Grand Tour a Roma (parte 2)

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo ci sarà: un evento storico realmente accaduto (67%)

Un’amara verità

Cesare uscì di casa sbattendosi alle spalle il portone d’ingresso, spegnendo di colpo la confusione che proveniva dall’interno. Rimase per qualche istante fermo sulla soglia, cercando di respirare con calma, poi prese una sigaretta e se l’accese: consumò cinque fiammiferi prima di riuscirci. Per un po’ rimase a fumare sul vialetto davanti casa, poi, quando vide uscire Elena, si avviò verso il cancelletto per uscire in strada.

“Aspetta!”, esclamò Elena muovendosi verso di lui con rapidi passi.

Cesare non si fermò e non disse niente. Elena dovette afferrarlo per un braccio.

“Lasciami”. Cesare strattonò con forza, liberandosi senza difficoltà dalla presa della ragazza.

“Ma perché fai così? Che ti prende?”.

“Sei troppo stupida, non capiresti”, disse Cesare prima di andare via.

Tutto era iniziato circa un’ora prima quando Leonardo aveva accennato a una notizia che lo aveva incuriosito: Gandhi, avvocato e attivista indiano, era stato arrestato in Sudafrica per aver guidato uno sciopero di minatori.

“Hanno fatto bene ad arrestarlo”, commentò il signor Palleschi. “Poteva pensare a lavorare per portare la pagnotta a casa piuttosto che mettersi a fomentare quei poveri disgraziati. Quelli come lui sono pericolosi”.

“Sono d’accordo”, disse Leonardo, ripiegando il quotidiano e posandolo sul tavolo. “La violenza non è mai giustificata, però dimostrazioni del genere vanno scoraggiate in ogni caso per la tutela dell’ordine pubblico”.

Flaminia, accanto a Leonardo, non sembrava essere troppo d’accordo con lui quando si voltò a guardarlo.

Il signor Palleschi sbuffò infastidito. “La violenza contro personaggi del genere non è mai troppa. È proprio una cosa che non capisco e non tollero, mettersi a dare fastidio e a creare problemi a chi cerca solo di fare il proprio lavoro”.

“Anche loro volevano solo fare il proprio lavoro”, intervenne Cesare. “È proprio inconcepibile per te chiedere di non essere sfruttati e discriminati?”.

“Ognuno ha il proprio posto nella società”, disse il signor Palleschi senza scomporsi. “Contadini e operai sono essenziali per il buon funzionamento del sistema, così come ogni lavoro e ogni attività ha un suo fine ben preciso. Ti rendi conto del caos che ci sarebbe se ognuno smettesse di fare il proprio lavoro, di dare il proprio contributo?”.

Cesare vuotò il suo bicchiere di brandy e lo posò sul tavolo. “Nessuno sta dicendo che i contadini non vogliono più essere contadini e gli operai non vogliono più essere operai. Vogliono solo condizioni di vita dignitose. Il che, a mio avviso, è del tutto legittimo”.

“Il tuo discorso, in teoria, potrebbe anche avere senso”, commentò Leonardo, “però in concreto è difficilmente applicabile”.

Il signor Palleschi annuì. “Sono d’accordo. Se si facessero concessioni a questa gentaglia, che vogliono solo approfittarsi di persone idealiste come te, inizierebbero a pretendere sempre di più, a non voler più lavorare, e sarebbe la rovina della nostra società”.

Nel frattempo la signora Palleschi si era alzata ed era andata a chiamare la domestica.

“Queste sono solo tue supposizioni prive di fondamento”, si limitò a dire Cesare.

“Ah, lo vedremo se sono prive di fondamento”. Il signor Palleschi si stava scaldando sempre di più. “Lo vedremo quando i socialisti verranno qui e ci cacceranno da casa nostra. Lo vedremo quando chiuderanno tutti i teatri e gli auditorium e tu non potrai più suonare da nessuna parte. Lo vedremo quando ti metteranno a lavorare in fabbrica insieme ad analfabeti che un pianoforte neanche sanno cos’è!”.

Cesare scrollò le spalle. “Meglio essere analfabeti che ottusi come te”.

