Grand Tour a Roma (parte 2)

Dove eravamo rimasti?

Cosa fa Cesare? Riferisce a Friedrich la conversazione con Flaminia (67%)

A meno che...

Il popolo ha perduto due belle battaglieI clerico-nazionalisti tolgono alla democrazia due collegi di Roma

“Finalmente una buona notizia”, pensò il signor Palleschi mentre leggeva l’edizione de Il Messaggero del 3 novembre 1913, all’indomani delle prime elezioni politiche del regno d’Italia tenutesi a suffragio universale maschile. “Anche se i socialisti sono aumentati. E questi liberali non è che mi convincano tanto”. Quest’ultimi, infatti, avevano ottenuto quasi il cinquanta per cento dei voti grazie all’accordo effettuato con i cattolici, patto che però non era stato esente da critiche da entrambi i lati.

Il signor Palleschi si definiva un conservatore, viste anche le sue origini nobiliari, e sebbene nella vita quotidiana era una persona cordiale e ragionevole, aperta al dialogo e curiosa verso ciò che non conosceva, quando si entrava nel dibattito politico si dimostrava decisamente reazionario e ostile a qualsiasi posizione che minacciasse lo stato monarchico in cui era nato e cresciuto, cattolico e saldamente legato alle tradizioni. Si vantava di essere nato prima della breccia di Porta Pia, quando il Papa non si era ancora piegato al neonato stato italiano, anche se nel 1870 era solo un bambino e non aveva idea di quello che stava accadendo. Per questo non sopportava che suo figlio dimostrasse poca simpatia per le sue opinioni politiche e che, al contrario, fosse più incline a ciò che lui tanto avversava, anche se Cesare non aveva mai manifestato apertamente il suo pensiero in presenza del padre. Una volta, durante un ricevimento serale in compagnia di alcuni suoi conoscenti, il signor Palleschi si era lasciato sfuggire l’esclamazione: “Meglio un morto in casa che un socialista alla porta”, a causa dell’ennesimo sciopero che quel giorno aveva provocato molti disordini in città; e anche se lui non lo sapeva, Cesare lo aveva sentito.

Figuriamoci se gli confesso la mia omosessualità, pensava spesso Cesare, anche se c’erano stati momenti in cui il padre lo faceva così innervosire che gli veniva voglia di sbattergli in faccia quella scomoda verità; ma non l’avrebbe mai fatto. Cesare, infatti, aveva effettivamente simpatie socialiste, ma più per reazione al conservatorismo dei genitori che per vera e propria convinzione, come per fare loro un intimo e segreto dispetto, mentre sapeva bene di avere un animo borghese a cui non avrebbe saputo rinunciare, che si intrecciava a un’inclinazione artistica estetizzante in cui la forma prevaleva sulla sostanza, in cui la perfetta esecuzione tecnica di un pezzo predominava sull’interpretazione personale, anche se cercava di non declinare ciò nei rapporti umani. Al contrario, in questi ultimi l’apparenza giocava un ruolo irrilevante, mentre ciò che contava per lui era l’intima personalità di ognuno, che molto spesso contrastava con la forma esteriore.

Questo, però, non era accaduto con Friedrich. Era riuscito a leggerlo con facilità fin dal primo momento in cui lo aveva conosciuto, come un libro dalla copertina trasparente, e la dolcezza e la tenerezza che lasciava trasparire a una prima occhiata trovava un pieno riscontro nel suo animo sensibile, ma non privo di forza e determinazione. Sapeva bene cosa voleva e non si lasciava influenzare da chi aveva intorno, ma allo stesso tempo era pronto a venire incontro alle persone che amava, anche a costo di sacrifici più o meno grandi, come aveva dimostrato il fatto che fosse rimasto a Roma solo per lui; e Cesare era sicuro di non aver mai provato per nessun’altra persona un sentimento di gratitudine così profondo.

“Sono le cose più belle che mi hai detto da quando ci conosciamo”, disse Friedrich, quasi commosso, quando Cesare espresse finalmente questi pensieri in forma verbale.

Si trovavano seduti su una panchina nel bel mezzo del Gianicolo, in un pomeriggio di fine settembre. Cesare aveva parlato spontaneamente e a cuore aperto, stimolato dalla brezza leggera che gli accarezzava il viso e che faceva frusciare le fronde degli alberi, ma adesso era in imbarazzo perché, ricordandosi ciò che gli doveva veramente dire, si sentiva come se glielo avesse confidato solo per indorargli la pillola; ma non provò a giustificarsi.

