Fenice blu

Dove eravamo rimasti?

Dove si nasconde la protagonista? Nei boschi circostanti (67%)

La volpe

Mi nascosi dietro al muro grigio di un edificio disabitato, dal quale si riusciva a vedere perfettamente l’entrata della casa di Angela e rimasi ad osservare. Dopo alcuni minuti arrivò un’ambulanza con le sirene accese, seguita da un’auto dei carabinieri. Degli uomini scesero e bussarono alla porta, Angela aprì con un’espressione sconvolta. Restai là per altri cinque minuti, ma mi stufai velocemente di quella scena patetica: vidi le lacrime finte di Angela, mentre spiegava alle forze dell’ordine ciò che era successo, il cadavere di Tebaldo infilato nel sacco nero e i vicini curiosi, che si avvicinavano alla casa per capire cosa fosse successo. Era tutto molto noioso e insignificante ai miei occhi. Sapevo che ad Angela non importava nulla di Tebaldo, così come non le importava di nessuno che non fosse lei, eppure riusciva recitare alla perfezione qualunque sentimento le fosse richiesto di provare. Che dire, era un’attrice nata. Nessuno sembrava accorgersene, d’altronde non me ne ero accorta neppure io. Mi voltai stizzita, imboccai uno dei vicoletti che si snodavano tra le case e sbucai in un grande prato, alla fine del quale c’era un bosco. Decisi che avrei passato la giornata nascosta tra gli abeti, avvolta tra il profumo di resina e del muschio. Di fianco al prato c’era una casa appena ristrutturata, con una panchina vicino all’entrata. Qualcosa sulla panchina attirò la mia attenzione, mi avvicinai e vidi un quotidiano locale di qualche giorno prima. La donna in copertina ero io. Mi sentii lusingata della cosa, addirittura in prima pagina! Lo afferrai e lo portai con me. Nel bosco mi sedetti sulla terra bagnata, vicino ad un piccolo ruscello, nato a causa delle piogge autunnali. Cominciai a leggere l’articolo che parlava della mia scomparsa: “…la donna è scomparsa senza lasciare alcuna traccia… potrebbe essersi allontanata di sua spontanea volontà… le indagini sembrano portare ad un vicolo cieco…”. Un sacco di parole per non dire nulla. Il mio sarebbe rimasto un caso irrisolto, lo sapevo già. Alzai lo sguardo e vidi davanti a me, dall’altra parte del ruscello, una volpe. Essa mi fissava con i suoi occhi gialli e, per qualche motivo a me sconosciuto, fui assalita da un’insolita angoscia. L’animale se ne stava immobile a pochi metri da me e mi guardava, sembrava cosciente dell’effetto che il suo sguardo stava avendo su di me. Sarei voluta scappare, ma i muscoli non rispondevano ai miei comandi. Improvvisamente la volpe si alzò sulle due zampe posteriori, lasciandomi sbalordita, e si avvicinò:

–  Buongiorno. È stato il padrone a mandarmi. – disse. In meno di un giorno avevo visto delle cose folli, prive di qualunque spiegazione logica, quindi sapevo per certo che non stavo sognando.

– Brutto, non è vero? Essere spaventati intendo. Sono certo che in queste poche ore si fosse già dimenticata di questo sentimento. È un uomo molto intelligente, il padrone. Riesce ad incantare i suoi servi come per magia, nessuno di fronte a lui ha paura, ci si sente invincibili, ma non dura per sempre. –  continuò la volpe imperturbabile.

–  Intende dire il diavolo? – balbettai.

– Certo, e chi altro. Tuttavia la paura è necessaria, altrimenti ci si dimentica del debito che si ha con lui e le garantisco, signorina, che non è una cosa di cui ci si vuole dimenticare. Il padrone è molto preciso nel riscuotere ciò che gli è dovuto. –

Quell’animale parlava con assoluta tranquillità, come se discutesse del tempo e io lo ascoltavo senza riuscire a proferire una sola parola. Mi sentivo molto sciocca ad essere così spaventata da una volpe, eppure non potevo farne a meno.

– Inoltre il padrone mi ha detto di chiederle se c’è qualcosa che non la soddisfa – continuò la volpe.