Il signor Palleschi era ormai su tutte le furie. Cominciò a inveire contro il figlio e la discussione si trasformò in una vera e propria lite, in cui Leonardo, sebbene dalla parte del signor Palleschi, cercava di fare da mediatore; o meglio: cercava di edulcorare e rendere più accettabili le sue affermazioni. Tra loro, oltre Flaminia, che aveva seguito la madre, era presente anche Elena, che invece non sapeva cosa fare. Tendenzialmente avrebbe parteggiato per Cesare, ma poiché non capiva bene su cosa stessero litigando, né era sicura che le cose che affermava Cesare fossero convenienti da dire, era incerta su che posizione prendere e si limitava a guardarsi intorno con aria disorientata. I toni si fecero sempre più accesi finché Cesare, che si sentiva come avvelenato da tutte le stupidaggini che, secondo lui, il padre stava dicendo, prese il cappotto e uscì di casa.

“Sei troppo stupida…”.

Quelle parole avrebbero riecheggiato nella mente di Elena per molto tempo. Anche se sapeva di non essere chissà quale mente brillante, nessuno glielo aveva mai detto con la stessa cattiveria che aveva avuto Cesare. Mentre se ne stava immobile davanti al cancelletto, con il fidanzato che ormai era sparito dalla sua vista, si rese conto di un’amara verità, che forse, in cuor suo, sapeva fin dall’inizio: Cesare non l’amava. E non l’avrebbe mai amata.

Nel prossimo capitolo...

  • dov'è Friedrich in tutto questo? (43%)
    43
  • seguiamo Cesare (29%)
    29
  • rimaniamo su Elena (29%)
    29
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110 Commenti

  • Lorenzo,
    Avevo il sentore della tragicità di questo finale da un po’. In ogni caso mi è piaciuto molto, alzi avrei tanto voluto che avessi avuto a tua disposizione un capitolo in più per trattarlo meglio. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta, anche se così è bellissimo ugualmente.
    Bravo, spero di rileggerti presto!

    • Sì forse avere più spazio a disposizione sarebbe stato meglio, però devo dire che essere costretto ad avere pochi caratteri mi ha aiutato a ottenere un effetto più asciutto e diretto, mentre con più spazio mi sarei probabilmente perso nei dettagli e l’effetto sarebbe stato diverso, anche se forse è solo una mia impressione 😀
      Ti ringrazio comunque per i complimenti, sono contento che il racconto ti sia piaciuto, finale compreso. A presto!

  • Ciao Lorenzo! Complimenti per il finale, inaspettato e costruito con la giusta tensione. Nel complesso sono molto contento di aver seguito il tuo racconto, hai messo in piedi una storia credibile, con un gran numero di personaggi e delle ambientazioni suggestive. Aspetto davvero un tuo nuovo racconto, magari di un genere diverso, mi raccomando non farci aspettare troppo! A presto 😀

  • Ciao Lorenzo!
    Cesare alla fine non ha resistito all’idea di una vita nell’ipocrisia. Davvero il loro amore era fortissimo. Molto triste, l’impossibilità della loro storia era prevedibile, ma tutto è stato molto avvincente, complimenti ancora per come hai saputo descriverla
    Ciao!

  • In finale tragico, come piacciono a me. Avrei scelto anch’io qualcosa di simile.
    Questo racconto non ha avuto bisogno di riletture, non ho dovuto sbirciare indietro per ricordare, questo vuol dire aver costruito una storia credibile, personaggi interessanti che si ricordano con facilità.
    Qualche elemento di troppo qua e là, tipo “si pettinava con una spazzola” o “il fazzoletto di seta bianca”, ma sono cosucce da poco che nulla tolgono alla riuscita del racconto.

    Bravo, Lorenzo. Ora ti aspetto con un nuovo racconto.

    Alla prossima!

    • Ti ringrazio, anche se forse certi punti e certi passaggi non sono riuscitissimi (e certe volte mi lascio andare a dettagli superflui :D) questo è un racconto che mi lascia abbastanza soddisfatto per cui mi fa piacere avere un riscontro così positivo! Non so quando (probabilmente non a breve), ma sicuramente ci sarà un altro racconto. A presto!

