PICCOLO VIANDANTE

Dove eravamo rimasti?

Michele è andato davvero in quella direzione? Sì, ma per ora il padre non lo troverà (50%)

I DUE STRANI FRATELLI

Andrea Corradi avrebbe voluto aggiungere qualcos’altro, ma quel nero grande e grosso era diventato come assente. I suoi occhi avevano perso ogni traccia di vitalità, non vi era più nessuna presenza in essi. Quell’uomo era un guscio vuoto, l’esoscheletro vuoto e polveroso di un essere morto già da tempo.
Quantomeno gli aveva indicato la presunta direzione in cui Michele si era diretto.
« Maledizione » imprecò Andrea a denti stretti, poi avvertì un tuffo al cuore, e contemporaneamente la speranza che avrebbe ritrovato suo figlio. Era una speranza tenue, era la fiamma incerta di una candela, stuzzicata da una leggera folata di vento. Riusciva a sentirla, sì, quella debole fiamma; riusciva ad avvertirla dentro di sé; non solo nel suo cuore, ma in ogni atomo del suo corpo. La speranza di ritrovare Michele era ancora viva. Tenue, ma viva.
Si era diretto lì proprio per ritrovare Michele. Quello strano dottore aveva collegato il suo cervello a quello del figlio in coma, ( ancora stentava a crederci; aveva riflettuto più e più volte sull’assurdità di tutta quella storia: il dottore che lo aveva ritrovato su di un burrone e gli aveva impedito di uccidersi; quel macchinario improbabile e assolutamente incredibile ), e gli aveva permesso di entrare con la mente all’interno di quella del figlio, per ritrovarlo, per riportarlo indietro, per farlo uscire dal coma. Ma se fosse stato troppo tardi? Se Michele fosse sprofondato in un coma perenne, o addirittura fosse morto? A quel punto sarebbe stato impossibile ritrovarlo in quel mondo surreale. 
E se non potessi più tornare indietro? Aveva pensato anche a questo.
E se in realtà fossi morto? Probabile, però lo studio medico del dottore era stato reale, così come lo era stata la sensazione fredda e pungente degli aghi del macchinario infilati nelle sue tempie.
Quando si sogna, sensazioni così vivide sono frequenti, ma Andrea era sicuro, sicurissimo, di non essere saltato giù da quello strapiombo. Non c’era stato nessun salto, nessun impatto sugli scogli. Non ne aveva il minimo ricordo, perciò supponeva che non fosse mai successo.
Corse lungo la costa.
Più avanti, sulla destra, vi era un piccolo chiosco col tetto ridipinto da poco con un’orrenda vernice blu scuro. Il chiosco era lontano da lui un centinaio di metri, ma quell’orrendo tetto blu aveva catturato l’attenzione di Andrea da prima che cominciasse a parlare con il nero grande e grosso.
Corse, ad ogni passo i suoi piedi sprofondavano nella sabbia bollente, rendendo la corsa faticosa e procurandogli istantaneamente un forte dolore ai polpacci, e il fiatone. 
Andrea continuò a correre.
Arrivò davanti al chiosco. Era più che altro una casetta rudimentale fatta di assi di legno inchiodate alla meglio, dipinte di bianco. Frontalmente, nell’unica apertura della grezza costruzione, c’era un bancone in legno tirato a lucido, che stonava con il resto della costruzione, troppo grezza perfino per gli standard delle spiagge di Ladispoli.
« Michele… Michele… avete visto un bambino di sei anni passare per di qua? Ha i capelli castani, gli occh…»
« Venga con noi! » rispose secco, uno dei due ragazzi all’interno del chiosco. Erano due gocce d’acqua, sicuramente gemelli. Appena Andrea si era affacciato al chiosco, li aveva trovati a litigare, a prendersi a spintoni e a male parole. 
« Dove? » domandò Andrea, incredulo.
I fratelli uscirono dal chiosco, uno dei due lo prese sottobraccio e camminarono energicamente lungo la costa.
« Voi sapete dov’è Michele?… E lasciami! » Andrea si liberò bruscamente dalla presa del ragazzo. Avevano entrambi una lunga frangetta che copriva loro un occhio. Erano alti e possenti, il petto largo, le braccia spesse e nerborute. Indossavano dei costumi a calzoncino e canotte larghe che lasciavano intravedere i muscoli guizzanti e fibrosi del petto e delle spalle. Erano i classici fighetti da spiaggia, le loro braccia erano completamente ricoperte di tatuaggi di mostri e teschi.
« Sì, lo ha preso lui, lo ha ingannato…» 
« Aspetta! Come lo ha preso lui! Lui chi? Che vuol dire ingannato?! » Andrea andò nel panico più totale. Cominciò a sudare copiosamente sul viso e su tutto il corpo, il cuore sembrava volesse schizzargli fuori dal petto.
« Stai tranquillo, Andrea » rispose l’altro fratello, quello leggermente più snello. « Ora c’è l’elefante a proteggerlo, ma non abbiamo tanta autonomia! »
« Elefante? Autonomia? Spiegatemi cosa sta succedendo, vi prego! »
« Seguici, Andrea, corri, vieni con noi! » disse il più grosso dei due.
I due fratelli cominciarono a correre. Nonostante la sabbia, e nonostante la loro mole, si muovevano con disinvolta velocità. Andrea riuscì comunque a stargli dietro.
Delle sagome in lontananza andavano delineandosi man mano che i tre avanzavano. Andrea con il cuore il gola sperò che fosse Michele, e dopo qualche metro vide suo figlio.
Insieme a lui c’era un uomo emaciato in impermeabile nero, il volto coperto da una maschera nera; e un elefante.
Sì, in fondo alla spiaggia c’era un grosso elefante blu.

