Il guaio di contrada Patacca

Dove eravamo rimasti?

Cosa decideranno di fare i due protagonisti di fronte a questo colpo di scena? Cercheranno di avere dettagli più precisi dal vigile urbano e soprattutto dal teste. (100%)

Dove ci si conosce un po’ meglio, si prova a vederci un po’ più chiaro epperò il sole abbaglia

Nel piano astrale in cui mi trovo, ho la possibilità di frequentare, quasi ogni giorno, gli ambienti inquirenti della Questura. Gerri Lucano, era già un mito prima che ci arrivasse. Soprannominato O’lion per la folta e riccia capigliatura, a me ricordava un cantautore italiano, sfigato in amore, ma con una chioma arrapante. 
Gerri ha l’aria del rugbista, uno a cui piace giocare e se ne fotte di sporcarsi, magari infrange le regole ma per il gusto di farlo, senza volerci ricavare qualcosa di materiale né per vincere a tutti i costi. 
Preciso e spiccicato alla mia idea di gentiluomo.
Veste spesso in maniche di camicia, pantaloni con piega inglese e mocassini costosi, ad occhio.
Sono sulle sue tracce da quando, pochi mesi fa, è tornato a Ponenza, dopo aver lavorato a Genova, Bari, Siena e Napoli. Mi trovo al suo fianco per non so quale magheggio del mio editore, che è riuscito ad assicurarsi la parte meridionale di un reportage di un grosso settimanale nazionale sul crimine nel Paese.
Sono autorizzata a muovermi con i poliziotti, come se fossi una di loro.
Comunque, ora stiamo sentendo i nostri testimoni, e io devo concentrarmi.
Il primo a fare un ampio resoconto è il vigile urbano Salvatore Saccaro. Laureato in sociologia, ci tiene a dirci, e quindi ne capisce di tutto il contesto in cui è successo il fatto. Discetta per una buona mezz’ora di criminalità rurale, in un posto dove si rubano galline o le si ammazzano per vendetta. E si è capaci di rubare un trattore in pieno giorno. La cosa fa innervosire abbastanza Gerri.
Siccome Saccaro è stato il primo a raggiungere il luogo del delitto, assieme ad un altro collega e a Rocco Covallo. Il vice commissario lo invita a stringere. Lo fa con un gesto della mano ma a me sembra gli voglia stritolare le palle, più che altro.
Parliamo di cose serie, cazzo! gli urla.
Il sole alto mi sta massacrando, la nottata non sarà facile. Mi da sollievo solo tutto questo verde attorno. Come faccia a non seccarsi tutta questa erba, è un mistero per me. Forse, è un’allucinazione.
Nei pressi della contrada in cui ci troviamo, ci sentiamo persi in una realtà parallela. Da qui si vede solo una casa all’orizzonte, e tante balle di fieno rotonde.
Arigliano è vicina ma è nascosta dietro una miriade di tornanti. Così come Ponenza.  E ci saremmo dovuti alzare in volo, come falchi pellegrini, per scrutare in volo Adella, Siliano, Pietragadda o Vuoti. 

Il vigile Saccaro, deve urlare, anche lui. Hanno ripreso a lavorare ruspe ed escavatori che piantano pale eoliche.

Guardo le strade, sono smottate. Di qui passano i camion che vanno al cementificio o alla cartiera. Tagliano il percorso o sostano per la notte sulle strade della contrada.

La gente del posto vende al consorzio agrario il proprio modesto raccolto. Mi fanno pena, ma li amo anche. Per scappare da questa terra dovrei cancellarli senza pietà. Roba non facile.

Sono donne e uomini di poche parole, attaccano figli e speranze a santi e preghiere. Nei loro occhi leggi la rabbia di sentirsi rami vecchi, rimasti ostinatamente in pochi a vivere in una contrada di nome Patacca, di cui però vanno orgogliosi. A dispetto di figli che li deridono o li rimproverano, che si sentono superiori per un lavoro in fabbrica e un respiro diverso, di vernice.

