Una ragione

Dove eravamo rimasti?

Lasciata la prigione cosa farà Diane? seguirà il filo dei suoi pensieri e ricordi (67%)

Pensieri vaganti

Come smettere di sentire quell’insanabile senso di vuoto che le premeva sullo stomaco insieme a un nodo di sentimenti contrastanti e lacrime represse che la rendevano fragile e tremante come una foglia scossa da una burrasca? E come tornare a casa dove, era sicura, Antoine l’aspettava come un lupo famelico? Le avrebbe posto mille domande, avrebbe fatto pressione per farsi raccontare tutto ciò che era successo in quella cella, tutto ciò che lei e Alexandre si erano detti.

Quella mattina, quando le aveva accordato il permesso per visitare il detenuto, le aveva raccomandato di non commettere pazzie, di non farsi giustizia da sola, ma, in fondo, quelle parole erano stati subdoli suggerimenti. Antoine desiderava che Diane si sbarazzasse di quell’uomo che si era frapposto fra loro per tanti anni, bramava la sua morte più di qualsiasi altra cosa al mondo e l’attesa di quel momento lo riempiva di una sorta di angosciosa inquietudine. Inconsciamente aveva sperato che Diane compisse un atto disperato. Nessuno l’avrebbe biasimata, nessuno l’avrebbe condannata.Forse l’avrebbero perfino considerata un’eroina che aveva posto fine all’infame esistenza di un nemico della Repubblica. E, in caso contrario, egli l’avrebbe fatta comunque assolvere.

Uscendo dalla Concergerie, Diane passò davanti a Place de la Révolution. Ricordò l’atroce spettacolo di qualche mese prima,durante l’esecuzione del re.

Si era sempre rifiutata di assistere a simili atrocità, ma quel giorno era stata costretta da Antoine a seguire la folla inebriata dall’odore del sangue.

«Non puoi perderti la morte del nemico!» le aveva detto entusiasta.

Ma Diane non aveva mai visto il re e la regina come nemici. Era convinta che non fossero i soli a dover pagare per qualcosa di cui, probabilmente, non erano a conoscenza.Chiusi entro le mura dorate di Versailles, non potevano certo sapere ciò che accadeva a Parigi e nel resto della Francia. E, se anche dopo avessero complottato per tornare sul trono, avevano solo cercato di difendere ciò che credevano essere loro, allo stesso modo in cui avrebbe fatto chiunque altro, così come faceva la Rivoluzione.

Quanta dignità aveva visto sul volto di quell’uomo condannato a morte,quanta feroce follia nei visi delle migliaia di spettatori che aspettavano come avvoltoi che la preda fosse immolata per loro.

E, nel momento in cui la testa di Luigi Capeto, ex re di Francia, era stata sistemata nella ghigliottina e il boia si accingeva a lasciar calare la mannaia, Diane aveva stretto gli occhi pregando per l’anima dell’uomo. E le sue mani avevano serrato le orecchie quando, per un qualche errore del carnefice, aveva sentito atroci grida di dolore provenire dal condannato.

Tutti avevano esultato alla Rivoluzione, alla libertà, contro il re, si erano accalcati per inzuppare di quel sangue fazzoletti, sciarpe e lance quasi fosse balsamo necessario a un rito di purificazione e avevano contemplato con gioia la testa mozzata che il cittadino Sanson esibiva ai lati del patibolo mettendone all’asta ciocche di capelli.

Era tornata a casa sconvolta, forse l’unica parigina ad aver provato un senso di disgusto per ciò che era accaduto e, per settimane, Diane si era svegliata nel cuore della notte in preda ad orrendi incubi.

Pensare che tutto quello potesse ripetersi con Alexandre le provocò un senso di nausea e si tradusse in un conato che sembrò farle rigurgitare persino l’anima.

Quando terminò il suo cammino senza meta, si ritrovò in un punto presso la Senna che conosceva bene.

Una lavandaia sciacquava i panni cantando una gioviale canzone. Non che avesse di che rallegrarsi, ma era l’unico modo per sopravvivere in un mondo che ormai sembrava più un inferno che una patria d’uguaglianza e libertà.

