Fenice blu

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede dopo? La protagonista va a casa di Angela (67%)

L’alba

 Mi fermai nel grande giardino intorno alla casa, nei pressi di alcuni cespugli e mi guardai le gambe: le calze si erano strappate e sullo stinco avevo un lungo taglio, dovuto alla colluttazione con Adalgiso. Inoltre ero ricoperta di schizzi di sangue, perfino sui capelli. Sbuffai spazientita: in pochissime ore ero riuscita a rovinare quel magnifico completo. Osservai per alcuni momenti una lacerazione che avevo sul polso e notai che da essa non usciva sangue, né tantomeno mi faceva male, sentivo soltanto un leggero pizzicore. Improvvisamente vidi che tutte le ferite si stavano rimarginando e che il sangue stava scomparendo. Nel giro di un minuto, tutto tornò come prima, perfetto, come doveva essere. Abbozzai un sorriso. Il cielo cominciava a rischiararsi e da nero che era, era diventato viola. Tra poco il paese si sarebbe svegliato. Dovevo trovare un luogo in cui nascondermi in attesa della notte, non avevo voglia di vedere nessuno, desideravo godermi la mia vendetta in solitudine. Mi incamminai per i prati del paese, in modo da non essere vista da nessuno. L’aria fredda attorno a me diventava sempre più chiara, e la luce del mattino cominciava a illuminare gli alberi ingialliti e il terreno coperto di brina. Paddolo si trovava in una valle molto stretta, la luce del sole arrivava sempre più tardi che altrove, la maggior parte del tempo era avvolto nell’ombra. Ironica come cosa a pensarci bene.  

Passai proprio davanti alla casa di Angela e mi fermai di colpo. Molto probabilmente lei stava dormendo, sarebbe stato facilissimo entrare ed ucciderla, proprio come avevo fatto con Adalgiso, ma mi trattenni. Angela sarebbe stata l’ultima ad andarsene, doveva sapere che stavo arrivando a prenderla, volevo assaporare la sua paura fino all’ultimo. La cosa migliore da fare sarebbe stata proseguire per la mia strada, rintanarmi da qualche parte, e invece no, rimasi immobile a guardare quella casa. Era un edificio a due piani, piuttosto vecchio e umido. C’era qualcosa più forte di me, che mi spingeva ad entrare. Alla fine cedetti al mio istinto e mi avvicinai ad una delle finestre. Con un pugno spaccai il vetro, rompendomi la mano, tanto sapevo che nel giro di alcuni minuti sarebbe tornata come prima. Rimasi in ascolto cercando di capire se si fosse svegliata a causa del rumore, ma tutto taceva nella casa. Entrai e cercai la camera da letto. Quando la trovai e varcai la soglia, vidi qualcosa che mai mi sarei aspettata: nel letto, accanto ad Angela c’era Tebaldo, colui che mi aveva tagliato la gola quella notte. Penso sia inutile sottolineare che lui non era il fidanzato di Angela. Mi resi conto finalmente che tutta la sua gelosia sul fatto che potessi rubarle il ragazzo, non aveva nulla a che fare con il ragazzo stesso, ma con il suo ego. Probabilmente non era neanche così innamorata. Non ci pensai due volte: andai in cucina e presi un coltello, tornai in camera e tagliai la gola a Tebaldo. Fu un lavoro molto rapido e pulito, non se ne accorse neanche. Rimasi a fissare Angela, al quale continuava a dormire, ignara di tutto. Tra tutta la rabbia, sentii delle gocce di dolore: le avevo voluto bene, avrei fatto di tutto per lei ed ero stata ripagata in questo modo. Uscii di casa lasciando il cadavere sanguinante accanto a lei. Il cielo oramai era chiaro e si vedeva bene tutto il paesaggio circostante. Per la prima volta, mi accorso di quanto fosse bello Paddolo, con i suoi fienili, le case antiche, i torrenti e le montagne che lo proteggevano come sentinelle. Percepii qualcosa di pesante nella tasca della giacca, vi misi la mano e tirai fuori l’orologio d’argento: mi ero quasi dimenticata della sua esistenza. Lo aprii e notai che la lancetta più lunga si era spostata di un po’, non dovevo dimenticarmi che avevo solo cinque giorni, non di più. Improvvisamente l’aria venne squarciata da un urlo acuto e terribile, proveniente dalla casa di Angela. Scoppiai in una risata, dimenticandomi immediatamente di Paddolo e dell’orologio. Non so cosa succederà alla fine dei cinque giorni e quale sia l’effettivo prezzo che ho pagato, ma so per certo che ne è valsa la pena.  

