Fenice blu

Dove eravamo rimasti?

Di cosa parlerà la protagonista nel prossimo capitolo? Della notte in cui si resuscitò (75%)

Post fata resurgo

La notte in cui mi risorsi rimarrà impressa nella mia memoria per l’eternità. Ricordo dei tuoni così vicini da far tremare il suolo attorno a me e il sapore della terra umida nella mia bocca. Sono le prime sensazioni che provai dopo essere tornata in vita. In principio non ricordavo nulla, sapevo soltanto di essere sepolta sotto del terriccio. In preda all’agitazione cominciai a scavare, convinta di essere ancora viva, lottavo per la mia, senza sapere che era tutto inutile. Una volta liberatami da quella prigione mi guardai intorno: ero in un bosco. Cercai di fare mente locale, di capire chi fossi e cosa ci facessi lì. All’inizio nella mia testa c’erano delle immagini confuse e dei volti conosciuti, ma a cui non riuscivo ad attribuire dei nomi. Dopo alcuni minuti ricordai tutto, compresa la notte del mio omicidio. Mi ricordai del profondo taglio alla gola che mi era stato inferto e capii che non potevo essere sopravvissuta. Subito mi portai la mano al collo e mi toccai la lacerazione: essa era coperto di terra e vermi, i quali avevano cominciato a cibarsi della mia carne. Poi osservai il resto del mio corpo: indossavo ancora la mia fedele marsina, non me l’ero tolta dopo aver finito di lavorare quella sera. Essa era sporca di sangue, strappata e lacera. Il braccio sinistro era lussato, a causa del mio tentativo di fuggire dalla furia omicida di Angela, e adesso pendeva immobile. Toccandomi il viso, mi accorsi che mi mancava un occhio, divorato anch’esso da quale animale. Il mio intero corpo era in decomposizione, tuttavia non provavo disgusto né tantomeno dolore, non ero turbata da quella consapevolezza. La mia mente era affollata da altri pensieri e soprattutto mi sentivo debole, a stento riuscivo a stare in piedi. Camminavo barcollando, senza una meta. Nel frattempo, il cielo si era rischiarato dopo la tempesta e la luna brillava nel cielo autunnale. Dopo alcuni minuti arrivai in una radura e vidi una figura, nascosta nel buio degli alberi. Essa fece alcuni passi in avanti e venne illuminata dai raggi della luna. Si trattava di un uomo alto e molto, che indossava un completo blu di alta sartoria, molto usurato. I suoi occhi erano neri e sul viso aveva all’ungherese impomatati.

– Buonasera signorina! – disse avvicinandosi a me.

La sua voce era profonda e cavernosa. Lo guardai, ma non ebbi la forza di rispondergli, ero troppo debole. Egli allungò la mano verso di me e io istintivamente la afferrai.

– Balli con me. – continuò sorridendo.

In quel momento nell’aria si diffuse una musica, un valzer per l’esattezza. Notai che tra gli alberi c’erano diverse ombre, che sembravano intente a suonare degli strumenti.

Cominciammo a volteggiare e, man mano, mi accorsi che tutti i segni della decomposizione stavano svanendo. Tutte le ferite si rimarginarono, lasciando spazio ad una pelle bianchissima, dalle sfumature bluastre. Solo il taglio sul collo non scomparve. Mi sentii forte come mai prima. Anche i miei abiti si ripulirono e non solo, la mia marsina dozzinale divenne un capo di alta sartoria, con tanto di bastone dal pomello d’oro e un cilindro.  

– Poco prima di morire lei ha invocato il mio nome. – esclamò l’uomo, dopo alcuni minuti di silenzio. Sapevo bene con chi stavo ballando, ma non ne ero intimorita.

– Lo so. – risposi con sicurezza.

– Ed è ancora interessata ad ottenere vendetta? –

– È l’unica cosa che desidero. –

Chiunque penserebbe che in quel momento ero attanagliata dai dubbi, non capita tutti i giorni di rinunciare alla propria anima, invece non era così. Sapevo quello che stavo facendo e niente avrebbe potuto distogliermi dal mio scopo.

– Bene, ma le costerà molto. – rispose il diavolo con un sorriso furbo.

– Non importa. –

Egli non aggiunse nulla e continuammo a ballare, tuttavia l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era la mia vendetta.

– Non sia impaziente, mia cara. – mi sussurrò all’orecchio, come se avesse letto nei miei pensieri – Si goda la musica. –  

Ballammo per altri dieci minuti, poi calò il silenzio e le ombre nascoste tra gli alberi si dileguarono.

