Una piccola vita d’estate

Dove eravamo rimasti?

Cosa dirà Lupo a Nino ? Di giocare con lui (100%)

“Nino ha il Tocco”

Nino arrossì visibilmente in faccia, la situazione si stava facendo imbarazzante.

“Sì, solo non voglio uscire con questo gran caldo”

“Ma che t’importa del caldo Nino, sto organizzando una squadra” .Nino sollevò un sopracciglio, poi lo sentì ancora “che ne dici di farne parte?”

Nino non sapeva cosa rispondere, infatti non aveva idea di cosa stesse parlando quel ragazzo, probabilmente era impazzito del tutto, lo guardò diritto negli occhi e fu colpito ancora una volta dalla sua eterocromia.

“Ma di che stai parlando?” Si limitò a chiedergli.

Lupo abbozzò una forma di sorriso, poi allungò il braccio sinistro e disse, con un tono di voce, che per un attimo mise paura a Nino : “vedrai”.

Dopo questa risposta poco soddisfacente si portò il braccio teso verso la testa biome e se la grattò, infine fece segno di seguirlo.

Nino si morse il labbro Inferiore, tra tutti i ragazzi del paesello, proprio quello gli doveva capitare?

Eppure la risposta di Lupo gli aveva messo non poca curiosità , di che squadra stava parlando ? Non aveva mica intenzione di giocare a pallone con quel gran caldo? Meglio starsene a casa col nonno a farsi raccontare le storie di guerra e perché no, anche qualche storia di fantasmi.

No, troppo caldo, avrebbe dovuto dirglielo che non aveva voglia di giocare e poi, forse la madre era già tornata a casa.

“Senti Lupo, fa troppo caldo, facciamo un’altra volta” Nino lo guardò negli occhi, anzi decise di concentrarsi sull’occhio celeste e sforzandosi di non ridere per quel bizzarro scherzo della natura continuò “ tanto l’estate è ancora lunga”.

Lupo sembrò si fosse offeso, infatti con fare minaccioso fece un balzo nella direzione di Nino e gli afferrò il magro polso destro, la stretta gli sembrò abbastanza forte, ma non ebbe tempo di accorgersi della forza, perché rimase sorpreso dall’estrema abilità di Lupo, per cui riuscì solo a soffocare un gridolino di paura.

All’improvviso lo sentì dire “Vedrai”.

Nino,ancora prigioniero dalla stretta di Lupo, sconsolato e un po’ impaurito acconsentì “Va bene, vengo, ma facciamo subito, perché fa caldo e mia madre potrebbe essere tornata a casa”.

Lupo sembrò non averlo sentito, ma allo stesso tempo lasciò la presa e si mise a correre nella piccola stradina, al limite della quale vi era un altro piccolo balcone ricoperto di vegetazione e splendidi fiori.

Nino scosse la testa, ma decise di seguirlo, così si mise a correre e a cercare di raggiungerlo tra la calda aria estiva.

Nell’esatto momento in cui lo recuperò si mise a dire, ansimando, “ma dov’è che andiamo?”

Lupo, che nonostante stesse correndo, non sembrava  per niente stanco, rispose “al Quartier Generale”.

Non ci fu il tempo che finisse la frase che Nino per poco non finiva tra la frutta e la verdura di Ettore, là dove la mamma comprava sempre le melanzane che piacevano tanto a papà e che il nonno odiava. Mentre cercava di evitare lo schianto intravide la faccia di Ettore, il fruttivendolo, con i suoi lunghi capelli bianchi.

La corsa di Lupo finì al parco, dove papà lo portava sempre a giocare quando era più piccolo.

Ogni volta che Nino ci passava rimaneva sbigottito, perché era sorprendente il fatto che da bambino si divertisse in quel luogo, privo di qualsiasi attrazione per chi, come lui, era già un ragazzino. Nel parco, che ora era gremito di ragazzini della sua età, non vi era nient’altro che uno scivolo, due altalene, le cui catene che sorreggevano il sedile si erano oramai arrugginite e un rettangolo di legno, nel cui interno in origine doveva esserci della sabbia per i più piccoli, ora invece era colmo di terra sulla quale era nata l’erba, che si era seccata con l’estate rovente di quell’anno.

Nino cominciò ad osservare  la folla di ragazzini,  che quella mattina aveva occupato il parchetto, il quale, da quanto aveva sentito poc’anzi era stato rinominato “Quartiere Generale” da Lupo.

Nino cominciò ad osservare  la folla di ragazzini,  che quella mattina aveva occupato il parchetto, il quale, da quanto aveva sentito poc’anzi era stato rinominato “Quartiere Generale” da Lupo.

Alcuni erano seduti sulle due panchine del parco, altri stavano ai piedi dello scivolo, ormai spodestato dal ruolo di protagonista che rivestiva anni addietro, altri ancora stavano in piedi; ma tutti guardavano il nuovo arrivato, quasi sorpresi che Lupo fosse riuscito a far schiodare Nino dal divano.

Il più piccolo di quella divertente combriccola era Luigi, tutti lo conoscevano come “Fragoletto”, dati i suoi luminosissimi capelli rossi e le sue lentiggini che, con ogni probabilità, nell’immaginario di colui che gli aveva attribuito il soprannome, rappresentavano i semi del gustoso frutto primaverile.

Quella calda mattina Fragoletto si avvicinò a Nino, lo guardò per un po’ ed esclamò, con la sua vocina divertente “Nino ha il Tocco”.

Cos’è il “Tocco”?

  • Fragoletto sta delirando (0%)
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  • Una dote magica (0%)
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  • Nino è un po’ strano e il Tocco è uno sinonimo di “Stupidità” (0%)
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5 Commenti

  • Ciao! Bella storia, mi piace il modo di scrivere e ho letto i cinque capitoli d’un fiato. Voto per lo strano avvenimento e aspetto di sapere che succede.
    Alla prossima!

  • Ho trovato questo incipit un po’ disorientante perché ci sono poche spiegazioni e non si capisce bene che sta succedendo, ma per me è una cosa positiva, sia perché così spinge a proseguire la lettura, sia perché il protagonista stesso sembra essere molto disorientato. La scrittura poi è buona e scorrevole e la storia sembra interessante, per cui ti seguirò volentieri!

      • Oddio, mi sono accorto ora che quello che avevo letto non è l’incipit bensì il quarto capitolo (ecco perché non avevo capito molto)…
        Chiedo venia, ma non avendo visto né punti né commenti ho dato per scontato che fosse una storia appena iniziata 😀
        Ovviamente il mio commento di prima non ha più valore, se non per il fatto che, ripeto, la tua scrittura è buona e il racconto è interessante. Ora vado a recuperare gli altri capitoli!

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