

  2. Devo dire che questo non sembra proprio l’incipit di un racconto fantasy, se non forse nel finale, ma per me questa è una cosa positiva visto che apprezzo chi affronta i generi in maniera non convenzionale. Poi è interessante, ben scritto e pieno di immagini vivide e chiare, come per esempio quella dei soccorritori, per cui non posso fare altro che seguirti. Voto per il figlio che non c’è più!

  3. Quindi il bambino è figlio del tizio che cammina sul sentiero, eh? Questo primo capitolo mi pare intrigante, soprattutto perché genera tanti interrogativi nel lettore. Io dico che l’uomo arriva sulla spiaggia, ma non trova il bambino.

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