Una ragione

Dove eravamo rimasti?

Diane viene condotta da Antoine, ma cosa farà lui? le parlerà dei suoi piani (50%)

Il confronto

Fu introdotta nell’ufficio di Antoine senza neanche aver tentato di opporvisi.

Egli sedeva dietro la scrivania. I suoi occhi azzurri sembravano schegge di ghiaccio e il viso celava ogni sorta di espressione. Ordinò al soldato di lasciarli soli. Distese le lunghe gambe e si alzò.

«Diane, mia cara» la voce fredda, incolore.

Le si avvicinò e il suo volto mutò improvvisamente: il suo distacco divenne collera e lo fece avvampare come una torcia appena accesa.

«Dove sei stata stanotte? Perché non sei tornata a casa?» urlò trattenendola per le braccia, all’altezza dei gomiti.

Diane non l’aveva mai visto alterato a tal punto, non aveva mai alzato la voce perché adirato con lei, né aveva mai osato trattarla a quel modo.

«Avevo bisogno di stare da sola» rispose decisa a non farsi intimorire.

Lo guardò dritto negli occhi; anch’egli si fissò nei suoi e poté leggere ciò che l’animo della donna ormai non si preoccupava neanche più di celare. Bruscamente la lasciò e si avvicinò alla finestra voltandole le spalle.

«Non vorrai credere alle menzogne che ti hanno raccontato?» chiese in un sospiro, portandosi una mano ai biondi capelli come a voler contenere le emozioni che rischiavano di fargli scoppiare la testa.

«No, Antoine, non sono menzogne» rispose quasi a voler convincere più se stessa che lui.

«No, no, no!» esclamò egli in un climax ascendente, aveva perso nuovamente il controllo di se stesso «Hai forse dimenticato che ti hanno ingannata, hanno ucciso tua madre, hanno rovinato la tua vita?»

E, in un moto d’ira, scaraventò a terra tutto ciò che, in perfetto ordine, giaceva sulla sua scrivania.

Un acuminato tagliacarte arrivò ai piedi di Diane, che si scansò istintivamente, mentre il suo cuore iniziava a palpitare pavidamente.

«Antoine… io… io non ti riconosco più… Non sei più quello di una volta, quel ragazzo…»

«Sì,» la interruppe duramente «non sono più quell’ingenuo ragazzo che credeva realmente che la Francia potesse essere migliore e che ha sofferto in silenzio fino ad oggi per colpa tua!»

«Quando? Quando ti ho dato ragione di soffrire per me?» balbettò sgomenta.

Ripensò agli anni trascorsi insieme: non c’era mai stato nessun problema fra loro. Avevano sempre vissuto serenamente. Forse troppo tranquillamente. Si rese conto solo in quel momento di come la loro relazione non fosse stata altro che un immenso calderone di acqua che aspettava di surriscaldarsi fino al punto di esplodere ustionando tutti coloro che avevano contribuito aggiungendo legna al fuoco.

«Credi che non me ne sia mai accorto? Credi che non sappia che hai accettato di stare con me solo per gratitudine?» affermò sprezzante.

«Io… io ti devo tutto… quando mia madre morì, l’unica persona che mi fu di conforto fosti tu…» bisbigliò confusa e preoccupata.

«Già, mentre tutti ti trattavano come una sgualdrina a causa di quell’uomo, io fui il solo a starti accanto! Proprio per questo ti sei sentita obbligata a passare tutti questi anni con me»

«No, non è come tu credi! Io ti voglio bene!» proruppe Diane energicamente.

«Può darsi, forse come ad un amico d’infanzia, come ad un benefattore, ma non certo come se ne vuole alla persona con la quale si decide di condividere la propria vita. Diane, io ti amo, ma tu puoi dire lo stesso nei miei confronti?» chiese con voce angustiata e già consapevole della risposta che avrebbe ricevuto.

Diane non replicò. Non ne ebbe la forza. Abbassò lo sguardo e sentì scivolare sulle sue guance delle amare lacrime.

In quell’afoso giorno di luglio di quindici anni prima, quel giorno in cui Diane era venuta a sapere che Alexandre, l’uomo che avrebbe dovuto sposare a distanza di un paio di settimane, stava improvvisamente sposando un’altra, il suo cuore era sembrato spezzarsi. Quello di sua madre invece l’aveva fatto davvero. E Antoine era stato l’unico a tentare di rimettere insieme i cocci di quella tragedia.

«L’ ho sempre saputo, ma non mi è mai interessato: per me l’importante era averti vicina. Ho sempre cercato di dimenticare che tu pensassi a lui» sibilò.

Dalla strada giungevano le voci del popolo, della vita quotidiana, scalpitii di cavalli, stridii di ruote. E il sole di mezzogiorno iniziava prepotentemente a imporsi su quel mattino nato tra le foschie dell’autunno.

«Domani ci sarà il processo» annunciò Antoine, ritrovata la freddezza iniziale.

Diane sentì un brivido scuoterle l’intero corpo.

«Chi sarà la pubblica accusa?» chiese inquieta.

«Io. Fouquier è impegnato in casi ben più importanti e ha lasciato a me questo onere» disse quasi divertito.

«Oh, Antoine! Ti prego, salvali!» lo supplicò Diane protendendosi verso di lui.

«Anche se volessi, non potrei: Robespierre ha già decretato la loro morte»

Quelle parole la trafissero come non avrebbero mai saputo fare un milione di frecce. Il respiro le si bloccò, la voce le venne meno e iniziò a tremare.

«Se vuoi assistere alla loro definitiva rovina, sappi che il processo inizia alle dieci» l’avvertì con tono sadico, prima di uscire dalla stanza e lasciarla lì sola nel suo tormento.

Nel prossimo capitolo ci sarà ovviamente...

  • un excursus sul passato di Diane e Alexandre (17%)
    17
  • la fuga di Alexandre organizzata da Diane (33%)
    33
  • il processo di Alexandre (50%)
    50
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47 Commenti

  • Un opzione plausibile sarebbe la prigione, perché durante gli anni del Terrore ti mettevano in prigione al minimo cenno di simpatia per il nemico e Diane ha appena dimostrato di essere legata ad un condannato a morte. In ogni caso è la donna del “capo” diciamolo così, quindi la porteranno direttamente da lui.
    Spero almeno che riesca a salvare i figli di Alexandre.
    Se ti va vienimi a trovare nel mio profilo anch’io ho scritto una storia ambientata a Parigi, mi piacerebbe ricevere un tuo parere.

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