Cosa succederà?

  • La spiaggia comincerà a tremare, dopodiché Andrea si sveglierà nel bosco dove si trovava prima (0%)
    0
  • L'uomo, Michele e l'elefante scompariranno alla vista di Andrea e i due fratelli (33%)
    33
  • I due fratelli ingaggeranno un combattimento con l'uomo in impermeabile nero (67%)
    67
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33 Commenti

  1. Il nero.
    Sky, ho letto affascinata il tuo fantasy. Non saprei davvero in che categoria collocarlo perché non ho mai letto nulla di simile. È una storia fiabesca che non è una fiaba perché troppo reale, che non è un racconto normale perché è fantasy.
    Aspetto il prossimo capitolo e se vorrai aspetto te nella mia storia.
    A presto!

    • Ciao, Trix, so sempre io, quello dell’altra storia, quella de Federico il mutante di tor bella 🤣 Su questa piattaforma ho diversi profili, poiché purtroppo non si possono pubblicare più storie in contemporanea con un solo profilo, e io invento storie di continuo, e quando mi vengono in mente devo scriverle.
      Sì, non ho assolutamente saputo dare una categoria esatta a questo racconto, e non so dargliela tutt’ora.
      Ma l’importante è che piaccia, che appassioni, che poi è lo scopo principale di ogni storia. Lo scopo di una storia, in sé per sé, è scavare nel sentimento, di qualsiasi genere esso possa essere.
      Sì, leggerò il tuo racconto e ti dirò cosa ne penso.

      • Ah ecco! Ho letto quella e questa storia una dopo l’altra e, in effetti, notavo qualche somiglianza nello stile. Ora mi è tutto chiaro!
        Sì, il genere non è assolutamente importante, però credo che tu con questa storia ne abbia inventato uno nuovo 😛

        A presto!

  2. Più che un racconto fantasy questo mi sembra sempre più un racconto surreale/onirico, il che la trovo una cosa positiva che mi sta piacendo! All’inizio non mi convinceva molto l’idea del combattimento, però devo dire che rimane ben scritto e in ogni caso occupa solo una breve parte del capitolo, mentre il resto mi è piaciuto molto come sempre. Voto per un altro personaggio, visto che sia l’uomo nero sia i fratelli erano impegnati nello scontro!

    • Sì, in effetti, questo è. È stata un’idea buttata giù sul momento, e sin da subito è stato difficile da gestire, in un contesto, appunto, fantasy. Di solito ho già delle idee abbastanza delineate quando scrivo un racconto, ma qui ragazzi ho bisogno proprio del vostro aiuto 😄… Grazie per essere passato, al prossimo capitolo!

  3. In questo capitolo sembra di stare realmente nella dimensione onirica. Molto ben scritto!
    Scelgo il nuovo personaggio perché in base a come sono andati gli eventi mi sembra più logico anche se in questa realtà non c’è realmente una logica, giusto?

  4. Le scene narrate sono chiare e ben descritte, anche se ancora non ho capito bene che cosa stia succedendo, ma suppongo si scoprirà in seguito. Mi piace molto anche l’ambientazione realistica, specialmente quella del mare, che contrasta molto bene con le scene propriamente fantasy. Voto per il bambino che non si trova!

  5. Devo dire che questo non sembra proprio l’incipit di un racconto fantasy, se non forse nel finale, ma per me questa è una cosa positiva visto che apprezzo chi affronta i generi in maniera non convenzionale. Poi è interessante, ben scritto e pieno di immagini vivide e chiare, come per esempio quella dei soccorritori, per cui non posso fare altro che seguirti. Voto per il figlio che non c’è più!

  6. Quindi il bambino è figlio del tizio che cammina sul sentiero, eh? Questo primo capitolo mi pare intrigante, soprattutto perché genera tanti interrogativi nel lettore. Io dico che l’uomo arriva sulla spiaggia, ma non trova il bambino.

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