Una ragione

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Diane? salva i figli di Alexandre (100%)

La fuga

In diversi anni di celata attività giornalistica e convivenza con un illustre esponente politico del Paese, Diane aveva conosciuto persone di ogni sorta e potere, aveva imparato a riconoscere di chi potersi fidare, chi tenere alla larga, dove trovare ciò di cui avesse bisogno per ogni evenienza.

Le strade di Parigi, in fondo, brulicavano di anarchici, ribelli e persone senza scrupoli disposte a tutto pur di ottenere un po’ di denaro in cambio. E il denaro certo non le mancava.

Da quando Antoine era entrato nella schiera dei fidati dell’Incorruttibile, si erano potuti permettere una casa nuova arredata con eleganti mobili, vestiti mai rattoppati, cibo più che a sufficienza. Tutto ciò che da giovani avevano sperato di far ottenere a ciascun francese e che poi, con il passare degli anni, quasi senza accorgersene, avevano finito per tenere solo per loro.

Per Diane non era, quindi, stato difficile organizzare quella fuga. Ancora meno farlo con poco preavviso, il che garantiva anche una certa riuscita poiché le cose tirate troppo per le lunghe incontravano sempre qualcuno che le spifferasse, quando per soldi, quando dopo un’ubriacatura, a volte perché la troppa pianificazione metteva alla luce i molti contro che invece la forza dell’impulsività nascondeva.

Era notte, le strade buie e quasi deserte.

Una sottile figura avvolta in uno scuro mantello procedeva cautamente, fermandosi e riparandosi dietro uno stipite o dentro un porticato ogni qualvolta sentiva sopraggiungere qualcuno nella direzione che percorreva.

Quando giunse a destinazione, trovò ad aspettarla coloro con cui aveva preso accordi.

Bussarono a una piccola porta e, dopo poco, fu aperto loro da un soldato che teneva in mano una torcia accesa. Fece segno di rimanere in silenzio e di seguirlo.

Rapidamente attraversarono qualche corridoio semi deserto e giunsero davanti a una cella sbarrata.

Il soldato l’aprì cercando di fare meno rumore possibile.

«Chi è?» chiese la voce impaurita di una donna.

«State calma: siamo venuti per liberarvi» bisbigliò Diane.

«Siete voi» fece sorpresa la donna.

Senza risponderle, Diane ordinò ai due uomini che la seguivano di entrare e prendere i bambini che dormivano su una scomoda brandina.

«Indossate questo e date a me la piccola» dispose Diane passando alla donna un mantello scuro «Fate presto»

Fu fatto come aveva ordinato e, in breve, il gruppo si rimise dietro al soldato che li scortò fino a un altro piccolo uscio senza problemi.

«Aspetta un po’, prima di dare l’allarme» disse Diane al soldato appena oltrepassato l’uscio dell’edificio.

Egli annuì e allungò una mano per ricevere una piccola borsa in cuoio piena di tintinnante denaro.

Celandosi col manto della notte, il gruppo giunse presso una modesta carrozza legata ad un cavallo scalpitante.

«Ecco i vostri documenti di viaggio» spiegò velocemente Diane, porgendo alla donna delle carte perfettamente falsificate «Questi uomini vi scorteranno fuori Parigi e si occuperanno di condurvi oltre il confine francese» poi le passò un fazzoletto in cui erano contenute delle monete «Spero possano bastarvi»

«Io non so davvero come ringraziarvi» esclamò la donna bagnando con sincere lacrime le mani di Diane.

«Abbiate cura dei bambini… e di voi, Yolande» sussurrò cercando di contenere le sue emozioni.

Si voltò verso i due uomini, diede loro le ultime indicazioni e mise nelle loro mani altre monete. Sapeva di non potersi fidare pienamente di nessuno, perciò, se quegli uomini avessero voluto percepire la pienezza dell’importo pattuito, aveva preso precisi accordi con loro – e con qualcun altro lungo il percorso che Yolande e i bambini avrebbero seguito – per assicurare l’incolumità alla famiglia di Alexandre.

«Diane, venite con noi» esclamò Yolande.

Nonostante si fosse presentata con un nome falso, nonostante fosse stata attenta a non farsi chiamare col suo nome, Yolande aveva capito chi quella donna fosse in realtà. Forse l’aveva intuito subito, fin dalla prima volta che si erano viste in quella oscura cella, per quello le aveva raccontato la sua storia. Diane si sentì sollevata, come se un peso le fosse caduto dal cuore ormai troppo angustiato.

«Non posso. Ho ancora una questione da sistemare» rispose sorridendole dolcemente.

«Che Dio sia con voi» esclamò Yolande abbracciandola traboccante di gratitudine.

Diane si divincolò gentilmente da quel gesto d’affetto e si avvicinò a uno dei due uomini. Egli le passò una pistola che la donna nascose silenziosamente sotto il suo mantello.

«Adesso andate» ordinò facendo salire Yolande sulla carrozza accanto ai figli.

A chi si riferisce Diane accennando a una questione ancora da sistemare?