Diane si voltò a guardare il campanile del convento dov’era cresciuta. Sorrise amaramente. In quel posto non c’erano più neanche le campane, requisite dalla Repubblica per essere fuse in modo da costruirne cannoni e fucili per combattere contro i Prussiani. Non c’erano più neanche le suore: gli ordini religiosi erano stati spogliati di tutti i loro beni e buona parte dei consacrati si era rifugiata nelle regioni meridionali della Francia, altri erano stati ghigliottinati come nemici delle Repubblica.

Il mondo che la circondava era ovattato in quel momento, nessun rumore, nessun volto. Tutto ciò che sentiva era il suo dolore, il dolore del suo amore.

Sì, non aveva mai smesso di amare Alexandre, non l’aveva neanche mai veramente odiato. Non era andata lì per ucciderlo quel pomeriggio. E solo in quel momento aveva avuto il coraggio di ammetterlo a se stessa.

Diane credeva nella Rivoluzione, ma negli ultimi tempi l’aveva vista trasformarsi in una spirale di odi e vendette personali. Aveva scritto articoli inneggianti alla libertà, all’eguaglianza, alla fraternità, ma, a differenza di molti, non aveva mai oltrepassato la soglia dell’irragionevole fanatismo.

Capì che non sarebbe più riuscita a vivere come aveva fatto negli ultimi anni. E, in un attimo, decise del suo futuro.

Cosa farà Diane adesso?

  • andrà a parlare con la moglie di Alexandre (100%)
    100
  • tornerà da Alexandre (0%)
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  • affronterà Antoine (0%)
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22 Commenti

  1. Mi è piaciuto molto questo misto di pensieri e ricordi, ho trovato molto d’impatto la descrizione dell’esecuzione del re. Voto per andare a parlare con la moglie di Alexandre, tornare subito da lui non mi sembra il caso mentre il confronto con Antoine me lo riserverei per dopo!

  2. Ahia, ci metti in mano una scelta davvero ardua!
    Io credo andrei dalla moglie di Alexandre,per avere un confronto. Non so, onestamente: mi sono chiare le motivazioni e il grosso del suo background, ma non riesco a pensare come farla progredire nel racconto, se non prendendo questa tangente 🙂 ho apprezzato molto la descrizione dei suoi sentimenti contrastanti, complimenti :))) non dimenticare di passare a trovarmi e di lasciare un commento 🙂 a presto!

  3. Molto interessante l’ambientazione, ho apprezzato in particolare il passaggio in cui alludi al fatto di proteggere la libertà facendo prigionieri, contraddizione e paradosso di tutte le rivoluzioni, in cui gli oppressi diventano oppressori. Non ho apprezzato molto però la reazione di Diane alla notizia dei prigionieri, nel senso, mi sembra strano che una donna politicamente attiva manifesti fin da subito un dissenso così palese verso la classe dirigente a favore della quale opera. Forse avrei preferito vedere emergere il suo atteggiamento scettico verso la piega che stava prendendo la rivoluzione attraverso piccoli segnali e far crescere progressivamente questo dissenso; ma è comunque solo la mia opinione personale, anche perché non so che piega prenderà la storia 😀
    Per il resto mi è piaciuto molto, voto per sapere chi è il prigioniero!

  4. Be’, direi il prigioniero: l’hai introdotto, quindi ha senso spiegarci il perché.
    Questo primo capitolo è scritto molto bene, ma la reazione di Diane mi sembra un po’ strana: se è la compagna di Antoine e se è intelligente come sembra, com’è possibile che rimanga sconvolta nello scoprire che ci sono tanti prigionieri? Non dovrebbe essere già al corrente della situazione (tutt’altro che segreta, mi pare)?

    • forse non sono riuscita a spiegare bene: non è sconvolta perché scopre che ci sono tutti quei prigionieri. lo sapeva già ovviamente. è sconvolta dalle motivazioni per cui quelle persone erano state imprigionate e dal fatto che non si possa fare nulla per impedirlo.
      la cosa è legata al periodo storico in cui la narrazione è ambientata. come ho scritto nella “trama” siamo a Parigi nel 1793: è l’apice degli anni del Terrore di Robespierre.

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