– Purtroppo è venuto il momento di separarci – sospirò il diavolo, con una sfumatura di tristezza nella sua voce – Ma è solo una cosa temporanea. Ha a disposizione quattro giorni e poi verrà con me. –

A quel punto scomparve lasciandomi sola in mezzo alla foresta. Sentii qualcosa di pesante nella tasca della mia giacca: era un orologio da taschino d’argento. Lo aprì e notai che il quadrante era diviso in quattro parti e che le lancette puntavano entrambe verso l’alto.  Una sensazione di immortalità e onnipotenza mi invase: ero risorta dalle viscere della terra come una fenice dalle proprie ceneri, una fenice simbolo della notte e dell’oscurità.

Cosa succederà nel prossimo capitolo?

  • La protagonista comincerà a mettere in atto la propria vendetta. (100%)
    100
  • La protagonista andrà all'Abete Rosso (0%)
    0
  • Si parlerà del passato della protagonista. (0%)
    0
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12 Commenti

  1. Il racconto sta continuando in maniera scorrevole e interessante e la storia di questa vendetta soprannaturale si sta facendo sempre più avvincente!
    Una cosa che ti posso consigliare è di fare dei paragrafi un po’ più brevi in modo da agevolare la lettura e renderla ancora più scorrevole e dinamica, specialmente se non ci sono, come nel tuo caso, periodi particolarmente lunghi che giustificano la presenza di paragrafi così ampi.
    Voto per cercare di parlare con il diavolo!

  2. Il ballo con il diavolo mi ha ricordato la frase del Joker di Nicholson, “Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?” 😀
    Anche questo capitolo mi è piaciuto, hai creato davvero una bella atmosfera! Tuttavia ho notato qualche piccolo errore. Per esempio nella frase iniziale, “La notte in cui mi risorsi rimarrà impressa nella mia memoria per l’eternità.”, in cui il verbo “risorgere” non è riflessivo (e ho notato questa cosa anche nella domanda dello scorso capitolo); poi io avrei messo il condizionale al posto del futuro (“sarebbe rimasta impressa”), però non penso sia un errore, semplicemente mi suona meglio così.
    Poi anche la frase “sul viso aveva all’ungherese impomatati.”, in cui non ho capito cosa volevi dire, più altri piccoli errori di battitura qui e là. Per il resto niente da dire, voto per iniziare con la vendetta!

    • Grazie mille per le osservazioni. Ho notato solo adesso che ho messo “risorgere” al rilfessivo e non so perché. Forse all’inizio avevo usato il verbo “risvegliarsi”, poi ho modificato ed è rimasto al riflessivo per sbaglio. Di solito quando scrivo qualcosa, aspetto alcune settimane e poi rileggo con la mente fresca e mi accorgo subito di certi errori. Su questa piattaforma risulta difficile fare in questo modo e purtroppo ci sono alcune sviste. Nei prossimi capitoli cercherò di stare più attenta. Riguardo al film, non l’ho visto, ho cercato di prendere degli spunti da “il maestro e Margherita” che è uno dei miei libri preferiti.

  3. Interessante l’ambientazione in questo paesino di montagna, può essere un bello scenario per un horror! Poi mi ha colpito molto la cattiveria del personaggio di Angelica e la glacialità con la quale è descritto l’omicidio. Un difetto forse l’ho notato nell’aver messo troppa carne al fuoco e nell’aver sintetizzato un po’ troppo il tutto, però devo dire che gli eventi che si succedono sono narrati così bene che questo aspetto passa in secondo piano. Voto per la notte in cui resuscita, visto che dell’uccisione e del rapporto con Angelica, seppur in modo sintetico, si è già parlato!

    • Grazie mille per il supporto. Questo è il secondo racconto che scrivo su questa piattaforma e faccio ancora fatica a dosare nel modo giusto le informazioni, in modo che l’incipit del racconto sia accattivante senza svelare troppo e soprattutto far stare il tutto il 5000 caratteri. Spero di migliorare in futuro =D

  4. Ciao, Stasy.
    mi piacciono gli horror e sono passata a dare un’occhiata.
    La storia promette bene, la scelta del nome del paese, che un po’ ricorda i Sette Nani, è in netto contrasto con l’orrore che vi ha trovato dimora. Sono curiosa di vedere come porti avanti la storia. Mi piacerebbe conoscere qualcosa di più sull’omicidio, forse io gli avrei dedicato più spazio, ma la storia è quella della vittima tornata a vendicarsi, quindi ci sta che sia sintetizzato come hai fatto tu.
    Attenzione alle eufoniche. La descrizione dell’abbigliamento della vittima è molto particolareggiato, immagino che serva a renderla riconoscibile durante lo svolgimento della storia. 🙂
    Alla prossima!
    p.s. e se fosse all’Abete Rosso, senza virgolette? 😉