Qualche tempo fa Flaminia mi ha parlato di una cosa”, iniziò a dire Cesare, e gli riferì la breve conversazione avuta con la sorella.

Friedrich intuì subito dove voleva andare a parare.

“Quindi penso che sia meglio vederci in maniera più discreta. Vieni a casa mia solo quando ti invitano i miei genitori, troveremo poi altri posti per i nostri incontri“.

“Capisco”, disse Friedrich, un po’ ferito nell’orgoglio e preoccupato dal fatto che avevano destato dei sospetti, anche se il rischio di venire scoperto lo eccitava e gli trasmetteva un senso di euforia.

Però non gli permetteremo di dividerci, dovremo solo vederci un po’ meno”. Cesare rimase qualche istante in silenzio poi, all’improvviso, esclamò: A meno che…”.

Cesare gli propone un finto fidanzamento con Elena Sperelli in modo da evitare di destare sospetti. Come risponde Friedrich?

  • temporeggia, ci vuole pensare su (50%)
    50
  • rifiuta, non ci pensa minimamente (25%)
    25
  • accetta, anche se titubante (25%)
    25
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110 Commenti

  • Lorenzo,
    Avevo il sentore della tragicità di questo finale da un po’. In ogni caso mi è piaciuto molto, alzi avrei tanto voluto che avessi avuto a tua disposizione un capitolo in più per trattarlo meglio. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta, anche se così è bellissimo ugualmente.
    Bravo, spero di rileggerti presto!

    • Sì forse avere più spazio a disposizione sarebbe stato meglio, però devo dire che essere costretto ad avere pochi caratteri mi ha aiutato a ottenere un effetto più asciutto e diretto, mentre con più spazio mi sarei probabilmente perso nei dettagli e l’effetto sarebbe stato diverso, anche se forse è solo una mia impressione 😀
      Ti ringrazio comunque per i complimenti, sono contento che il racconto ti sia piaciuto, finale compreso. A presto!

  • Ciao Lorenzo! Complimenti per il finale, inaspettato e costruito con la giusta tensione. Nel complesso sono molto contento di aver seguito il tuo racconto, hai messo in piedi una storia credibile, con un gran numero di personaggi e delle ambientazioni suggestive. Aspetto davvero un tuo nuovo racconto, magari di un genere diverso, mi raccomando non farci aspettare troppo! A presto 😀

  • Ciao Lorenzo!
    Cesare alla fine non ha resistito all’idea di una vita nell’ipocrisia. Davvero il loro amore era fortissimo. Molto triste, l’impossibilità della loro storia era prevedibile, ma tutto è stato molto avvincente, complimenti ancora per come hai saputo descriverla
    Ciao!

  • In finale tragico, come piacciono a me. Avrei scelto anch’io qualcosa di simile.
    Questo racconto non ha avuto bisogno di riletture, non ho dovuto sbirciare indietro per ricordare, questo vuol dire aver costruito una storia credibile, personaggi interessanti che si ricordano con facilità.
    Qualche elemento di troppo qua e là, tipo “si pettinava con una spazzola” o “il fazzoletto di seta bianca”, ma sono cosucce da poco che nulla tolgono alla riuscita del racconto.

    Bravo, Lorenzo. Ora ti aspetto con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ti ringrazio, anche se forse certi punti e certi passaggi non sono riuscitissimi (e certe volte mi lascio andare a dettagli superflui :D) questo è un racconto che mi lascia abbastanza soddisfatto per cui mi fa piacere avere un riscontro così positivo! Non so quando (probabilmente non a breve), ma sicuramente ci sarà un altro racconto. A presto!

  • Oh mamma, va bene che non volevi un lieto fine, ma farli morire entrambi è proprio tragico.
    A parte gli scherzi, complimenti, bel capitolo, per come l’hai scritto, per la scelta del finale io avrei fatto diversamente, ma Questo è molto, ma molto soggettivo, quindi non conta.
    La storia ha preso dall’inizio alla fine, secondo me se la ampli e metti riferimenti storici più a larga scala, ne viene fuori un bel romanzo. Al momento gli editori cercano saghe familiari… facci un pensierino. In bocca al lupo

  • A Roma, per il commiato con Cesare. L’irrompere della guerra mi ricorda il finale della prima stagione di “Downton Abbey”, che sconvolge lo statu quo. Gli eventi e la forza delle convenzioni sociali sembrano avere la meglio sugli amanti, e Friedrich sta vedendo sempre più chiaramente questi sviluppi, più di Cesare, protetto dalla famiglia. Friedrich è solo, più che mai.
    Questo è quanto leggo, molto ben raccontato. Aspetto il finale, non lieto temo.
    Ciao!

