Sulla montagna

L’inizio dell’estate

La casa del nonno aveva un odore misto fra la muffa di vecchie mura e di una cucina molto ricca in aglio e cipolla, ma era una fragranza a cui Ivan si era presto abituato frequentandola quotidianamente. Da quando il padre era partito per lavoro verso un continente lontano e la madre faticava per otto ore al giorno nella bottega del paese, Ivan era solito recarsi dal nonno ogni pomeriggio dopo scuola. A volte ci rimaneva fino a tarda sera, quando la madre con la macchina scassata lo veniva a recuperare e gli faceva l’interrogatorio sulla giornata. Il nonno era per lui come un secondo padre, molto più presente di quello effettivo. 
L’estate, per guadagnare qualche soldo che immaginava di spendere per condurre una vita migliore di quella della madre, era impegnato a curare il gregge delle pecore del nonno. Dai quindici anni, quando era stato considerato dal nonno sufficientemente autonomo, si recava in cima alla montagna e curava giorno e notte le pecore. Si portava una grande scorta di libri che divorava al sole durante la giornata e qualche pacchetto di sigarette con un po’ di alcol per reggere il freddo della notte. La tenda era il suo posto sicuro e non immaginava altro modo di passare l’estate al di fuori di quello. A scuola i suoi compagni gli raccontavano del mare e delle giornate a oziare, guardando le belle ragazze sulla spiaggia ma a lui questi racconti non facevano invidia perché sentiva di essere felice quando era immerso nella natura. 
Adesso che aveva diciotto anni era più maturo e aveva fatto qualche esperienza ma nulla cambiava i suoi pensieri. Il lavoro per il nonno non era una zavorra da portarsi dietro, ma un lavoro ben pagato che gli permetteva di rilassarsi completamente fra la pesca e il verde incontaminato.

“Caro il mio nipote” aveva detto il nonno due settimane prima dell’inizio del suo lavoro “quest’anno non sarai solo…” 
Ivan, che stava mangiando una pasta che galleggiava nell’olio, continuava a masticare a bocca semi aperta aspettando il seguito di quel discorso.
“Ti verrà a fare compagnia un giovanotto, più grande di te, è il figlio di un buon amico, un contadino di una terra poco lontana da qui”
Ivan era perplesso: in tre anni il nonno non gli aveva mai affidato un compagno e non capiva il motivo di questo cambiamento, per lui che estate significava stare solo e godersi la natura.
“Sono sicuro che tu ci sai fare con lui, andrete su assieme e vi sistemerete nella tenda, penserete alle provviste e io vi verrò a controllare ogni tanto ma tu sei pratico di questa vita”
“Perché deve venire anche lui?” aveva chiesto Ivan con tono scocciato dopo qualche secondo di esitazione.
“Ennio mi ha chiesto questo favore, di tenergli il figlio impegnato altrimenti si caccia nei guai e in quale guaio si può cacciare se è con te nel bel mezzo del nulla? Ormai la decisione è presa”
Ivan aveva finito di mangiare la pasta e stava facendo la scarpetta in quel piatto pieno di grasso. Una cosa che gli sarebbe mancata durante l’estate era il buon cibo perché si sarebbe dovuto accontentare di scatolette preconfezionate e qualche pesce preso con un po’ di fortuna durante la pesca.
“Non contraddirmi nipote mio” aveva cantilenato il nonno “è così e magari riceverai una paga extra per quello che gli insegni, sai, Ennio è proprio un buon signore con me e io ricambio in questo modo”
Ivan annuendo aveva salutato il nonno e si era messo ad aspettare la madre fuori dalla porta che, come al solito, era in ritardo.

Due settimane dopo…
Ivan era appostato davanti alla fattoria del nonno e lo aspettava. Davanti a lui c’era una macchina: sbirciandoci dentro aveva notato un ragazzo poco più grande di lui che continuava a muovere le mani, gesticolando. Avrebbe voluto dirgli qualcosa, sapeva che era la persona con cui avrebbe dovuto condividere quell’esperienza, ma era rimasto fermo e zitto.
Quando il ragazzo era sceso dall’auto, probabilmente accaldato dal sole che picchiava forte sulle loro teste, Ivan era rimasto senza parole. Si sarebbe aspettato un abbigliamento consono al tipo di lavoro che avrebbero dovuto fare, suo nonno diceva sempre “chi lavora qui deve indossare camicia e stivali”. Invece questo misterioso ragazzo aveva indosso un paio di jeans strappati, una maglietta a maniche corte e delle sneakers che sembravano di bellezza. 
“Chissà cosa dovrò sopportare…” aveva pensato. 
I suoi pensieri erano stati interrotti dal nonno che con la sua macchina era arrivato al posteggio. 
“Ivan, lui è Gabriele, Gabriele, lui è Ivan, mio nipote” 
Dopo questa veloce presentazione e dopo essersi squadrati a vicenda, i due ragazzi si erano messi al lavoro per contare le pecore. Ivan aveva già capito che Gabriele non era una cima in quelle mansioni, ma andava avanti con il suo ritmo senza fare caso a quel ragazzo che pareva d’impiccio.
“Dovrai avere pazienza” aveva detto sottovoce il nonno “e adesso andate, alle pecore ci penso io, ci vediamo su”

Cosa succede?