  5. Lorenzo ha detto:

    Il racconto sta continuando in maniera scorrevole e interessante e la storia di questa vendetta soprannaturale si sta facendo sempre più avvincente!
    Una cosa che ti posso consigliare è di fare dei paragrafi un po’ più brevi in modo da agevolare la lettura e renderla ancora più scorrevole e dinamica, specialmente se non ci sono, come nel tuo caso, periodi particolarmente lunghi che giustificano la presenza di paragrafi così ampi.
    Voto per cercare di parlare con il diavolo!

  6. molto bello e coinvolgente, mi sta attirando molto

  7. Lorenzo ha detto:

    Il ballo con il diavolo mi ha ricordato la frase del Joker di Nicholson, “Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?” 😀
    Anche questo capitolo mi è piaciuto, hai creato davvero una bella atmosfera! Tuttavia ho notato qualche piccolo errore. Per esempio nella frase iniziale, “La notte in cui mi risorsi rimarrà impressa nella mia memoria per l’eternità.”, in cui il verbo “risorgere” non è riflessivo (e ho notato questa cosa anche nella domanda dello scorso capitolo); poi io avrei messo il condizionale al posto del futuro (“sarebbe rimasta impressa”), però non penso sia un errore, semplicemente mi suona meglio così.
    Poi anche la frase “sul viso aveva all’ungherese impomatati.”, in cui non ho capito cosa volevi dire, più altri piccoli errori di battitura qui e là. Per il resto niente da dire, voto per iniziare con la vendetta!

    • Stasy ha detto:

      Grazie mille per le osservazioni. Ho notato solo adesso che ho messo “risorgere” al rilfessivo e non so perché. Forse all’inizio avevo usato il verbo “risvegliarsi”, poi ho modificato ed è rimasto al riflessivo per sbaglio. Di solito quando scrivo qualcosa, aspetto alcune settimane e poi rileggo con la mente fresca e mi accorgo subito di certi errori. Su questa piattaforma risulta difficile fare in questo modo e purtroppo ci sono alcune sviste. Nei prossimi capitoli cercherò di stare più attenta. Riguardo al film, non l’ho visto, ho cercato di prendere degli spunti da “il maestro e Margherita” che è uno dei miei libri preferiti.

  8. Lorenzo ha detto:

    Interessante l’ambientazione in questo paesino di montagna, può essere un bello scenario per un horror! Poi mi ha colpito molto la cattiveria del personaggio di Angelica e la glacialità con la quale è descritto l’omicidio. Un difetto forse l’ho notato nell’aver messo troppa carne al fuoco e nell’aver sintetizzato un po’ troppo il tutto, però devo dire che gli eventi che si succedono sono narrati così bene che questo aspetto passa in secondo piano. Voto per la notte in cui resuscita, visto che dell’uccisione e del rapporto con Angelica, seppur in modo sintetico, si è già parlato!

    • Stasy ha detto:

      Grazie mille per il supporto. Questo è il secondo racconto che scrivo su questa piattaforma e faccio ancora fatica a dosare nel modo giusto le informazioni, in modo che l’incipit del racconto sia accattivante senza svelare troppo e soprattutto far stare il tutto il 5000 caratteri. Spero di migliorare in futuro =D

  9. keziarica ha detto:

    Ciao, Stasy.
    mi piacciono gli horror e sono passata a dare un’occhiata.
    La storia promette bene, la scelta del nome del paese, che un po’ ricorda i Sette Nani, è in netto contrasto con l’orrore che vi ha trovato dimora. Sono curiosa di vedere come porti avanti la storia. Mi piacerebbe conoscere qualcosa di più sull’omicidio, forse io gli avrei dedicato più spazio, ma la storia è quella della vittima tornata a vendicarsi, quindi ci sta che sia sintetizzato come hai fatto tu.
    Attenzione alle eufoniche. La descrizione dell’abbigliamento della vittima è molto particolareggiato, immagino che serva a renderla riconoscibile durante lo svolgimento della storia. 🙂
    Alla prossima!
    p.s. e se fosse all’Abete Rosso, senza virgolette? 😉

  10. Aomame ha detto:

    Per un attimo ho fantasticato su Paddolo ma con un battito di tastiera mi hai riportato alla tua storia.
    Storia interessante che seguirò volentieri.
    Ciao

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