Il guaio di contrada Patacca

Dove in qualche modo iniziano le indagini

Quasi venti chilometri, il sole che spacca il cranio e anche la vista si è fatta sfocata. Non so perché accenda i fari in pieno giorno. Sembriamo due idioti con questa vecchia mini minor nera. Con questa, il mio amico vice Commissario, si atteggia a gran viveur. Ha il tettuccio distrutto e sono sicura che domani mi ritroverò con una scottatura sulla testa e lui sul naso. In piena estate, sotto il sole che picchia, sarebbe stato meglio una macchina bianca e tutta intera.

Sudo come un’oliera che sgocciola. Non conosciamo la strada, non si vede nessuno in giro e ad ogni incrocio dobbiamo sorteggiare da che parte andare. Arigliano, 6 Km, dice un cartello stradale coricato ai bordi della strada, disarcionato dalle intemperie e da qualche vandalo. La mini ha il suo fascino ma ad ogni curva temo si cappotti e, ad ogni salita, che schiatti di colpo.

Un panificio in mezzo al nulla, che vende mega taralli ricoperti di zucchero, ci salva. La giovane panettiera, dai seni a punta, ci indica la strada. Le guardo gli occhi e le guardo i seni. Soprattutto i seni.

Dobbiamo proseguire a piedi, su percorsi sterrati. C’è un cavalcavia, che superiamo ma io faccio l’errore di guardare sotto. Maledetta cervicale, penso quando mi gira la testa così forte che mi prende lo stomaco. Per fortuna, o per abitudine ancestrale, il nostro ritmo è lento e non cado.

Ci sono sterpaglie dappertutto, mi incazzo ma alla fine penso che sia un miracolo che l’asfalto non abbia creato scompiglio con la sua arrogante invadenza. Ci sono micro ville e distese di verde. Il vento le fa sembrare onde del mare.

Gerri Lucano mugugna qualcosa, come a chiedere “siamo arrivati?” ma anche a dire “ora iniziano le rotture di coglioni!”.

Se lo fissi in questi momenti capisci che è entrato in Polizia perché è l’unico concorso pubblico che ha vinto, che non crede in ciò che fa, che in quel momento voleva stare al mare, e che avrebbe campato più felice facendo il criminale. Parte della camicia gli esce fuori dei pantaloni e il suo naso è già rosso. Però conserva quell’attenzione agli altri che mi ha sempre affascinato, con gesti fatti quasi di nascosto.

E’ il suo tratto più vero, ma io sono una cazzo di sentimentale, anche se voglio fare la dura. Trasmetto il mio carattere tosto con le mie scelte di vita e, soprattutto, con il mio taglio di capelli. Taglio rasato da un lato, capelli lunghi dall’altro. Da poco ho tolto il piercing dal naso. Mi ero rotta le palle di beccare mia madre a squadrarmelo di nascosto con faccia schifata.

Sto morendo di sete e la sadomaso che è in me pensa bene di andare con la testa all’arancia mangiata a colazione. Bionda, tardiva e affascinante. L’avevo tagliata in quattro, non l’avevo sbucciata e avevo morso gli spicchi con avidità. Avevo tenuto le mani sporche per un po’, per sentirne il profumo. Non so cosa avrei dato, ora, per affondare la bocca in un altro spicchio di quell’arancia succosa!

Mi avvicino alla casa con la veranda in legno, dietro c’è il guado di un torrente seminascosto da un canneto. Vedo un uomo che si sbraccia. Proviene dalla parte opposta alla nostra. Cammina in modo strano, corre e poi rallenta. ” Siete della Polizia?… Vi ho chiamato io”. Indossa la divisa da vigile urbano.

Sono le quattro del pomeriggio, Gerri Lucano è stato inviato qui verso mezzogiorno, quando lo hanno avvisato che c’era qualche casino ad Arigliano e mi ha chiesto di accompagnarlo. “Vedete qui sotto…sotto questa quercia. stamattina, alle nove, più o meno, c’era una donna in ginocchio. E accanto a lei un uomo morto. Passava di qui Rocco Covallo, un operaio della Cartiera, un ragazzo serio. La donna gli ha urlato di chiamare i soccorsi. Lui è corso da noi. Siamo arrivati una mezz’ora dopo, e porco cane…”, fece una smorfia rancida da uomo malato,” la donna non era lì con il cadavere. E il cadavere non era quello di prima, e poi…”. Gerri sta per mandarlo a cagare mentre io gli sto fissando la pelle che sembra di scorza dura di pane abbrustolito. Devo essere malata!