  • Ivan e Gabriele non si piacciono (33%)
    33
  • Viene descritto Gabriele e la sua storia (0%)
    0
  • Ivan e Gabriele hanno una prima conversazione (67%)
    67
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64 Commenti

  1. Bellissimo finale, giorgiab. Il modo in cui hai trattato i tuoi personaggi è sempre stato dolce e clemente, ma li hai messi davanti a delle evidenze dure e delle emozioni difficili. Da com’è la tua prosa sembra tu voglia molto bene ai tuoi personaggi: è un peccato che questo racconto non abbia avuto più seguito, onestamente.
    Ti faccio i miei complimenti ed auguri per il futuro. Se vuoi continuare a leggere, non dimenticare di passare a trovarmi, ti aspetto :)))) a presto!

  2. Bel finale, devo dire che continua a sembrarmi un po’ strano che siano passati anni prima che si rivedessero, però mi è piaciuta l’idea di farli incontrare di nuovo dopo tanto tempo perché questo mostra la profondità del loro legame, molto ben rappresentato in questo finale. Ogni tanto ho notato qualche sbavatura e imprecisione (in questo capitolo per esempio la frase “per godersi quel primo tramonto che aprile la stagione”), però in generale confermo che è un racconto che mi è piaciuto molto, specialmente per come si è sviluppata la storia e per come è evoluto il rapporto tra i due protagonisti!

  3. “Era sempre stato un ragazzo solitario, uno di quelli che passano inosservati in una folla e che preferiscono stare in silenzio piuttosto che riempire il vuoto con parole superficiali”: ma stai praticamente parlando di me, come hai fatto? 😀
    A parte gli scherzi, anche questo capitolo mi è piaciuto molto, e ciò che prova Gabriele nei confronti del padre ora è molto chiaro. Solo una frase non ho capito, “Gabriele che si guardava i piedi, pensieroso”: inserita così mi sembra che sia formulata male o che manchi qualche elemento, o forse mi è sfuggito qualcosa a me. Per il resto niente da dire, ottima conclusione di un racconto altrettanto ottimo! Per il finale voto la città, visto che è l’ambientazione opposta a quella di tutto il racconto.

    p.s. Un’ultima osservazione da pignolo: premettendo che l’idea di farli incontrare nuovamente dopo qualche anno mi piace, non è strano che due ragazzi divenuti così amici non si rivedano per tutto questo tempo?

    • La descrizione potrebbe essere anche la mia, non ho avuto grosse difficoltà! 😛
      Per la frase, hai ragione, mi è scappato un “che” di troppo: probabilmente nel rileggere non ci ho fatto caso visto che ho cambiato un po’ di versioni prima di pubblicare il capitolo.
      Ti ringrazio per il feedback e anche per le osservazioni… credo che capirai il perché non si siano rivisti per qualche tempo nell’ultimo capitolo (se non cambio idea prima ahah)

  4. Bel colpo di scena, non me l’aspettavo proprio! Solo che non ho capito del tutto la reazione di Gabriele, nel senso che non ho capito bene se si sente in colpa per il fatto di aver desiderato in passato che succedesse qualcosa di male al padre, o per il fatto di non provare pietà e di non sentirsi riavvicinato a lui. Comunque voto per farli incontrare in città dopo qualche mese. Dopo questo distacco mi sembra giusto far passare un po’ di tempo, e nonostante quel “ma” mi incuriosisca, non credo che Ivan andrebbe in ospedale a cercare Gabriele 😀

  5. Devo dire che questo racconto mi sta piacendo veramente tanto!
    Di questo capitolo ho apprezzato in particolare l’idea che Ivan non sia più “padrone” incontrastato di quel luogo, ma che Gabriele, con il suo carattere più predominante, possa arrivare a prendere il controllo, per così dire, anche se non intendo in maniera negativa; è un po’ come se questi due personaggi, all’inizio forse un po’ stilizzati, o comunque contrapposti in maniera netta, a ogni capitolo si arricchissero di nuove sfumature che rimescolano le carte in tavola, e penso che sia questo uno dei punti di forza maggiori del racconto, oltre a uno sviluppo coinvolgente della storia.
    Dal momento che hanno già parlato abbastanza e che non penso valga la pena spendere un capitolo intero per dei flashback, voto per la brutta notizia!

  6. Ciao giorgiab 🙂 scusa ci ho messo un po’ a leggere. Volevo farti i complimenti: la struttura della storia, fino ad ora, è perfetta. Leggere un po’ della tua bio mi ha anche aiutato.
    I dialoghi sono accesi, hanno un ritmo che fila e che rivela tutte le caratteristiche dei personaggi.
    Ho votato per un’avventura nel bosco: cosa accadrà ora che i due sono quasi amici e che sanno l’uno dell’altro?
    Ti seguo ed aspetto con ansia il prossimo capitolo!

  7. Sembra l’inizio di una bella avventura nella natura, che non risparmierà colpi di scena e sorprese. Due ragazzi molto diversi ma che potranno affrontare molte storie insieme. Per esempio Gabriele nasconde un segreto? E’ pericoloso?

    • L’idea per il protagonista mi è venuta dopo aver visto un film… Hai centrato il punto: Ivan la vede come un’intrusione (ma non è troppo diffidente) mentre l’altro ragazzo è proprio fuori dalla sua comfort zone. Vediamo insieme che succede!

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