La morte non ti ha ucciso

la mia morte

La stanza era d’un bianco cadaverico con rivoli di menta, impiegai qualche istante a focalizzare l’immagine di cui ero prigioniera, lì stesa sul lettino d’ospedale con le flebo a farmi da gioielli mi accorsi di non respirare totalmente in autonomia, ma grazie a quelle lunghe cannucce da cui mi veniva passato l’ossigeno anziché un buon frappè. Il mio corpo livido e intorpidito giaceva per metà coperto da un leggero lenzuolo, ma proprio quando iniziai a ricomporre nella mia mente ammaccata l’incidente che mi aveva costretta al coma, mi spensi. Ci fu un lungo suono ininterrotto, un cortocircuito, il mio cuore aveva smesso di battere… allora perché aveva voluto farmi vedere dove stavo morendo? il buio coprì gli ultimi secondi della mia vita. In una stanza accanto alla mia c’era una ragazza, era stata ricoverata il giorno stesso in cui sembrava che io fossi definitivamente morta, arrivò nella sala operatoria qualche ora prima del mio breve risveglio, le aprirono il corpo come se avessero dovuto smontarlo e ricomporlo, ma nonostante la corsa contro il tempo, la debolezza del suo corpo deturpato ebbe la meglio e il sangue si diradò in una grave emorragia. Se ce l’avesse fatta sarebbe comunque morta più tardi… se ce l’avesse fatta la sua vita non sarebbe stata più la stessa, ma cosa più importante, se ce l’avesse fatta non ce l’avrei fatta io, la sua vita per la mia. Non ci sono domande da fare, perché non ci sono risposte che saprei dare.  Quando fu ufficialmente morta, in quel frammento che vidi prima di morire con lei, una scarica elettrica irradiò il mio corpo, poi un’altra che non fu l’ultima, non ero viva, ma so di aver sentito quelle due lastre schiacciarmi il petto, il defibrillatore però fu solo una delle cose che mi riportarono in vita, perché proprio in quella scheggia fra luce e buio rivissi nella mia testa l’incidente, ma sapevo che non era il mio. Non sapevo quale fosse la fonte della miriade d’immagini che vidi quando esalai quel forte respiro strozzato e in quel momento si dissolsero e fui nuovamente io. Quella notte rimasi in ospedale per essere tenuta sotto controllo, non so dire di preciso cosa aleggiasse fra i miei frastagliati pensieri. In quel momento troppe erano le cose che dominavano l’attenzione nella mia testa e soprattutto mi sentivo diversa, ero io ma con qualcosa di nuovo, estraneo, ricordavo delle cose che non credevo di aver mai vissuto, e mi chiedevo se fosse una confusa distorsione della realtà. Mi svegliai di colpo, i miei occhi se la presero con calma per rendere il più chiaro possibile ciò che avevo davanti, una figura femminile sfocata era di schiena difronte il mio letto e in quel momento quasi credetti di sta per morire d’infarto, poi iniziò a sussurrare qualcosa di appena udibile finché non alzò la voce…

“aspettavo che ti svegliassi” disse, poi aggiunse immediatamente:

“lo sento” la donna fece una pausa e poi ripeté le stesse parole

“lo sento, puoi stare tranquilla non ti accadrà nulla”,

“cosa? di che… di che stai parlando?” chiesi,

“sento il tuo cuore, perché una parte mi appartiene, una parte di te è mia” stetti quasi per gridare aiuto quando lei mi fermò di colpo,

“non farlo, lo so che stavi per gridare, sono anche nella tua testa, non puoi avere segreti, quindi non farlo”,

“mio dio ti prego non farmi del male”,

“ti ho detto che non te ne farei, ferirei anche me e sei l’unico modo che ho per vivere ancora…. non so perché”,

“non capisco” dissi confusa mentre lentamente quella figura difronte a me roteò per svelarmi il suo volto, era pallida come la morte, i capelli castano ramato creavano dolci ricci e i suoi occhi, d’un espressività mista fra il dolore, la nostalgia, la consapevolezza eppure quel pizzico di confusione che si prendeva gioco anche di me; le sue vesti azzurro chiaro erano macchiate e non appena si accorse del mio sguardo puntato su quei disegni astratti di sangue sul tessuto ceruleo come se potesse leggermi, e cominciai a credere che fosse possibile, disse :” no, non te ne preoccupare, sono solo ciò che resta del motivo per cui sono morta” e nel mentre fece un passo in avanti poggiando le mani sulle sbarre del letto e così ritrassi le gambe presa dalla tachicardia.

“ti prego non avvicinarti, va via!”,

“non posso, puoi anche non vedermi ma sarò sempre li” disse indicando me col suo scheletrico braccio…

“chi sei?” chiesi ormai quasi abituata a quella paura che si fondeva con ogni mia cellula

“siamo morte nello steso momento oggi, non posso dirti molto, ma la mia anima mi è come sfuggita di mano, è scivolata nel tuo corpo, se non fosse per questo ora saresti all’obitorio, ci sono anche io dentro di te, non so come posso andarmene, ma devi scoprire chi mi ha uccisa, me lo devi per averi dato la mia vita”

“cosa?!”

“ascolta non ho molto altro tempo per oggi, ricorda ciò che ho detto, trovami, saprai come fare, hai la mia testa, i miei ricordi”

a quel punto si dissolse nel buio, le mani mi tremavano, guardai dove prima sostava la figura, poi caddi nel sonno più completo.

Cosa farà la protagonista al risveglio?

  • crederà che la visione sia stata tutta un sogno ma avrà un sorpresa inaspettata a ricordarle che è tutto vero (50%)
    50
  • approfitterà della permanenza in ospedale per frugare fra i documenti e scroprire chi è la ragazza che è morta contemporaneamente a lei (50%)
    50
  • Scapperà dall'ospedale presa dal panico (0%)
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