Dove si nasconde la protagonista?

  • Nei boschi circostanti (67%)
    67
  • A casa sua (33%)
    33
  • All'Abete Rosso (0%)
    0
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8 Commenti

  1. Il ballo con il diavolo mi ha ricordato la frase del Joker di Nicholson, “Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?” 😀
    Anche questo capitolo mi è piaciuto, hai creato davvero una bella atmosfera! Tuttavia ho notato qualche piccolo errore. Per esempio nella frase iniziale, “La notte in cui mi risorsi rimarrà impressa nella mia memoria per l’eternità.”, in cui il verbo “risorgere” non è riflessivo (e ho notato questa cosa anche nella domanda dello scorso capitolo); poi io avrei messo il condizionale al posto del futuro (“sarebbe rimasta impressa”), però non penso sia un errore, semplicemente mi suona meglio così.
    Poi anche la frase “sul viso aveva all’ungherese impomatati.”, in cui non ho capito cosa volevi dire, più altri piccoli errori di battitura qui e là. Per il resto niente da dire, voto per iniziare con la vendetta!

    • Grazie mille per le osservazioni. Ho notato solo adesso che ho messo “risorgere” al rilfessivo e non so perché. Forse all’inizio avevo usato il verbo “risvegliarsi”, poi ho modificato ed è rimasto al riflessivo per sbaglio. Di solito quando scrivo qualcosa, aspetto alcune settimane e poi rileggo con la mente fresca e mi accorgo subito di certi errori. Su questa piattaforma risulta difficile fare in questo modo e purtroppo ci sono alcune sviste. Nei prossimi capitoli cercherò di stare più attenta. Riguardo al film, non l’ho visto, ho cercato di prendere degli spunti da “il maestro e Margherita” che è uno dei miei libri preferiti.

  2. Interessante l’ambientazione in questo paesino di montagna, può essere un bello scenario per un horror! Poi mi ha colpito molto la cattiveria del personaggio di Angelica e la glacialità con la quale è descritto l’omicidio. Un difetto forse l’ho notato nell’aver messo troppa carne al fuoco e nell’aver sintetizzato un po’ troppo il tutto, però devo dire che gli eventi che si succedono sono narrati così bene che questo aspetto passa in secondo piano. Voto per la notte in cui resuscita, visto che dell’uccisione e del rapporto con Angelica, seppur in modo sintetico, si è già parlato!

    • Grazie mille per il supporto. Questo è il secondo racconto che scrivo su questa piattaforma e faccio ancora fatica a dosare nel modo giusto le informazioni, in modo che l’incipit del racconto sia accattivante senza svelare troppo e soprattutto far stare il tutto il 5000 caratteri. Spero di migliorare in futuro =D

  3. Ciao, Stasy.
    mi piacciono gli horror e sono passata a dare un’occhiata.
    La storia promette bene, la scelta del nome del paese, che un po’ ricorda i Sette Nani, è in netto contrasto con l’orrore che vi ha trovato dimora. Sono curiosa di vedere come porti avanti la storia. Mi piacerebbe conoscere qualcosa di più sull’omicidio, forse io gli avrei dedicato più spazio, ma la storia è quella della vittima tornata a vendicarsi, quindi ci sta che sia sintetizzato come hai fatto tu.
    Attenzione alle eufoniche. La descrizione dell’abbigliamento della vittima è molto particolareggiato, immagino che serva a renderla riconoscibile durante lo svolgimento della storia. 🙂
    Alla prossima!
    p.s. e se fosse all’Abete Rosso, senza virgolette? 😉

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