Una ragione

Dove eravamo rimasti?

Dove viene portata Diane? da Antoine (100%)

La fine

«Sono lieto, Diane, tu sia arrivata in tempo» sogghignò Antoine.

«I tuoi sgherri mi hanno invitata tanto gentilmente che non ho potuto rifiutare» replicò sprezzante.

Mentre Alexandre veniva allontanato dall’aula del Tribunale, Diane era stata braccata da alcuni collaboratori di Antoine che, con una certa violenta cortesia, l’avevano fatta salire su una carrozza e condotta in presenza del cittadino Delval, nel frattempo recatosi alle Tuileries.

«Lo spettacolo non è ancora iniziato, mia cara»

«Cosa… cosa vuoi dire?» chiese spaventata, dimenticando di aver promesso a se stessa che non gli avrebbe mostrato quanto, in realtà, avesse paura in quel momento.

Nel tragitto che l’aveva allontanata da Alexandre e avvicinata sempre più ad Antoine, si era resa conto di aver messo a repentaglio la sua stessa vita nel momento in cui, davanti a tutti, in Tribunale, aveva mostrato la sua vicinanza a quell’uomo dichiarato colpevole e condannato alla pena di morte.

Era sicura che Antoine, quell’Antoine che aveva conosciuto negli ultimi mesi, tanto diverso dal ragazzo generoso e idealista con cui aveva deciso di condividere la sua vita anni prima, non glielo avrebbe perdonato facilmente.

L’uomo rise e le indicò il balcone.

Tremando, Diane si avvicinò, ne aprì gli infissi e si trovò all’esterno. Sotto di lei correva la strada, davanti si apriva Place du Carrousel.

Una modesta folla aspettava impaziente il consueto spettacolo di sangue. La Carmagnola riecheggiava acuta. La ghigliottina rivendicava la sua razione quotidiana di vittime sacrificali da immolare all’altare della Rivoluzione.

Tutti i rumori si confusero in un fragore assordante che sembrava formarsi nel profondo dell’anima di Diane e cercava d’erompere fuori, facendo sentire il corpo della donna come straziato.

Il carretto coi condannati si faceva strada tra la gente. Diane scorse Alexandre, le mani legate dietro la schiena, i capelli negligentemente recisi.

«Tu non vorrai… non vorrai che io stia qui a guardare?» domandò sgomenta ad Antoine.

L’unica risposta che ebbe fu il bagliore di piacere che gli occhi di lui emanarono.

E Diane capì cosa fosse successo.

«È per questo che lo hai condannato? Per vendicarti» osservò con un filo di voce.

«Credevo lo volessi anche tu» rispose pacatamente, come se stesse parlando di una questione banale «Ti ha fatto soffrire, Diane. Avevi giurato di vendicarti di lui sul cadavere di tua madre e adesso la tua vendetta sarà compiuta»

«Se lo fai per me, non è necessario!» gridò sentendo ribollirle il sangue nelle vene, le tempie le pulsavano con dolore «Io non voglio nessuna vendetta! Non è andata come ho sempre pensato: fu costretto a lasciarmi!»

«Nonostante tutto, ti ostini ancora a difenderlo? Ad ogni modo, ormai non c’è più via di scampo per lui: morirà e, finalmente, non ci sarà più nessun Alexandre tra noi due» concluse compiaciuto di se stesso, di ciò che stava per accadere, di come pensava sarebbe stato il loro futuro da quel momento in poi. Il ghigno dei vincenti gli si dipinse in volto.

Il rullo dei tamburi fece voltare Diane verso la piazza con apprensione e orrore allo stesso tempo.

Vide Alexandre sospinto su per i gradini del patibolo. Vide il suo volto smorto, ma fiero, come l’aveva conosciuto anni prima, com’era sempre stato.

Gridò il suo nome e lui alzò gli occhi verso quel richiamo. Per un ultimo istante, che racchiuse in sé l’eternità, i loro sguardi si parlarono, le loro anime si strinsero come in passato, com’era nuovamente stato poco prima in quell’aula di Tribunale.

Diane sapeva di non poter più nutrire alcuna speranza, ma il suo cuore continuava a illudersi che qualcosa sarebbe successo, che Alexandre avrebbe avuto salva la vita.

Anche Alexandre sapeva di non poter più nutrire alcuna speranza, e il suo cuore non si illudeva certo che qualcosa sarebbe successo, che avrebbe avuto salva la vita. Ma si sentiva infine in pace con se stesso: seppur negli ultimi momenti della sua vita, aveva ritrovato la sua Diane, era riuscito a ottenerne il perdono ed era sicuro che lei avrebbe salvato i suoi figli, che avrebbe donato loro un futuro. Chiuse gli occhi per stringere le immagini dei volti da lui amati e un quieto sorriso gli illuminò il viso.

Il condannato venne rapidamente sdraiato sulla slitta in legno, il suo capo fu immobilizzato col traversino appositamente sagomato e, nel momento in cui il boia rilasciò la mannaia, Diane sentì tutti i suoi sensi venire meno e cadde a terra svenuta.

Cosa farà Diane?

