I folletti del Lunedì

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede sulla foglia-chiatta? Il prezioso libro "I segreti di Parigi" viene rubato e Milli si lancia all'inseguimento (33%)

Canal Saint-Martin

Milli passeggiava tra la folla.

I suoi occhi erano alla ricerca di  scorci dove poter ammirare la chiatta dalla forma e consistenza leggera di una foglia. Dal picciolo all’apice accoglieva i passeggeri all’interno dei suoi bordi dove erano posizionati dei morbidi cuscinetti.

Milli vi sprofondò stancamente e sorrise felice: i suoi occhi assorbivano tutto e risplendevano per la novità.

Non lontano, un gruppo di Lucciole catturò la sua attenzione. Trafficavano rumorosamente prima di entrare in servizio. Milli le vide accendersi e volare, una dopo l’altra, creando una luce romantica e soffusa. L’ultimo membro del gruppo si chinò verso una piccola lucciola imbronciata e intimò: “Stefan, mi raccomando di dormire. Io e tuo padre ti terremo d’occhio”. Milli ridacchiò vedendo il broncio della piccola lucciola. Portava un basco stropicciato, leggermente inclinato. Il corpo era avvolto in un mantello blu notte sporco di pittura, che gli conferiva un aria mondana. Da una delle tasche del mantello sbucavano le punte di innumerevoli pennelli. All’improvviso Stefan la guardò.

“Hei folletta, non distrarti troppo altrimenti qualcuno potrebbe rubarti quello zainetto che ti porti appresso”.

Milli, colta in flagrante e non sapendo cosa rispondere girò la testa dall’altra parte, ma accolse il suggerimento e mise al sicuro lo zainetto.

“Hei scusami, hei, dico a te”.

Stefan si avvicinò a Milli che dal canto suo, urlò allarmata. “Scusami, scusami non volevo spiarti. S-s-s-olo che, solo che, non avevo mai una lucciola prima d’ora.”  Stefan, il cui intento iniziale era stuzzicarla, rimase spiazzato dalla sua ingenuità.

Sorrise, scosse la testa e si presentò.  “Ciao, mi chiamo Stefan. Volevo solo avvisarti che mentre spioncellavi a destra e a manca, qualcuno stava puntando il tuo zainetto”.

Milli cascò dalla magnolia. “Scusami prego? Non conosco nessuno” disse Milli guardandosi in giro.

“Se è così, forse è meglio che ci sediamo vicini”. Stefan allungò una zampetta. Milli lo guardò titubante ma allungò la mano. “Mi chiamo Milli e sono un folletto del lunedì”.

“Un folletto di che cosa?” chiese curioso Stefan. “Un folletto del lunedì. Svolgo i compiti che arrivano ogni lunedì per posta”.

Stefan sorrise. “Questa poi”. 

Milli alzo le spalle e continuò il suo monologo. “Bè, svolgo i compiti perché è il mio lavoro. Lo stesso dei mie nonni e dei miei genitori. Continuo la tradizione. Riguardo al chi mi affida questi compiti, è una bella domanda. Ogni lunedì passa il postino, ma non sono mai riuscita a scoprire la sua identità”.

“Un mistero. Mi piace!”. “Tu invece chi sei, Stefan?” chiese Milli cambiando discorso. All’accademia del Lunedì aveva giurato di non raccontare mai la natura dei suoi compiti.

“La mia storia è molto semplice”, rispose la lucciola alzando le spalle. “Le vedi quelle lucciole la sopra? Lavorano come illuminazione per la chiatta. Tra loro ci sono i mie genitori. Ogni tanto li accompagno perché non pago il passaggio. Sai, anche io ho un segreto Milli”. 

“Vedi” disse Stefan sottovoce, “Io sono l’ultimo impressionista di Parigi”.

Milli non sapeva nulla né di pittura né di movimenti artistici ma annui in silenzio. Non era brava a mentire e disse: “Scusami Stefan ma non so cosa significhi”.

Stefan pensò che un personaggio così fuori dal mondo come lei doveva avere per forza qualcosa di speciale. Decise quindi di esserle amico: “Tranquilla, domani mattina all’alba te lo mostrerò”. Milli e Stefan parlarono fitto fitto fino a quando gli occhi si chiusero cullati dalla chiatta. Milli si svegliò di buon’ora e vide accanto a se Stefan.

“Buongiorno Lunedi, oggi è martedì”, scherzò lui.

Milli ridacchiò sorpresa e aprì  il suo zainetto per cercare un dolcetto. Ne offrì uno anche a Stefan che ridendo accettò. “Hey Lunedì, guardati attorno. La senti la magia?”

Milli svogliatamente alzò lo sguardo e si bloccò. Dovete sapere che un folletto è molto molto piccolo e quindi fatica a gestire grandi emozioni. Quando Milli aveva visto il rosa dell’alba che macchiava il marmo bianco dei palazzi  si era bloccata. E parliamo di minuti. Stefan leggermente preoccupato le tirò una manica.

“Heilà, c’è nessuno?”. Milli si riprese e prese a correre da un lato all’altro della foglia. Voleva vedere tutto: le strade silenziose, i lampioni, gli alberi, i cafè. “Bellissimo, bellissimo, Stefan! Non avevo mai visto Parigi così”.

“Ora osservala come faccio io, vieni ti faccio vedere”. Le disse sorridente Stefan. “Guarda il riflesso di Parigi sull’acqua. Alla fine noi ci muoviamo sempre nella vita e qua, su questa chiatta, io cerco di catturare il momento. Lo vedi sul fiume, non regala contorni. La luce è la protagonista e mi guida”. Gli occhi di Milli erano imprigionati in quel momento magico, perfetto. O quasi.  “Serve la mia crepes speciale, quella con il riso soffiato e  la nutella.”

Milli si girò per recuperare il dolcetto ma il suo zainetto, con le monete per il parco, il libro verde e tutto il resto, non c’era più. 

Chi ha rubato lo zainetto

  • Un nuovo personaggio (100%)
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  • Un gufo (0%)
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  • Stefan, per metterglielo al sicuro (0%)
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16 Commenti

  • Ciao roro 🙂 questo racconto alla Mirmo mi piace tanto: è allegro, a tratti tenero, e sembra essere una bella avventura. Il cap.3 è stato il mio preferito fino ad ora. Non sono sicuro sia il mio genere, ma so che per scrivere una fiaba accattivante ci vuole tanta maestria ed abilità nel giocare con gli archetipi e gli stereotipi. Ti seguo con piacere 🙂 a presto!

  • Avevo letto il primo capitolo, ma non avevo voluto commentare per farmi un’idea con il secondo. Adesso posso affermare che questa storia mi piace.
    Per il primo capitolo avevo votato per i bimbi, ma devo dire che questa avventura aux Buttes-Chaumont è stata la scelta migliore, si prospetta tanto mistero e una bella avventura.
    Per questo capitolo voto per gli abitanti strani e inquietanti

  • Ciao! Ho trovato questo primo capitoletto davvero adorabile, non ho avuto nessuna difficoltà ad immaginarmi questa viuzza di Parigi e la magnolia di Milli. Il tuo stile di scrittura è molto piacevole e il piccolo mistero imbastito, per quanto semplice, è simpatico e fa venir voglia di continuare la lettura. Ho votato per mandare Milli in missione dall’altra parte della città. A presto!

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