Fenice blu

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede dopo? Interviene qualcuno a fermare la protagonista (100%)

In trappola

Quando raggiunsi le prime case del paese, il sole stava già tramontando: senza accorgermene, avevo passato la maggior parte della giornata a vagare nei boschi senza meta. Adesso mancavano poco più di quattro giorni e dovevo smetterla di perdere tempo. La mia impulsività aveva avuto la meglio su di me ancora una volta. Era stata lei a portarmi a Paddolo e sempre per colpa sua mi trovavo in questa situazione. Se ripenso alla mia breve vita, mi rendo conto di aver preso molte decisioni avventate. Se a diciotto anni non mi fossi immischiata nel giro di droga del mio oramai ex fidanzato, non sarei stata arrestata, mio padre non avrebbe dovuto chiedere favori a tutti i suoi amici più influenti per farmi uscire di prigione e sempre mio padre non mi avrebbe mandata quassù a mettere la testa a posto. Sapevo che quello sconsiderato del mio ragazzo non era affidabile, che era un incosciente e che si sarebbe fatto beccare prima o poi, ma erano soldi facili e a chi è che non piacciono i soldi facili!

In questa giornata all’insegna della vendetta e di terribili ripensamenti, di una cosa non mi ero accorta: qualcuno tramava nell’ombra, deciso a fermarmi a qualunque costo. Onestamente da quanto mi ero risvegliata, non mi era passato per la testa che qualcuno potesse accorgersi di quello che stava succedendo. Un patto col Diavolo? E chi poteva credere ad una cosa del genere? Nessuno! O almeno così pensavo e invece, come molte altre volte, ero in errore.

In quella sera d’autunno la luna splendeva, offuscata di tanto in tanto da una nuvola innocua. Le strade erano deserte, ma io le percorsi con estrema cautela: non volevo seccature, non ero dell’umore. Prima di rendermi conto di dove stavo andando, mi ritrovai davanti alla chiesa. Era bianca e dalle linee piuttosto semplici, l’interno invece non me lo ricordavo, ci ero entrata una o due volte mentre ero in vita. Non so perché decisi di intrufolarmici, forse perché avevo da poco scoperto l’esistenza del Diavolo e quindi una parte di me stava cominciando a credere anche in Dio, o perché volevo un posto tranquillo e silenzioso in cui passare qualche ora. La porta principale era chiusa, mentre la piccola entrata laterale era stranamente aperta. Mi sarei dovuta chiedere perché, invece entrai senza indugiare un secondo. C’era odore d’incenso e i soffitti erano più alti di quanto ricordassi. Mi sedetti su una delle panche in legno scuro e rimasi lì un’ora, forse due, finché sentii dei passi dietro di me. Mi girai di scatto e vide l’esile figura di don Roberto camminare lungo la navata illuminata a tratti dai raggi della luna. Scivolai sulla panca e mi rannicchiai ai suoi piedi, forse il prete non mi aveva vista e sarei riuscita a sgusciare via in qualche modo. Non avevo capito che era lì per me.

«Rimani pure dove ti trovi, non ha senso nascondersi» mi disse con voce calma, ma decisa.

Riemersi dall’oscurità e mi tornai a sedere guardandolo confusa.

«Chissà perché venite tutti nella casa del Signore ad un certo punto» continuò fermandosi a fianco della panca su cui ero seduta e guardando dritto davanti a lui.

«Tutti chi?» chiesi.

Mi annoiavo; ormai le inebrianti sensazioni della notte prima erano solo un ricordo.

«Tutti voi che decidete di donare le vostre anime a Satana» fece una breve pausa poi riprese «Ad un certo punto, prima o dopo, decidete di andare in chiesa. Ho sentito le scuse più disparate per giustificarlo, ma io so che è dovuto alla disperazione»

Solo alla fine mi resi conto di quanto don Roberto avesse ragione con queste parole, ma in quel momento mi sembrava un’affermazione assurda.

«Vuole dire che altri abitanti di Paddolo hanno deciso di vendere l’anima al diavolo?» chiesi in tono beffardo.

«No, non a Paddolo. Ho girato molti posti prima di arrivare qui»

«E lei come fa a sapere che qualcuno ha dato via la propria anima»

«Lo sento. Nello stomaco, come un pugno lancinante. Chiamalo talento, sesto senso, dono, come vuoi»

«Bene. Grazie per la chiacchierata, ma io devo andare. Come avrà intuito ho una vendetta da portare a termine» dissi alzandomi dalla panca e voltandomi verso la porta ancora spalancata.

