Una piccola vita d’estate

Dove eravamo rimasti?

Perché Gaetano è chiamato “Lupo” “Lupo” è il nomignolo che gli è stato affibbiato perché a Gaetano da piccolo piacevano questi animali. (100%)

L’incontro

Con tutte le forze decise di alzarsi e di incamminarsi a piedi nudi verso il balcone, dove venne immediatamente accecato dalla luce del sole e per un attimo ebbe l’istinto di starnutire, ma poi, dopo essersi sfregato gli occhi castani, decise di guardare di sotto, sulla strada dove la vita del piccolo paesello continuava al lento ritmo dell’estate e non vide null’altro che il cane bianco di Lucetta, la vecchietta che abitava al piano di sotto. Girò la testa dall’altro lato e vide un ragazzino dai capelli biondi che si incamminava lentamente verso la strada del cimitero. Nino aguzzò gli occhi, quello era “Lupo” il ragazzino strano e un po’ svitato che per poco non era stato bocciato in quell’anno, in cui aveva fatto la seconda media perché aveva pianificato uno scherzo ad una professoressa, Nino non sapeva quali fossero i particolari, ma ne aveva visto solo i tragici effetti, poiché la vittima dovette portare per un mese e mezzo il gesso alla gamba destra, spezzata in seguito ad una terribile caduta dalle scale della scuola.

 Quel giorno Lupo, era vestito con dei calzoni corti bianchi che gli arrivavano fin su le ginocchia e una maglia a righe orizzontali, ciascuna di colore rosso e bianco.

Nino continuò a guardare il ragazzino, ancora titubante e pensieroso, non sapeva se scendere e raggiungerlo, ma poi pensò ai giorni precedenti e Lupo gli fece pena, perché doveva essere almeno una settimana che quel ragazzo lo veniva a chiamare invano.

Per un attimo Nino continuò a sfregarsi gli occhi, poi decise di rientrare nella sua piccola casa e di cercare le scarpe, il nonno lo osservava dall’alto del suo trono.

“Cosa cerchi?” Nino lo guardò. “ Le scarpe” rispose.

Il nonno sembrava non avesse capito, ma dopo un attimo riprese: “prova a vedere nella tua stanzetta”. Nino fece uno sbuffo, ma poi decise di correre nella sua piccola camera, aprì la porta e le trovo lì, ai piedi del letto, erano delle scarpe nere, non particolarmente costose. Subito si sedette sul letto e ci infilò i piedi nudi, poi con un balzo si alzò dal letto e uscì dalla stanza. Si voltò verso il nonno, che continuava ad osservarlo e disse “Ciao nonno, io esco, quando torna dì a mamma che sarò fuori per poco”.

Il nonno non disse nulla, fece solo un impercettibile movimento con l’angolo sinistro della bocca, si limitò a guardarlo con la sua occhiata beffarda, Nino dubitò avesse sentito, ma decise di uscire di casa, anche se forse Lupo si era già allontanato.

Nino scese di fretta le scale bianche, incrociando la grassa signora Lucetta che stava cercando di entrare nella sua piccola casa con delle buste di carta colme di cose da mangiare, seguita dal suo cagnolino bianco, il cui nome aveva perplesso tutti, non solo perché nonostante fosse maschio aveva un nome da femmina, ma sopratutto perché si chiamava come la padrona “Lucetta”. Quando la signora Maria, madre di Nino, aveva chiesto la causa di ciò, Lucetta (la signora), aveva risposto che il suo nome non le piaceva e non era possibile che un cane ne avrebbe dovuto avere un più bello. Quando la madre di Nino raccontò questa storia a cena, il nonno rise a crepapelle e Nino non lo aveva mai visto ridere tanto.

Nino scese in strada e subito si accorse di tre rondini che si libravano felicemente nell’aria calda, avrebbe tanto voluto essere una di loro in quel momento, ma si concentrò su quella che era la sua imminente priorità: trovare Lupo.

E subito si mise a correre nella direzione del cimitero, per la strada che aveva visto percorrere da Lupo, lo fece per alcuni metri, ma subito si stancò, già sudato e con la mente madida. Sula sinistra vide una strada comunicante con quella che stava percorrendo ed osservò un balcone gremito di fiori e piante verdi che crescevano ben oltre i limiti rappresentati dalla ringhiera di ferro. Sotto il verdeggiante balcone vide il ragazzino biondo che camminava sconsolato, forse affaticato dal caldo estivo. Decise di compiere un altro sacrificio fisico e si mise a correre nella sua direzione, gridando il suo vero nome “Gaetano, aspettami”.

Il ragazzino non diede segno di averlo sentito, forse non era abituato sentirsi chiamare con il suo vero nome, “Gaetano”. Questa volta urlò il nome del ragazzino con un tono di voce molto più forte, tanto che un cane negli edifici di pietra che lo circondavano si mise ad abbaiare sommessamente.

La testa bionda di Gaetano si voltò verso di lui, per un interminabile momento lo osservò negli occhi e sembrò smarrito, quasi stesse cercando di riconoscere quel ragazzo che lo aveva chiamato con un nome che nessuno usava per riferirsi a lui.

Nino non potè fare a meno di osservare che il suo strano amico aveva gli occhi di due colori diversi: uno era celeste, l’altro castano. In quel momento pensò che quella caratteristica era una perfetta testimone del suo carattere strano.

“Lupo”.

questa volta Nino usò un termine più familiare per Gaetano, “come stai?” Lupo lo osservò ancora per un attimo, fece una smorfia con la bocca, poi la aprì

“Nino, ma allora sei vivo”.

Cosa dirà Lupo a Nino ?

  • Di andare a caccia di avventure (0%)
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  • Di creare una squadra di bambini (0%)
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  • Di giocare con lui (0%)
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5 Commenti

  1. Ho trovato questo incipit un po’ disorientante perché ci sono poche spiegazioni e non si capisce bene che sta succedendo, ma per me è una cosa positiva, sia perché così spinge a proseguire la lettura, sia perché il protagonista stesso sembra essere molto disorientato. La scrittura poi è buona e scorrevole e la storia sembra interessante, per cui ti seguirò volentieri!

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