Grand Tour a Roma (parte 2)

Dove eravamo rimasti?

Chiedo ancora scusa per la lunga attesa... dove ambientiamo il finale? A Roma (50%)

Addio

Erano le cinque e mezza del mattino del 29 luglio 1914. Il treno verso Milano, dove Friedrich avrebbe cambiato prima per Zurigo e poi per Francoforte, sarebbe partito tra venti minuti.

Cesare e Friedrich erano uno di fronte all’altro sulla banchina della stazione, soli e in attesa. Ognuno avrebbe voluto dire all’altro un fiume ininterrotto di parole che si erano preparati la sera prima, nel buio delle loro stanze, e che avrebbero dovuto racchiudere i loro sentimenti verso la persona amata e verso tutto quello che avevano passato nell’ultimo anno e mezzo; solo che, una volta faccia a faccia, la loro mente era diventata una lavagna pulita da un colpo di spugna.

“Sapevo che questo momento sarebbe arrivato prima o poi”, disse alla fine Cesare.

“Già…”.

Cesare si accese la terza sigaretta da quando erano arrivati in stazione. Aspirava con lunghe boccate regolari, guardando Friedrich e distogliendo lo sguardo quando lui lo guardava a sua volta.

“Senti”, fece Friedrich a un certo punto. “Ti volevo solo dire che questo è stato il periodo più bello della mia vita”.

Cesare scosse la testa in maniera impercettibile. “Ne passerai di migliori e tra vent’anni queste parole ti sembreranno ridicole. Spero solo che mi conserverai nei tuoi ricordi”.

“Non è vero”, disse Friedrich. “Io ti amo. E sarai l’unica persona che amerò mai”.

“Ti amo anch’io”. Cesare si avvicinò a Friedrich e lo baciò a lungo, come per conservare il più possibile il sapore dell’amato, senza preoccuparsi di essere visto da qualcuno. Era un bacio salato perché ad esso si fusero le lacrime di entrambi.

“Mi mancherai”, aggiunse Cesare. “Mancherai a tutti noi”.

Friedrich annuì, asciugandosi le lacrime e ripensando al ricevimento della sera prima organizzato dai Palleschi per salutarlo. Ripensò alla curiosa espressione di Flaminia, felice del suo recente matrimonio ma triste di perdere una persona cara, e alla commozione dei padroni di casa, che in quel periodo erano stati anche per lui come dei genitori.

“Fatti valere, mi raccomando”, aveva detto il signor Palleschi stringendogli la mano con forza.

“Stai attento”, aveva detto invece la signora Palleschi, asciugandosi le lacrime con un fazzoletto di seta bianco.

Il fischio del treno strappò Friedrich dai suoi pensieri.

“Vai, su”, disse Cesare, “se no rischi di rimanere qui”.

“Il che non sarebbe male”. Friedrich non riuscì a trattenere una risata nervosa.

Cesare sorrise senza allegria. “Già…”.

Friedrich salì sul treno, accarezzando fugacemente la mano di Cesare per l’ultima volta. “Tornerò!”, esclamò dal treno, quasi urlando. “È una minaccia”.

Gli occhi di Cesare si illuminarono. “Ti aspetto”.

Poi rimasero a guardarsi senza dire altro finché il treno non si mosse. Non appena il viso di Friedrich scomparve, Cesare scoppiò in un pianto convulso e incontrollato e finì per accasciarsi su una panchina.

“Tutto bene?”, gli domandò un passante vedendolo in quello stato.

“No”, si limitò a dire Cesare con voce quasi rabbiosa.

Il passante lo guardò ancora un attimo con aria interrogativa, poi se ne andò, scuotendo la testa.

Cesare rimase su quella panchina per almeno un’ora. Solo quando il pianto si era esaurito, lasciando al suo posto un vuoto enorme, decise di tornare a casa. Elena si era appena svegliata, ma era ancora sdraiata a letto e si stava pettinando con una spazzola davanti allo specchio.

“Come stai?”, disse al marito quando lo vide entrare.

Cesare le sorrise e si sedette sul letto accanto a lei. “Bene”.

“Mi dispiace, so che eravate molto legati”.

“Tu non sai niente”, avrebbe voluto dirle Cesare, che invece si limitò ad annuire. Poi si chinò su di lei e le baciò la pancia lievemente rigonfia. Elena si stupì di quella dimostrazione di affetto, cosa inusuale per lui, ma ne fu molto lieta. Gli accarezzò i capelli e rimasero in quella posizione per molti minuti.

