Sulle mie ceneri

Non chiudere la porta

Ricordo ogni dettaglio di quel giorno.

Ero di ritorno in centrale dopo aver inseguito dei ragazzini che avevano provato a derubare un’anziana signora, era quasi buio. Guidai fino alla caserma e davanti l’uscio della porta vidi Gerard, il mio capo, che camminava avanti e indietro di fronte l’ingresso.

Lo sentii urlare al telefono.

-Ti ho chiesto quanti anni aveva, maledizione-

Parcheggiai la volante, scesi e camminai velocemente verso di lui.

-Un incendio- mi disse poggiando il telefono sulla spalla. -È stato trovato il corpo carbonizzato di una donna al secondo piano dell’Eden Hotel, la città è in subbuglio, domani iniziamo le indagini, la scientifica sta facendo le prime analisi. Che fai? Rimani lì impalato? Non dici niente? Che ti prende, Mike? –

-Ci sono altri feriti? –

-No, grazie a Dio-  

-Ci vediamo domani Gerard-

-Riposati bene vecchio mio, ci aspetta una lunga giornata-

Mentre mi dirigevo verso casa non riuscivo a non pensare a quella donna, cosa le era successo? Qualcuno le aveva dato fuoco di proposito? Non era riuscita a scappare? Oppure si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato? A causa del mio mestiere ero costretto a vedere ogni giorno con i miei occhi tutte quelle cose che ogni essere umano si augura bussino sempre in una porta diversa dalla propria. Non che ogni giorno si presentassero a me casi di un certo spessore, d’altronde vivevo in una piccola città e non capitava quasi mai niente di più di qualche rapina, qualche rissa. Eppure, tornando a casa, quella sera, fui invaso da una fortissima sensazione di paura, sentivo che era successa qualcosa di grave, molto più di ciò che sembrava.

Camminai guardando a terra, sforzandomi di non pensare a ciò che avevo saputo. Ricordo che da quando iniziai a fare il poliziotto decisi di lavorare molto su me stesso per cercare di non far sentire alla mia famiglia le tensioni che accumulavo a lavoro, non volevo che fossero in pensiero per me quando non c’ero, volevo che si sentissero al sicuro in ogni luogo, con o senza di me.

-Papà! Sei tornato! –

Livia corse verso di me e io la presi in braccio. La strinsi, più delle altre volte. È stato difficile convincerla che avrei dovuto lavorare anche quando lei non doveva andare a scuola e per rassicurarla feci a lei e a me stesso una promessa: sarei tornato, sempre.

Mia moglie, Bianca, era seduta sulla sedia a dondolo in veranda, aveva un libro sulle gambe e ci guardava sorridendo, mi diceva sempre che era il suo momento preferito della giornata, il mio ritorno e la rincorsa di Livia per lanciarsi su di me, e non se lo sarebbe perso per nulla al mondo. Misi giù Livia e mi sedetti accanto a lei.

-Papà guarda, oggi ho imparato a fare la capriola! –

-Si tesoro, ti guardo! –

Sentivo gli occhi di mia moglie addosso, aveva capito che c’era qualcosa che non andava, lo capiva sempre.

-Mike, lo so che ci siamo promessi che ciò che succede a lavoro rimane lì, ma sai che puoi parlarmi di qualunque cosa se ti fa…-

-È scoppiato un incendio all’Eden Hotel ed è stata trovata una donna carbonizzata, tesoro. –

Lo dissi sottovoce, come si dicono quelle cose che non vuoi dire nemmeno a te stesso, mentre Livia si rotolava in giardino sorridendo e io ricambiavo il suo sorriso.

Bianca mi guardo con i suoi occhi grandi, profondi. Sapevo a cosa stesse pensando, sapevo che aveva paura, che iniziava a non sentirsi più al sicuro, d’altronde l’Hotel si trovava a poca distanza da casa nostra, ma non me lo disse, né mostrò la sua preoccupazione, e preferì pensare, come me, che l’incendio scoppiò per cause naturali.

-Scoprirai ciò che è successo, ne sono certa. –

Quella sera, dopo aver cenato, come ogni sera, presi Livia in braccio e la feci sedere sulle mie spalle.

-Siamo pronti per il decollo, signorina? Si vola a letto-

-Più in alto papà, più in alto! –

Mentre rideva e si teneva ai miei capelli, la portai nella sua cameretta, la misi a letto.

-Papà, per favore quando te ne vai dalla mia camera non chiudere la porta, che qualche volta ho paura, va bene? –

-Certo tesoro-

Mi sedetti accanto a lei e la guardai addormentarsi. Quella sera mi trattenni vicino a lei più delle altre volte.

Volevo essere sincero con me stesso: Quella notizia fu come un pugno nello stomaco: se al posto di quella donna ci fosse stata mia moglie? Mia figlia?

Livia si era ormai addormentata. La baciai sulla fronte e andai a letto.

-Buonanotte tesoro, riuscirai a risolvere il caso, ne sono certa-

Guardavo il soffitto con un peso sul cuore.

-Buonanotte amore. –

Nel prossimo episodio iniziano le prime indagini. Come dovrebbe procedere Mike?

  • -Dovrebbe interrogare gli abitanti delle case vicino all’Hotel per capire se ci sono testimoni oculari (25%)
    25
  • -Dovrebbe analizzare gli esterni dell’Hotel e consultarsi con i pompieri per capire se l’incendio è stato appiccato dall’esterno o dall’inte (0%)
    0
  • -Dovrebbe entrare nell’Hotel e osservare attentamente la camera in cui è stato trovato il cadavere (75%)
    75
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3 Commenti

  1. Incipit molto intrigante e ben scritto, ti seguo. Ho trovato un po’ strano il fatto che un poliziotto, suppongo già con diversi anni di esperienza, si lasci colpire così tanto dal ritrovamento di un cadavere, per di più senza neanche sapere se si sia trattato di un omicidio o di un incidente, però magari dipende dal fatto che in quella città non succede spesso un fatto del genere. Voto per l’ispezione della camera!

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