  • prova ad aizzare il popolo contro Robespierre & co (0%)
    0
  • salva i figli di Alexandre (100%)
    100
  • pensa al suicidio (0%)
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47 Commenti

  1. Un opzione plausibile sarebbe la prigione, perché durante gli anni del Terrore ti mettevano in prigione al minimo cenno di simpatia per il nemico e Diane ha appena dimostrato di essere legata ad un condannato a morte. In ogni caso è la donna del “capo” diciamolo così, quindi la porteranno direttamente da lui.
    Spero almeno che riesca a salvare i figli di Alexandre.
    Se ti va vienimi a trovare nel mio profilo anch’io ho scritto una storia ambientata a Parigi, mi piacerebbe ricevere un tuo parere.

  2. Ciao Rachele 🙂 complice la mia poca memoria, ho dovuto rileggere il tutto per riallacciarmi a questo capitolo e… sono davvero estasiato. Scrivi con un linguaggio semplice ma costruisci dialoghi e scene in maniera davvero egregia. Il beat dei capitoli 2-3 in particolare mi piace tanto per il susseguirsi di immagini.
    Non saprei che suggerimenti darti, sei bravissima.
    La prigione mi sembrava un bel colpo di scena: sei stata magistrale a farci vedere quanto poco valesse una donna agli occhi della comunità francese del sedicesimo secolo e sono sicuro che non abbiamo ancora finito di dimostrare il contrario; per questo ho optato alla fine per un piu tranquillo colloquio con Antoine. Sarebbe bello se la piccola Diane e i suoi fratellini potessero salvarsi in qualche modo (piccola nota personale)…
    Continua così 🙂 non dimenticare di passarmi a trovare, ti aspetto! Ciao!

  3. Voto perché Diane lo veda un’ultima volta. Sono un’inguaribile romantica.

    Scusami ancora, ma ti faccio un’altra precisazione, perché penso che siamo qui non solo per elogiare, ma anche per aiutare a migliorare. Precedentemente hai usato piazza della rivoluzione come nome dell’attuale piazza della Concordia, ed è perfetto perché visto che il racconto è ambientato negli anni della Rivoluzione francese. Penso che qui avresti dovuto fare lo stesso con la piazza del Carrousel, all’epoca della rivoluzione di chiamava piazza della fraternità o fraternité in francese.

  4. Avevo perso qualche capitolo! Ho recuperato.
    La storia si fa sempre più avvincente, mi piace, ora ci vuole un po’ di azione e di adrenalina quindi voto per la fuga.

    P.S.: Per una questione di precisione geografica, quando esce dalla Conciergerie nel terzo capitolo è un po’ difficile che si ritrovi a Piazza della Rivoluzione. Molti non lo sanno ovviamente quindi non cambia niente all’economia del tuo racconto, è solo per scrupolo di precisione visto che si tratta di un romanzo storico.

  5. Ahia, ci metti in mano una scelta davvero ardua!
    Io credo andrei dalla moglie di Alexandre,per avere un confronto. Non so, onestamente: mi sono chiare le motivazioni e il grosso del suo background, ma non riesco a pensare come farla progredire nel racconto, se non prendendo questa tangente 🙂 ho apprezzato molto la descrizione dei suoi sentimenti contrastanti, complimenti :))) non dimenticare di passare a trovarmi e di lasciare un commento 🙂 a presto!

  6. Molto interessante l’ambientazione, ho apprezzato in particolare il passaggio in cui alludi al fatto di proteggere la libertà facendo prigionieri, contraddizione e paradosso di tutte le rivoluzioni, in cui gli oppressi diventano oppressori. Non ho apprezzato molto però la reazione di Diane alla notizia dei prigionieri, nel senso, mi sembra strano che una donna politicamente attiva manifesti fin da subito un dissenso così palese verso la classe dirigente a favore della quale opera. Forse avrei preferito vedere emergere il suo atteggiamento scettico verso la piega che stava prendendo la rivoluzione attraverso piccoli segnali e far crescere progressivamente questo dissenso; ma è comunque solo la mia opinione personale, anche perché non so che piega prenderà la storia 😀
    Per il resto mi è piaciuto molto, voto per sapere chi è il prigioniero!

  7. Be’, direi il prigioniero: l’hai introdotto, quindi ha senso spiegarci il perché.
    Questo primo capitolo è scritto molto bene, ma la reazione di Diane mi sembra un po’ strana: se è la compagna di Antoine e se è intelligente come sembra, com’è possibile che rimanga sconvolta nello scoprire che ci sono tanti prigionieri? Non dovrebbe essere già al corrente della situazione (tutt’altro che segreta, mi pare)?

    • forse non sono riuscita a spiegare bene: non è sconvolta perché scopre che ci sono tutti quei prigionieri. lo sapeva già ovviamente. è sconvolta dalle motivazioni per cui quelle persone erano state imprigionate e dal fatto che non si possa fare nulla per impedirlo.
      la cosa è legata al periodo storico in cui la narrazione è ambientata. come ho scritto nella “trama” siamo a Parigi nel 1793: è l’apice degli anni del Terrore di Robespierre.

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