Sulla montagna

Dove eravamo rimasti?

Come prosegue la storia? I ragazzi si perdono nel bosco (60%)

Perdersi e trovarsi

“Lo sapevo, lo sapevo” diceva Ivan “non dovevo darti ascolto, ora che facciamo?”
“Sei un frignone ragazzetto”
“Visto che siamo arrivati fino a qua adesso ci riporti indietro…”
“Non eri tu a conoscere questa montagna come le tue tasche?”
Ivan fremeva e osservava l’orologio con preoccupazione, mentre Gabriele sembrava essere a suo agio in quella situazione assurda.
Quella mattina dopo aver sistemato la recinzione delle pecore e aver svolto qualche piccolo lavoretto, avevano deciso di passeggiare senza meta.
“Andiamo di qua” aveva detto ad un certo punto Gabriele. 
Aveva preso lui il controllo della strada, scegliendo di volta in volta su quale sentiero continuare. Ivan non era sicuro di conoscere quelle strade, glielo aveva detto, ma il ragazzo non lo voleva ascoltare. Forse era il suo modo di avere controllo, pensava Ivan. Intanto però si erano allontanati di parecchio e dopo più di un’ora di camminata si erano ritrovati spaesati. Ivan non era mai stato in quella parte della montagna da quel che si ricordava.
Non avevano cellulari, gps e nemmeno una mappa. Ivan non le aveva prese quella mattina perchè non avrebbe mai pensato di ritrovarsi in quell’avventura. E quando Ivan aveva confessato di non riconoscere più la zona, Gabriele sembrava felice di essersi perso.
“Guarda che diventa un casino se non riusciamo più a tornare…” gli aveva spiegato Ivan “secondo te come facciamo adesso?”
“Ma sì, fermiamoci qua e ci mangiamo un panino” aveva detto Gabriele ad un certo punto “dopo cerchiamo la strada del ritorno, ragazzetto che vuoi che sia?”
Si erano fermati in una piazzola sterrata. Ivan aveva mangiato in fretta, voleva mettersi sulla strada del ritorno, ma Gabriele non voleva saperne così assaporava lentamente ogni boccone del suo panino.
“Sai ragazzetto da quando sono qua fumo di meno, non tocco alcol da giorni…” gli aveva confessato “però tra poco tutto questo sarà finito e cosa potrò fare?”
Ivan rimaneva in silenzio ad ascoltare le parole di Gabriele: il velo di prepotenza di cui si era vestito nei primi giorni sembrava sgretolarsi pian piano.
“E tu che passi qua ogni estate non ce l’hai una ragazza?” aveva chiesto ad Ivan.
“Ce l’avevo, ma poi non è andata bene”
“Cazzo, se ti comporti così da frignone ci credo!” aveva esclamato Gabriele.
Ivan non voleva rispondere alla provocazione, così si era alzato.
“Andiamo” gli aveva detto.
Avevano camminato per un tempo interminabile. Gabriele, rispetto alla prima salita, sapeva mantenere il ritmo e facevano a gara quando si presentavano degli ostacoli.
“Non ti azzardare a dire niente a tuo nonno di mio padre” aveva detto sottovoce Gabriele “hai capito?”
“Sì, tanto cosa dovrei dirgli…”
“Non so, sembri uno troppo per bene per stare zitto… io li conosco quelli come te che vogliono salvare il mondo ma non sanno nemmeno uscire dalla porta di casa”
“Non penso tu mi conosca così bene… ma dimmi una cosa…” aveva chiesto Ivan dopo aver preso un respiro “perchè tu non fai niente? Potrebbe farti stare male, peggio di così e quei lividi…”
“Non ti immischiare” aveva risposto Gabriele “cosa dovrei fare?”
“Potresti andartene di casa, allontanarti”
“Ti sembra facile?”
Ivan era rimasto zitto.
“Sto lavorando per mettere da parte i soldi, ma sai quanto ci vuole? Mi ha mandato qua per diventare grande ha detto… Ho pensato di raggiungere un mio amico all’estero, ma cosa gli dico secondo te? Ciao papà, me ne vado? Quello mi uccide e non scherzo Ivan”
Per la prima volta l’aveva chiamato con il suo nome. Ivan sentiva che si era creato un legame, forse non un’amicizia, ma ci andava molto vicino.
“Faresti bene ad andartene”
“Lo so, cazzo, ma è difficile”
Poi gli aveva tirato una sberla per scherzare sul collo e avevano fatto uno scatto.
“Guarda!” aveva detto Ivan indicando un punto lontano “ecco! Le pecore!”
“Cazzo, sì! Dobbiamo festeggiare!”

Dopo essersi lavati dal sudore e dalla preoccupazione che avevano accumulato in quell’avvenuta, si erano seduti intorno al fuoco per la cena. 
“Se dici che non ti conosco, allora chi sei?” aveva chiesto Gabriele mentre espirava il fumo di una sigaretta che aveva trovato dentro la felpa.
“Mio padre è partito per andare fuori, non torna da anni e ormai non so più che faccia abbia… sto con mio nonno ogni giorno e lavoro per lui, almeno mi paga…”
“E tua madre?”
“Mia madre… è come se non ci fosse…” Ivan aveva la voce spezzata “fa un lavoro da schifo, viene pagata in ritardo e non riesce nemmeno a portarmi la cena a tavola, il più delle volte esce con uomini a caso, per divertirsi e ogni tanto la vado a recuperare ubriaca marcia nei locali, credi sia il mio compito? Credi che io stia bene a casa? Ho mio nonno, almeno lui mi vizia ma so quanto fa male avere dei genitori di merda”
“Cazzo, non l’avrei mai detto ragazzetto” gli aveva risposto Gabriele “sembra che siamo nella stessa merda”
Poi gli aveva messo una mano sulla spalla. Era un gesto così inaspettato che Ivan era stato scosso da un riflesso involontario.
“Tranquillo oggi non ti meno” aveva riso Gabriele.