  • se stessa (0%)
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  • Antoine (100%)
    100
  • Robespierre (0%)
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47 Commenti

  • Un opzione plausibile sarebbe la prigione, perché durante gli anni del Terrore ti mettevano in prigione al minimo cenno di simpatia per il nemico e Diane ha appena dimostrato di essere legata ad un condannato a morte. In ogni caso è la donna del “capo” diciamolo così, quindi la porteranno direttamente da lui.
    Spero almeno che riesca a salvare i figli di Alexandre.
    Se ti va vienimi a trovare nel mio profilo anch’io ho scritto una storia ambientata a Parigi, mi piacerebbe ricevere un tuo parere.

  • Ciao Rachele 🙂 complice la mia poca memoria, ho dovuto rileggere il tutto per riallacciarmi a questo capitolo e… sono davvero estasiato. Scrivi con un linguaggio semplice ma costruisci dialoghi e scene in maniera davvero egregia. Il beat dei capitoli 2-3 in particolare mi piace tanto per il susseguirsi di immagini.
    Non saprei che suggerimenti darti, sei bravissima.
    La prigione mi sembrava un bel colpo di scena: sei stata magistrale a farci vedere quanto poco valesse una donna agli occhi della comunità francese del sedicesimo secolo e sono sicuro che non abbiamo ancora finito di dimostrare il contrario; per questo ho optato alla fine per un piu tranquillo colloquio con Antoine. Sarebbe bello se la piccola Diane e i suoi fratellini potessero salvarsi in qualche modo (piccola nota personale)…
    Continua così 🙂 non dimenticare di passarmi a trovare, ti aspetto! Ciao!

  • Voto perché Diane lo veda un’ultima volta. Sono un’inguaribile romantica.

    Scusami ancora, ma ti faccio un’altra precisazione, perché penso che siamo qui non solo per elogiare, ma anche per aiutare a migliorare. Precedentemente hai usato piazza della rivoluzione come nome dell’attuale piazza della Concordia, ed è perfetto perché visto che il racconto è ambientato negli anni della Rivoluzione francese. Penso che qui avresti dovuto fare lo stesso con la piazza del Carrousel, all’epoca della rivoluzione di chiamava piazza della fraternità o fraternité in francese.

  • Avevo perso qualche capitolo! Ho recuperato.
    La storia si fa sempre più avvincente, mi piace, ora ci vuole un po’ di azione e di adrenalina quindi voto per la fuga.

    P.S.: Per una questione di precisione geografica, quando esce dalla Conciergerie nel terzo capitolo è un po’ difficile che si ritrovi a Piazza della Rivoluzione. Molti non lo sanno ovviamente quindi non cambia niente all’economia del tuo racconto, è solo per scrupolo di precisione visto che si tratta di un romanzo storico.

  • Ahia, ci metti in mano una scelta davvero ardua!
    Io credo andrei dalla moglie di Alexandre,per avere un confronto. Non so, onestamente: mi sono chiare le motivazioni e il grosso del suo background, ma non riesco a pensare come farla progredire nel racconto, se non prendendo questa tangente 🙂 ho apprezzato molto la descrizione dei suoi sentimenti contrastanti, complimenti :))) non dimenticare di passare a trovarmi e di lasciare un commento 🙂 a presto!

  • Molto interessante l’ambientazione, ho apprezzato in particolare il passaggio in cui alludi al fatto di proteggere la libertà facendo prigionieri, contraddizione e paradosso di tutte le rivoluzioni, in cui gli oppressi diventano oppressori. Non ho apprezzato molto però la reazione di Diane alla notizia dei prigionieri, nel senso, mi sembra strano che una donna politicamente attiva manifesti fin da subito un dissenso così palese verso la classe dirigente a favore della quale opera. Forse avrei preferito vedere emergere il suo atteggiamento scettico verso la piega che stava prendendo la rivoluzione attraverso piccoli segnali e far crescere progressivamente questo dissenso; ma è comunque solo la mia opinione personale, anche perché non so che piega prenderà la storia 😀
    Per il resto mi è piaciuto molto, voto per sapere chi è il prigioniero!

  • Be’, direi il prigioniero: l’hai introdotto, quindi ha senso spiegarci il perché.
    Questo primo capitolo è scritto molto bene, ma la reazione di Diane mi sembra un po’ strana: se è la compagna di Antoine e se è intelligente come sembra, com’è possibile che rimanga sconvolta nello scoprire che ci sono tanti prigionieri? Non dovrebbe essere già al corrente della situazione (tutt’altro che segreta, mi pare)?

    • forse non sono riuscita a spiegare bene: non è sconvolta perché scopre che ci sono tutti quei prigionieri. lo sapeva già ovviamente. è sconvolta dalle motivazioni per cui quelle persone erano state imprigionate e dal fatto che non si possa fare nulla per impedirlo.
      la cosa è legata al periodo storico in cui la narrazione è ambientata. come ho scritto nella “trama” siamo a Parigi nel 1793: è l’apice degli anni del Terrore di Robespierre.

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