“Vado nel mio studio”, disse poi Cesare, sollevandosi. “Ci vediamo dopo”.

“Va bene”.

Cesare uscì dalla stanza e si sedette alla sua scrivania. Prese dal cassetto dei fogli di carta, intinse la penna nel calamaio e, riordinando con calma i suoi pensieri, scrisse tutte quelle parole che avrebbe voluto dire a Friedrich quella mattina, ma che non era riuscito a tirare fuori. Poi ripiegò il foglio e lo infilò in una busta. Rimase per un po’ a fissare il vuoto, poi aprì di nuovo il cassetto e tirò fuori una scatola di legno. Ne accarezzò la superficie, l’aprì e prese la pistola contenuta al suo interno. La contemplò per qualche istante, poi prese un sacchetto con la polvere da sparo e la caricò. Richiuse il sacchetto con cura, poi afferrò l’arma, la sollevò, chiuse gli occhi e si sparò un colpo nella tempia destra.

Friedrich non avrebbe mai saputo della sua morte, né avrebbe mai letto la lettera che Cesare gli aveva scritto: sarebbe morto sulle rive della Marna, falciato da una raffica di mitragliatrice, mentre combatteva una guerra tutt’altro che breve e gloriosa.

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110 Commenti

  • Lorenzo,
    Avevo il sentore della tragicità di questo finale da un po’. In ogni caso mi è piaciuto molto, alzi avrei tanto voluto che avessi avuto a tua disposizione un capitolo in più per trattarlo meglio. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta, anche se così è bellissimo ugualmente.
    Bravo, spero di rileggerti presto!

    • Sì forse avere più spazio a disposizione sarebbe stato meglio, però devo dire che essere costretto ad avere pochi caratteri mi ha aiutato a ottenere un effetto più asciutto e diretto, mentre con più spazio mi sarei probabilmente perso nei dettagli e l’effetto sarebbe stato diverso, anche se forse è solo una mia impressione 😀
      Ti ringrazio comunque per i complimenti, sono contento che il racconto ti sia piaciuto, finale compreso. A presto!

  • Ciao Lorenzo! Complimenti per il finale, inaspettato e costruito con la giusta tensione. Nel complesso sono molto contento di aver seguito il tuo racconto, hai messo in piedi una storia credibile, con un gran numero di personaggi e delle ambientazioni suggestive. Aspetto davvero un tuo nuovo racconto, magari di un genere diverso, mi raccomando non farci aspettare troppo! A presto 😀

  • Ciao Lorenzo!
    Cesare alla fine non ha resistito all’idea di una vita nell’ipocrisia. Davvero il loro amore era fortissimo. Molto triste, l’impossibilità della loro storia era prevedibile, ma tutto è stato molto avvincente, complimenti ancora per come hai saputo descriverla
    Ciao!

  • In finale tragico, come piacciono a me. Avrei scelto anch’io qualcosa di simile.
    Questo racconto non ha avuto bisogno di riletture, non ho dovuto sbirciare indietro per ricordare, questo vuol dire aver costruito una storia credibile, personaggi interessanti che si ricordano con facilità.
    Qualche elemento di troppo qua e là, tipo “si pettinava con una spazzola” o “il fazzoletto di seta bianca”, ma sono cosucce da poco che nulla tolgono alla riuscita del racconto.

    Bravo, Lorenzo. Ora ti aspetto con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ti ringrazio, anche se forse certi punti e certi passaggi non sono riuscitissimi (e certe volte mi lascio andare a dettagli superflui :D) questo è un racconto che mi lascia abbastanza soddisfatto per cui mi fa piacere avere un riscontro così positivo! Non so quando (probabilmente non a breve), ma sicuramente ci sarà un altro racconto. A presto!