Cercai di fare un sorriso beffardo, ma non mi riuscii e mormorai:

– Va tutto bene, mai stata meglio. –

– Ottimo, allora le auguro una buona giornata. –

Finito di parlare, la volpe fece un balzo e scomparve nella boscaglia. Rimasi da sola, riflettendo su ciò che era appena accaduto. I deboli raggi invernali passavano attraverso le foglie morenti e si adagiavano sulla mia pelle, senza darmi alcun calore. Cominciai ad avere dei ripensamenti, era una sensazione strana, sgradevole. Non ero abituata ad avere dei ripensamenti: quando prendevo una decisione, andavo fino in fondo, senza guardarmi indietro. Eppure stavolta le cose erano diverse, forse mi ero spinta troppo in là, avevo imboccato una strada senza ritorno.

Cosa succede dopo?

  • La protagonista cerca di contattare il diavolo per parlargli (50%)
    50
  • La protagonista non si pente e continua con la sua vendetta (50%)
    50
  • La protagonista comincia a pentirsi della scelta fatta (0%)
    0
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12 Commenti

  1. Il racconto sta continuando in maniera scorrevole e interessante e la storia di questa vendetta soprannaturale si sta facendo sempre più avvincente!
    Una cosa che ti posso consigliare è di fare dei paragrafi un po’ più brevi in modo da agevolare la lettura e renderla ancora più scorrevole e dinamica, specialmente se non ci sono, come nel tuo caso, periodi particolarmente lunghi che giustificano la presenza di paragrafi così ampi.
    Voto per cercare di parlare con il diavolo!

  2. Il ballo con il diavolo mi ha ricordato la frase del Joker di Nicholson, “Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?” 😀
    Anche questo capitolo mi è piaciuto, hai creato davvero una bella atmosfera! Tuttavia ho notato qualche piccolo errore. Per esempio nella frase iniziale, “La notte in cui mi risorsi rimarrà impressa nella mia memoria per l’eternità.”, in cui il verbo “risorgere” non è riflessivo (e ho notato questa cosa anche nella domanda dello scorso capitolo); poi io avrei messo il condizionale al posto del futuro (“sarebbe rimasta impressa”), però non penso sia un errore, semplicemente mi suona meglio così.
    Poi anche la frase “sul viso aveva all’ungherese impomatati.”, in cui non ho capito cosa volevi dire, più altri piccoli errori di battitura qui e là. Per il resto niente da dire, voto per iniziare con la vendetta!

    • Grazie mille per le osservazioni. Ho notato solo adesso che ho messo “risorgere” al rilfessivo e non so perché. Forse all’inizio avevo usato il verbo “risvegliarsi”, poi ho modificato ed è rimasto al riflessivo per sbaglio. Di solito quando scrivo qualcosa, aspetto alcune settimane e poi rileggo con la mente fresca e mi accorgo subito di certi errori. Su questa piattaforma risulta difficile fare in questo modo e purtroppo ci sono alcune sviste. Nei prossimi capitoli cercherò di stare più attenta. Riguardo al film, non l’ho visto, ho cercato di prendere degli spunti da “il maestro e Margherita” che è uno dei miei libri preferiti.

  3. Interessante l’ambientazione in questo paesino di montagna, può essere un bello scenario per un horror! Poi mi ha colpito molto la cattiveria del personaggio di Angelica e la glacialità con la quale è descritto l’omicidio. Un difetto forse l’ho notato nell’aver messo troppa carne al fuoco e nell’aver sintetizzato un po’ troppo il tutto, però devo dire che gli eventi che si succedono sono narrati così bene che questo aspetto passa in secondo piano. Voto per la notte in cui resuscita, visto che dell’uccisione e del rapporto con Angelica, seppur in modo sintetico, si è già parlato!

    • Grazie mille per il supporto. Questo è il secondo racconto che scrivo su questa piattaforma e faccio ancora fatica a dosare nel modo giusto le informazioni, in modo che l’incipit del racconto sia accattivante senza svelare troppo e soprattutto far stare il tutto il 5000 caratteri. Spero di migliorare in futuro =D

  4. Ciao, Stasy.
    mi piacciono gli horror e sono passata a dare un’occhiata.
    La storia promette bene, la scelta del nome del paese, che un po’ ricorda i Sette Nani, è in netto contrasto con l’orrore che vi ha trovato dimora. Sono curiosa di vedere come porti avanti la storia. Mi piacerebbe conoscere qualcosa di più sull’omicidio, forse io gli avrei dedicato più spazio, ma la storia è quella della vittima tornata a vendicarsi, quindi ci sta che sia sintetizzato come hai fatto tu.
    Attenzione alle eufoniche. La descrizione dell’abbigliamento della vittima è molto particolareggiato, immagino che serva a renderla riconoscibile durante lo svolgimento della storia. 🙂
    Alla prossima!
    p.s. e se fosse all’Abete Rosso, senza virgolette? 😉

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