«Mi dispiace, ma non posso lasciarti andare da nessuna parte. Questa tua folle missione finisce qui»

In quel momento la porta si chiuse con un colpo secco che rimbombò per tutto l’edificio. Ero bloccata lì dentro.

Cosa succede dopo?

  • C'è un violento scontro tra don Roberto e la protagonista (100%)
    100
  • Interviene un aiutante del Diavolo (0%)
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  • La protagonista riesce a scappare dalla chiesa (0%)
    0
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14 Commenti

  • Il racconto sta continuando in maniera scorrevole e interessante e la storia di questa vendetta soprannaturale si sta facendo sempre più avvincente!
    Una cosa che ti posso consigliare è di fare dei paragrafi un po’ più brevi in modo da agevolare la lettura e renderla ancora più scorrevole e dinamica, specialmente se non ci sono, come nel tuo caso, periodi particolarmente lunghi che giustificano la presenza di paragrafi così ampi.
    Voto per cercare di parlare con il diavolo!

  • Il ballo con il diavolo mi ha ricordato la frase del Joker di Nicholson, “Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?” 😀
    Anche questo capitolo mi è piaciuto, hai creato davvero una bella atmosfera! Tuttavia ho notato qualche piccolo errore. Per esempio nella frase iniziale, “La notte in cui mi risorsi rimarrà impressa nella mia memoria per l’eternità.”, in cui il verbo “risorgere” non è riflessivo (e ho notato questa cosa anche nella domanda dello scorso capitolo); poi io avrei messo il condizionale al posto del futuro (“sarebbe rimasta impressa”), però non penso sia un errore, semplicemente mi suona meglio così.
    Poi anche la frase “sul viso aveva all’ungherese impomatati.”, in cui non ho capito cosa volevi dire, più altri piccoli errori di battitura qui e là. Per il resto niente da dire, voto per iniziare con la vendetta!

    • Grazie mille per le osservazioni. Ho notato solo adesso che ho messo “risorgere” al rilfessivo e non so perché. Forse all’inizio avevo usato il verbo “risvegliarsi”, poi ho modificato ed è rimasto al riflessivo per sbaglio. Di solito quando scrivo qualcosa, aspetto alcune settimane e poi rileggo con la mente fresca e mi accorgo subito di certi errori. Su questa piattaforma risulta difficile fare in questo modo e purtroppo ci sono alcune sviste. Nei prossimi capitoli cercherò di stare più attenta. Riguardo al film, non l’ho visto, ho cercato di prendere degli spunti da “il maestro e Margherita” che è uno dei miei libri preferiti.

  • Interessante l’ambientazione in questo paesino di montagna, può essere un bello scenario per un horror! Poi mi ha colpito molto la cattiveria del personaggio di Angelica e la glacialità con la quale è descritto l’omicidio. Un difetto forse l’ho notato nell’aver messo troppa carne al fuoco e nell’aver sintetizzato un po’ troppo il tutto, però devo dire che gli eventi che si succedono sono narrati così bene che questo aspetto passa in secondo piano. Voto per la notte in cui resuscita, visto che dell’uccisione e del rapporto con Angelica, seppur in modo sintetico, si è già parlato!

    • Grazie mille per il supporto. Questo è il secondo racconto che scrivo su questa piattaforma e faccio ancora fatica a dosare nel modo giusto le informazioni, in modo che l’incipit del racconto sia accattivante senza svelare troppo e soprattutto far stare il tutto il 5000 caratteri. Spero di migliorare in futuro =D

  • Ciao, Stasy.
    mi piacciono gli horror e sono passata a dare un’occhiata.
    La storia promette bene, la scelta del nome del paese, che un po’ ricorda i Sette Nani, è in netto contrasto con l’orrore che vi ha trovato dimora. Sono curiosa di vedere come porti avanti la storia. Mi piacerebbe conoscere qualcosa di più sull’omicidio, forse io gli avrei dedicato più spazio, ma la storia è quella della vittima tornata a vendicarsi, quindi ci sta che sia sintetizzato come hai fatto tu.
    Attenzione alle eufoniche. La descrizione dell’abbigliamento della vittima è molto particolareggiato, immagino che serva a renderla riconoscibile durante lo svolgimento della storia. 🙂
    Alla prossima!
    p.s. e se fosse all’Abete Rosso, senza virgolette? 😉

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