  • Oh mamma, va bene che non volevi un lieto fine, ma farli morire entrambi è proprio tragico.
    A parte gli scherzi, complimenti, bel capitolo, per come l’hai scritto, per la scelta del finale io avrei fatto diversamente, ma Questo è molto, ma molto soggettivo, quindi non conta.
    La storia ha preso dall’inizio alla fine, secondo me se la ampli e metti riferimenti storici più a larga scala, ne viene fuori un bel romanzo. Al momento gli editori cercano saghe familiari… facci un pensierino. In bocca al lupo

  • A Roma, per il commiato con Cesare. L’irrompere della guerra mi ricorda il finale della prima stagione di “Downton Abbey”, che sconvolge lo statu quo. Gli eventi e la forza delle convenzioni sociali sembrano avere la meglio sugli amanti, e Friedrich sta vedendo sempre più chiaramente questi sviluppi, più di Cesare, protetto dalla famiglia. Friedrich è solo, più che mai.
    Questo è quanto leggo, molto ben raccontato. Aspetto il finale, non lieto temo.
    Ciao!

  • Io opto per Roma, magari un ultimo addio a Cesare.
    Ottima scelta solo un evento come questo poteva tranciare di netto la storia tra Friederich e Cesare.
    Inaspettato, ma talmente logico, non so come spiegarlo.
    Aspetto il finale, che non deluderà di certo!

  • In viaggio.
    Che ritorno, Lorenzo, ci lasci tutti col groppo in gola per Friedrich. Che doccia fredda per lui. Hai reso perfettamente l’idea della vita di un giovane che fino a un mese prima aveva come unica preoccupazione quella di tenere segreto il suo amore per un uomo, e il mese dopo si ritrova strappato alla sua quotidianità per essere gettato tra le fila di un esercito. Mette i brividi.
    Non vedo l’ora di leggere il tuo finale, non farci aspettare troppo.

    • Ti ringrazio! In effetti questo voleva essere un po’ il punto di tutto il racconto, ovvero mostrare una sorta di idillio venire spezzato all’improvviso da eventi tragici e imprevisti. Non so se ci sono riuscito perché forse, lungo il tragitto, ho un po’ perso di vista questo obiettivo, ma sono molto felice di leggere queste parole e vedere che hai centrato il punto della questione 😀
      Cercherò comunque di non perdere troppo tempo, a presto!

  • Ciao Lorenzo,
    voto per la Germania, mi pare possa essere un buona conclusione di questa storia.
    Abbiamo fatto un bel salto in avanti e ci ritroviamo con Cesare ed Elena già sposati, ci sta, i caratteri sono pochi e bisogna farne tesoro; anche in questo capitolo ne hai dedicati molti alle descrizioni, non che sia un errore, ma toglie spazio alla storia e, magari, avresti potuto inserire un piccolo flashback sul matrimonio di Cesare che, nella vita di Friedrich, ha certo un grosso peso. Non mi fraintendere, saper raccontare è un dono, solo che qui lo spazio a disposizione è quello che è. Spesso anche io mi abbandono a descrizioni infinite e me lo hanno fatto notare più volte, bisogna trovare la giusta misura e non è cosa semplice. 🙂
    La frase: “Tuttavia non ci volle molto prima che Friedrich trovò la risposta…” non mi suona. Forse meglio: “tuttavia, non ci volle molto a Friedrich per trovare la risposta” oppure “tuttavia, non ci volle molto prima che Friedrich trovasse la risposta”, ma io sono un po’ capra e potrei sbagliare. 🙂
    Ora non rimane che assistere al finale e vediamo di cosa vorrai raccontare.

    Alla prossima!

    • Hai ragione, mi sono lasciato andare un po’ troppo alle descrizioni perché volevo mostrare la scena in tutti i suoi dettagli e creare un po’ d’atmosfera, però in effetti avrei potuto usare parte di questi caratteri per approfondire meglio la storia. Poi comunque devo convenire che, anche se non commetto (quasi) mai errori grammaticali, quel tipo di congiuntivo me lo perdo sempre, è più forte di me 😀
      Grazie comunque per le osservazioni, ci vediamo nel finale!

  • Ciao Lorenzo!
    Buon ultimo arrivo a leggerti. Può darsi tu ti dilunghi sulla parte che parla della città, ma sai scrivere molto bene e riesco ad andare oltre. Cesare e Friedrich sono molto diversi, gli atteggiamenti nei confronti del rapporto affettivo di ciascuno dei due sono agli antipodi, e si avverte chiaramente. Ho votato anche ío per il coraggio.
    Ciao!!

    • Grazie come sempre per i complimenti e per l’osservazione sul rapporto tra i due protagonisti, mi sembra molto azzeccata e mi fa piacere essere riuscito a far trasparire questa differenza. Spero in ogni caso di far meglio con i successivi capitoli, a presto 😀

      P.s. perdonami per la risposta tardiva!

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