  • Oh mamma, va bene che non volevi un lieto fine, ma farli morire entrambi è proprio tragico.
    A parte gli scherzi, complimenti, bel capitolo, per come l’hai scritto, per la scelta del finale io avrei fatto diversamente, ma Questo è molto, ma molto soggettivo, quindi non conta.
    La storia ha preso dall’inizio alla fine, secondo me se la ampli e metti riferimenti storici più a larga scala, ne viene fuori un bel romanzo. Al momento gli editori cercano saghe familiari… facci un pensierino. In bocca al lupo

  • A Roma, per il commiato con Cesare. L’irrompere della guerra mi ricorda il finale della prima stagione di “Downton Abbey”, che sconvolge lo statu quo. Gli eventi e la forza delle convenzioni sociali sembrano avere la meglio sugli amanti, e Friedrich sta vedendo sempre più chiaramente questi sviluppi, più di Cesare, protetto dalla famiglia. Friedrich è solo, più che mai.
    Questo è quanto leggo, molto ben raccontato. Aspetto il finale, non lieto temo.
    Ciao!

  • Io opto per Roma, magari un ultimo addio a Cesare.
    Ottima scelta solo un evento come questo poteva tranciare di netto la storia tra Friederich e Cesare.
    Inaspettato, ma talmente logico, non so come spiegarlo.
    Aspetto il finale, che non deluderà di certo!

  • In viaggio.
    Che ritorno, Lorenzo, ci lasci tutti col groppo in gola per Friedrich. Che doccia fredda per lui. Hai reso perfettamente l’idea della vita di un giovane che fino a un mese prima aveva come unica preoccupazione quella di tenere segreto il suo amore per un uomo, e il mese dopo si ritrova strappato alla sua quotidianità per essere gettato tra le fila di un esercito. Mette i brividi.
    Non vedo l’ora di leggere il tuo finale, non farci aspettare troppo.

    • Ti ringrazio! In effetti questo voleva essere un po’ il punto di tutto il racconto, ovvero mostrare una sorta di idillio venire spezzato all’improvviso da eventi tragici e imprevisti. Non so se ci sono riuscito perché forse, lungo il tragitto, ho un po’ perso di vista questo obiettivo, ma sono molto felice di leggere queste parole e vedere che hai centrato il punto della questione 😀
      Cercherò comunque di non perdere troppo tempo, a presto!

  • Ciao Lorenzo,
    voto per la Germania, mi pare possa essere un buona conclusione di questa storia.
    Abbiamo fatto un bel salto in avanti e ci ritroviamo con Cesare ed Elena già sposati, ci sta, i caratteri sono pochi e bisogna farne tesoro; anche in questo capitolo ne hai dedicati molti alle descrizioni, non che sia un errore, ma toglie spazio alla storia e, magari, avresti potuto inserire un piccolo flashback sul matrimonio di Cesare che, nella vita di Friedrich, ha certo un grosso peso. Non mi fraintendere, saper raccontare è un dono, solo che qui lo spazio a disposizione è quello che è. Spesso anche io mi abbandono a descrizioni infinite e me lo hanno fatto notare più volte, bisogna trovare la giusta misura e non è cosa semplice. 🙂
    La frase: “Tuttavia non ci volle molto prima che Friedrich trovò la risposta…” non mi suona. Forse meglio: “tuttavia, non ci volle molto a Friedrich per trovare la risposta” oppure “tuttavia, non ci volle molto prima che Friedrich trovasse la risposta”, ma io sono un po’ capra e potrei sbagliare. 🙂
    Ora non rimane che assistere al finale e vediamo di cosa vorrai raccontare.

    Alla prossima!

    • Hai ragione, mi sono lasciato andare un po’ troppo alle descrizioni perché volevo mostrare la scena in tutti i suoi dettagli e creare un po’ d’atmosfera, però in effetti avrei potuto usare parte di questi caratteri per approfondire meglio la storia. Poi comunque devo convenire che, anche se non commetto (quasi) mai errori grammaticali, quel tipo di congiuntivo me lo perdo sempre, è più forte di me 😀
      Grazie comunque per le osservazioni, ci vediamo nel finale!

  • Ciao Lorenzo!
    Buon ultimo arrivo a leggerti. Può darsi tu ti dilunghi sulla parte che parla della città, ma sai scrivere molto bene e riesco ad andare oltre. Cesare e Friedrich sono molto diversi, gli atteggiamenti nei confronti del rapporto affettivo di ciascuno dei due sono agli antipodi, e si avverte chiaramente. Ho votato anche ío per il coraggio.
    Ciao!!

    • Grazie come sempre per i complimenti e per l’osservazione sul rapporto tra i due protagonisti, mi sembra molto azzeccata e mi fa piacere essere riuscito a far trasparire questa differenza. Spero in ogni caso di far meglio con i successivi capitoli, a presto 😀

      P.s. perdonami per la risposta tardiva!

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