Che cosa succede?

  • Con dei flashback si ripercorrono le due storie (di Gabriele e di Ivan) (25%)
    25
  • Hanno una chiacchierata profonda durante la notte (25%)
    25
  • Il nonno di Ivan li raggiunge per dare a Gabriele una "brutta" notizia (50%)
    50
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64 Commenti

  • Bellissimo finale, giorgiab. Il modo in cui hai trattato i tuoi personaggi è sempre stato dolce e clemente, ma li hai messi davanti a delle evidenze dure e delle emozioni difficili. Da com’è la tua prosa sembra tu voglia molto bene ai tuoi personaggi: è un peccato che questo racconto non abbia avuto più seguito, onestamente.
    Ti faccio i miei complimenti ed auguri per il futuro. Se vuoi continuare a leggere, non dimenticare di passare a trovarmi, ti aspetto :)))) a presto!

  • Bel finale, devo dire che continua a sembrarmi un po’ strano che siano passati anni prima che si rivedessero, però mi è piaciuta l’idea di farli incontrare di nuovo dopo tanto tempo perché questo mostra la profondità del loro legame, molto ben rappresentato in questo finale. Ogni tanto ho notato qualche sbavatura e imprecisione (in questo capitolo per esempio la frase “per godersi quel primo tramonto che aprile la stagione”), però in generale confermo che è un racconto che mi è piaciuto molto, specialmente per come si è sviluppata la storia e per come è evoluto il rapporto tra i due protagonisti!

  • “Era sempre stato un ragazzo solitario, uno di quelli che passano inosservati in una folla e che preferiscono stare in silenzio piuttosto che riempire il vuoto con parole superficiali”: ma stai praticamente parlando di me, come hai fatto? 😀
    A parte gli scherzi, anche questo capitolo mi è piaciuto molto, e ciò che prova Gabriele nei confronti del padre ora è molto chiaro. Solo una frase non ho capito, “Gabriele che si guardava i piedi, pensieroso”: inserita così mi sembra che sia formulata male o che manchi qualche elemento, o forse mi è sfuggito qualcosa a me. Per il resto niente da dire, ottima conclusione di un racconto altrettanto ottimo! Per il finale voto la città, visto che è l’ambientazione opposta a quella di tutto il racconto.

    p.s. Un’ultima osservazione da pignolo: premettendo che l’idea di farli incontrare nuovamente dopo qualche anno mi piace, non è strano che due ragazzi divenuti così amici non si rivedano per tutto questo tempo?

    • La descrizione potrebbe essere anche la mia, non ho avuto grosse difficoltà! 😛
      Per la frase, hai ragione, mi è scappato un “che” di troppo: probabilmente nel rileggere non ci ho fatto caso visto che ho cambiato un po’ di versioni prima di pubblicare il capitolo.
      Ti ringrazio per il feedback e anche per le osservazioni… credo che capirai il perché non si siano rivisti per qualche tempo nell’ultimo capitolo (se non cambio idea prima ahah)

  • Bel colpo di scena, non me l’aspettavo proprio! Solo che non ho capito del tutto la reazione di Gabriele, nel senso che non ho capito bene se si sente in colpa per il fatto di aver desiderato in passato che succedesse qualcosa di male al padre, o per il fatto di non provare pietà e di non sentirsi riavvicinato a lui. Comunque voto per farli incontrare in città dopo qualche mese. Dopo questo distacco mi sembra giusto far passare un po’ di tempo, e nonostante quel “ma” mi incuriosisca, non credo che Ivan andrebbe in ospedale a cercare Gabriele 😀

  • Devo dire che questo racconto mi sta piacendo veramente tanto!
    Di questo capitolo ho apprezzato in particolare l’idea che Ivan non sia più “padrone” incontrastato di quel luogo, ma che Gabriele, con il suo carattere più predominante, possa arrivare a prendere il controllo, per così dire, anche se non intendo in maniera negativa; è un po’ come se questi due personaggi, all’inizio forse un po’ stilizzati, o comunque contrapposti in maniera netta, a ogni capitolo si arricchissero di nuove sfumature che rimescolano le carte in tavola, e penso che sia questo uno dei punti di forza maggiori del racconto, oltre a uno sviluppo coinvolgente della storia.
    Dal momento che hanno già parlato abbastanza e che non penso valga la pena spendere un capitolo intero per dei flashback, voto per la brutta notizia!

  • Ciao giorgiab 🙂 scusa ci ho messo un po’ a leggere. Volevo farti i complimenti: la struttura della storia, fino ad ora, è perfetta. Leggere un po’ della tua bio mi ha anche aiutato.
    I dialoghi sono accesi, hanno un ritmo che fila e che rivela tutte le caratteristiche dei personaggi.
    Ho votato per un’avventura nel bosco: cosa accadrà ora che i due sono quasi amici e che sanno l’uno dell’altro?
    Ti seguo ed aspetto con ansia il prossimo capitolo!

  • Sembra l’inizio di una bella avventura nella natura, che non risparmierà colpi di scena e sorprese. Due ragazzi molto diversi ma che potranno affrontare molte storie insieme. Per esempio Gabriele nasconde un segreto? E’ pericoloso?

    • L’idea per il protagonista mi è venuta dopo aver visto un film… Hai centrato il punto: Ivan la vede come un’intrusione (ma non è troppo diffidente) mentre l’altro ragazzo è proprio fuori dalla sua comfort zone. Vediamo insieme che succede!

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