  • Io opto per Roma, magari un ultimo addio a Cesare.
    Ottima scelta solo un evento come questo poteva tranciare di netto la storia tra Friederich e Cesare.
    Inaspettato, ma talmente logico, non so come spiegarlo.
    Aspetto il finale, che non deluderà di certo!

  • In viaggio.
    Che ritorno, Lorenzo, ci lasci tutti col groppo in gola per Friedrich. Che doccia fredda per lui. Hai reso perfettamente l’idea della vita di un giovane che fino a un mese prima aveva come unica preoccupazione quella di tenere segreto il suo amore per un uomo, e il mese dopo si ritrova strappato alla sua quotidianità per essere gettato tra le fila di un esercito. Mette i brividi.
    Non vedo l’ora di leggere il tuo finale, non farci aspettare troppo.

    • Ti ringrazio! In effetti questo voleva essere un po’ il punto di tutto il racconto, ovvero mostrare una sorta di idillio venire spezzato all’improvviso da eventi tragici e imprevisti. Non so se ci sono riuscito perché forse, lungo il tragitto, ho un po’ perso di vista questo obiettivo, ma sono molto felice di leggere queste parole e vedere che hai centrato il punto della questione 😀
      Cercherò comunque di non perdere troppo tempo, a presto!

  • Ciao Lorenzo,
    voto per la Germania, mi pare possa essere un buona conclusione di questa storia.
    Abbiamo fatto un bel salto in avanti e ci ritroviamo con Cesare ed Elena già sposati, ci sta, i caratteri sono pochi e bisogna farne tesoro; anche in questo capitolo ne hai dedicati molti alle descrizioni, non che sia un errore, ma toglie spazio alla storia e, magari, avresti potuto inserire un piccolo flashback sul matrimonio di Cesare che, nella vita di Friedrich, ha certo un grosso peso. Non mi fraintendere, saper raccontare è un dono, solo che qui lo spazio a disposizione è quello che è. Spesso anche io mi abbandono a descrizioni infinite e me lo hanno fatto notare più volte, bisogna trovare la giusta misura e non è cosa semplice. 🙂
    La frase: “Tuttavia non ci volle molto prima che Friedrich trovò la risposta…” non mi suona. Forse meglio: “tuttavia, non ci volle molto a Friedrich per trovare la risposta” oppure “tuttavia, non ci volle molto prima che Friedrich trovasse la risposta”, ma io sono un po’ capra e potrei sbagliare. 🙂
    Ora non rimane che assistere al finale e vediamo di cosa vorrai raccontare.

    Alla prossima!

    • Hai ragione, mi sono lasciato andare un po’ troppo alle descrizioni perché volevo mostrare la scena in tutti i suoi dettagli e creare un po’ d’atmosfera, però in effetti avrei potuto usare parte di questi caratteri per approfondire meglio la storia. Poi comunque devo convenire che, anche se non commetto (quasi) mai errori grammaticali, quel tipo di congiuntivo me lo perdo sempre, è più forte di me 😀
      Grazie comunque per le osservazioni, ci vediamo nel finale!

  • Ciao Lorenzo!
    Buon ultimo arrivo a leggerti. Può darsi tu ti dilunghi sulla parte che parla della città, ma sai scrivere molto bene e riesco ad andare oltre. Cesare e Friedrich sono molto diversi, gli atteggiamenti nei confronti del rapporto affettivo di ciascuno dei due sono agli antipodi, e si avverte chiaramente. Ho votato anche ío per il coraggio.
    Ciao!!

    • Grazie come sempre per i complimenti e per l’osservazione sul rapporto tra i due protagonisti, mi sembra molto azzeccata e mi fa piacere essere riuscito a far trasparire questa differenza. Spero in ogni caso di far meglio con i successivi capitoli, a presto 😀

      P.s. perdonami per la risposta tardiva!

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