Le cronache di Devon.

un incontro inaspettato

Era tarda notte, il sole era ormai calato da qualche ora e la notte si accingeva a fare il suo corso.

Le vie del paese, a tipica scacchiera romana, ricreavano un ululato particolarmente rilassante accogliendo le onde del vento tra i canali del porticato.

Era raro incontrare qualcuno a quell’ora li, ma in genere incontri notturni non sarebbero stati comunque di buon auspicio, ma purtroppo il target di individui che si aggiravano per i vicoli a scacchiera di quella cittadella durante le ore più buie della notte erano per lo più soggetti poco raccomandabili.

Devon scrutava il nulla alla ricerca di un pensiero da cavalcare verso il prossimo trip ma niente, il tempo passava a sua discrezione mentre il vino continuava a calare nella bottiglia.

Devon era il tipico soggetto poco raccomandabile, soprattutto ad una certa ora, quando i ricordi diventano pugnali nelle tempie di chi non può permettersi un passato nostalgico.

Devon non era felice.

Sapeva di star vivendo all’ombra dei suoi sogni passati, accatastati come un giaciglio di foglie destinato a volare via con il vento.

In un istante fu come se realizzò quanto si odiasse per le scelte fatte e la rabbia lo pervase, cominciò a ringhiare bestemmie  maledendo se stesso e la sua incapacità di prendere posizione, poi il silenzio.

Prese la bottiglia e la ruppe contro la panchina di  metallo, contemplò il suo polso sinistro cercando di contare le linee che si intersecavano tra di loro, un polso reduce di tante battaglie, ma  in un attimo di esitazione realizzo quale grande sbaglio stesse facendo; non se la doveva prendere con se stesso, la convinzione che a farlo cedere nell’oblio dell’irrisolutezza fossero state le persone da cui fu abbandonato lo pervase, era furibondo.

Accompagnato dallo strusciare delle suole con il cemento intraprese la via di casa, o per lo meno di quella che lo sarebbe stata per quella notte, una notte insolita. La luna piena mascherata da una vasta massa di nuvole rendeva il celo di un bianco sporco, un po’ come la neve in strada dopo un giorno di smog.

Cominciò a pensare a Margaret e a quante ne avevano passate insieme, era bello prima che le cose prendessero quella piega. Devon non amava farle del male ma non sopportava l’ idea che ci fosse un altro uomo, un uomo che lei non voleva ammettere di conoscere. Il ricordo di quest’ uomo si fece strada nel suo immaginario nonostante fosse puro frutto dell’insicurezza di un uomo che non sapendo prendere posizione fece si che la sua sconfitta diventasse ineluttabile.

Arrivò in stazione dove lo aspettava la sala di attesa che, nonostante fosse tardi, per chi era capace di forzare la mano sulla porta di ingresso non aveva limiti di orario.

Mentre entrava nella sala di attesa udì una voce, si fermò cercando di capire la direzione di quelle parole.

Vi era una ragazza seduta nella panchina di fronte alla stazione, aspettava qualcuno che a giudicare dal tono della ragazza non sarebbe venuto di li a poco.

Devon cominciò a percepire una sensazione strana, una percezione di potere, come se potesse decidere il fato di quella situazione. Sapeva di poterlo fare. Lo affascinava l’idea di poter cambiare un contesto a cui non apparteneva, desiderio diametralmente opposto alla sua capacità di influenzare un contesto a cui invece apparteneva, la sua vita.

La ragazza smise di parlare al telefono e cominciò ad agitare freneticamente le dita sullo schermo del telefono, non sapeva di essere osservata e a Devon piaceva quel senso di intimità che c’era tra di loro, solo a lui era concesso guardarla in quella notte spoglia di gente.

Cominciò ad interrogarsi su come si potesse iniziare una conversazione all’una di notte ma non riuscì a dare risposta al suo quesito, allora decise di farsi coraggio e si incamminò verso la ragazza che, girandosi di scatto, notò un uomo che si accingeva ad avvicinarla.

La ragazza gli chiese se avesse bisogno di qualcosa ma Devon non seppe cosa risponderle nonostante le sue gambe non avessero la stessa insicurezza dei suoi pensieri e, passo dopo passo l’estraneo si faceva sempre più vicino.

come proseguirà la storia?

  • Devon da dimostrazione del suo stato alcolemico. (0%)
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  • la ragazza si da alla fuga. (100%)
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  • arriva la persona attesa dalla ragazza. (0%)
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3 Commenti

  1. Ciao Khalid!
    Mi sono sentita come sprofondare nella densa voragine di pensieri e sentimenti conflittuali di Devon. Sei riuscito a farci capire così tanto già in questo primo capitolo della tua storia, però non vedo l’ora di scoprirne di più, su di lui, su Margaret e il suo uomo misterioso, sulla ragazza seduta in stazione… Pare che sia Devon che tutti di notte in quella cittadina siano “poco raccomandabili” ma perché? In che senso? Cosa li rende tali? E come mai la ragazza non sembra aver reagito a questo aspetto di Devon quando lo ha visto? Raccontaci le cose, il perché. Anzi, ancora meglio: mostracele, tramite il loro carattere, descrivendo il loro aspetto… Non vedo l’ora di leggere di più, sperando che vinca la fuga della ragazza! Ti seguo,
    Perla

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