A questo punto è il caso che mi presenti. Mi chiamo Mina Beldì, aspirante avvocato. Aggettivo un po’ forte e, fondamentalmente, falso. L’esame di Stato lo ripeto da alcuni anni, e con questa scusa beneficio di vitto e alloggio nel rispetto della potestà genitoriale. Faccio la giornalista, per vocazione. Da quando ho abbracciato la causa, sono stata prima buttata su polverosi campi di calcio a seguire infime partite, da lì sono stata fiondata nel giornalismo investigativo. Figo, vero? In realtà ho avuto culo perché la tizia, belloccia devo ammetterlo, che era destinata al settore investigativo, dopo lo stage al giornale si è trovata incinta di padre ignoto. La sua è una famiglia bene. L’hanno spedita al nord a seguire un master e a cercare un maschio da intortare, con reddito alto dimostrabile. Soprattutto, ho usufruito della fortunata coincidenza di un PM dall’indagine facile e della mia storica amicizia con il vice commissario Lucano. I due sono come coniugi in guerra, senza esclusione di colpi.

Cosa decideranno di fare i due protagonisti di fronte a questo colpo di scena?

  • Aspettano di avere notizie più precise sulle cause della morte del cadavere effettivamente rinvenuto sulla scena del crimine. (0%)
    0
  • Continuano a perlustrare la zona dell'accaduto in cerca di indizi e per annusare l'ambiente. (0%)
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  • Cercheranno di avere dettagli più precisi dal vigile urbano e soprattutto dal teste. (100%)
    100
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21 Commenti

  1. Bel proseguimento, anche in questo caso ho notato forse un po’ troppi dettagli e all’inizio mi ha fatto un po’ strano che gli investigatori continuano a non avere informazioni precise sull’accaduto, ma poi rileggendo mi sono reso conto che in realtà sono i personaggi stessi a divagare e a perdersi in altri discorsi e questa cosa mi è piaciuta molto!
    Mi è piaciuta un po’ meno la punteggiatura, in particolare ho notato qualche virgola di troppo che secondo me disturba un po’ il ritmo della narrazione, però è più che altro una questione stilistica.
    Direi che entrano in casa senza ascoltare nessun altro!

  2. Ciao, Lucadongo.
    un altro bel capitolo, ben raccontato con dovizia di particolari che, però, non disturbano la lettura… come si dice: show don’t tell, bravo.
    Credevo che Ponenza fosse un refuso, poi l’ho riletto dopo e ho capito che forse non è così. Però non l’ho mai sentita, è un luogo di fantasia?
    Ho un solo appunto da fare e riguarda la riflessione sui figli andati via dal paese, bastava, a parer mio, la frase: Loro hanno preferito la prigione dello spirito, ma col parquet, all’antiquata vita dei campi.” Ma è una mia opinione e perciò fanne quello che credi.
    Ti segnalo anche un eufonica di troppo e poi la smetto, sennò risulto antipatica e, comunque, non avrei altri appunti da fare.

    Alla prossima!

  3. Mi piace come hai caratterizzato la protagonista e il tono vivace e colorito della narrazione. Mi sono piaciute anche le descrizioni, anche se forse ho notato che tendi un po’ a divagare con dettagli e spiegazioni che mi sono sembrate non troppo rilevanti, mentre avrei preferito qualche dettaglio in più sul ritrovamento del cadavere. Voto infatti per sentire meglio il testimone!

  4. Ciao!!!
    Bella storia che inizia già con un colpo di scena! Scritta bene, mi piacciono le tue descrizioni.
    Solo qualche imprecisione. Una in particolare: essendo anch’io del sud mi è parso molto strano che in piena estate la protagonista mangi un’arancia, non sono proprio di stagione. Io credo sia importante curare ogni dettaglio, piccolo consiglio.
    La tua storia m’interessa, seguo con curiosità.

  5. Ciao, LucaDongo.
    Sono la prima a commentare, bene.
    Il tuo incipit è ben scritto, schietto e assolutamente evocativo: mi è parso di avvertire la sete della giornalista e con lei ho immaginato come sarebbe stato addentare uno spicchio di arancia succosa.
    Mi è piaciuto molto e mi piace l’idea di quel che questo racconto può diventare. Non ho capito se l’uso dei tempi verbali cambia volutamente o se si tratta di dimenticanza durante la stesura. Tipo: “Gerri Lucano mugugnò…” oppure: “Gerri stava per mandarlo a cagare…”
    Detto questo, non posso che complimentarmi e seguire la storia.

    Alla prossima!

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