Loro hanno preferito la prigione dello spirito, ma col parquet, all’antiquata vita dei campi. Una certa non trascurabile bellezza della terra da lavorare li lascia del tutto indifferenti. Così che hanno pochi scrupoli a chiedere ai propri genitori di svendere qualche ettaro a una società di pannelli solari e comprare qualche costoso ninnolo elettronico, buono a placare per qualche giorno l’ansia di consumo e l’infelicità.

L’unica abitazione presente in questo tratto di contrada ha la facciata che da sulla stradina di accesso colorata di un rosa tenue. 

Riesco anche a scorgere uno dei lati. Questo non sembra tinteggiato, di sicuro non è rosa. 

Si arriva all’ingresso percorrendo uno sterrato erboso, in leggera salita.  

All’interno immagino un cesto di pannocchie da sbucciare, abbrustolire al fuoco e mangiare con un po’ di sale sopra. Sentiamo il suono di una musica provenire da lontano, forse da una radio. Conservati da qualche parte ci saranno del formaggio e del salame. 

Nonostante il caldo, la casa dentro sarà freschissima. Ha tutto l’aspetto dell’abitazione con uno spessore delle mura esterne da paura. 

Vorrei entrare, sedermi attorno al tavolo e magari bere qualche bicchiere di vino fresco. Dopo il terzo sarei felice e in colpa come una peccatrice incallita. 

Qui si sta bene, Gerri è nervoso io invece inizio a respirare. Sarà l’idea di questo tempo più lento di me ma sento meno caldo.

Saccaro ci dice che nella casa vive una bella ragazza. Mi si attivano tutti i sensi.

E’ una brunetta, dice, e si chiama Sonia, magra e con due belle bocce, fa un gesto con le mani e io vorrei prenderlo a calci in culo con tale perizia da rendere la sua camminata ancora più storta di com’è.

Gli inquirenti entreranno nella casa vicino al luogo del delitto?

  • Si, prima ancora di continuare ad ascoltare gli altri testi presenti sul luogo del delitto (100%)
    100
  • Si ma prima continueranno a sentire gli altri testi presenti sul luogo del delitto (0%)
    0
  • No, non è di loro interesse. (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

21 Commenti

  1. Bel proseguimento, anche in questo caso ho notato forse un po’ troppi dettagli e all’inizio mi ha fatto un po’ strano che gli investigatori continuano a non avere informazioni precise sull’accaduto, ma poi rileggendo mi sono reso conto che in realtà sono i personaggi stessi a divagare e a perdersi in altri discorsi e questa cosa mi è piaciuta molto!
    Mi è piaciuta un po’ meno la punteggiatura, in particolare ho notato qualche virgola di troppo che secondo me disturba un po’ il ritmo della narrazione, però è più che altro una questione stilistica.
    Direi che entrano in casa senza ascoltare nessun altro!

  2. Ciao, Lucadongo.
    un altro bel capitolo, ben raccontato con dovizia di particolari che, però, non disturbano la lettura… come si dice: show don’t tell, bravo.
    Credevo che Ponenza fosse un refuso, poi l’ho riletto dopo e ho capito che forse non è così. Però non l’ho mai sentita, è un luogo di fantasia?
    Ho un solo appunto da fare e riguarda la riflessione sui figli andati via dal paese, bastava, a parer mio, la frase: Loro hanno preferito la prigione dello spirito, ma col parquet, all’antiquata vita dei campi.” Ma è una mia opinione e perciò fanne quello che credi.
    Ti segnalo anche un eufonica di troppo e poi la smetto, sennò risulto antipatica e, comunque, non avrei altri appunti da fare.

    Alla prossima!

  3. Mi piace come hai caratterizzato la protagonista e il tono vivace e colorito della narrazione. Mi sono piaciute anche le descrizioni, anche se forse ho notato che tendi un po’ a divagare con dettagli e spiegazioni che mi sono sembrate non troppo rilevanti, mentre avrei preferito qualche dettaglio in più sul ritrovamento del cadavere. Voto infatti per sentire meglio il testimone!

  4. Ciao!!!
    Bella storia che inizia già con un colpo di scena! Scritta bene, mi piacciono le tue descrizioni.
    Solo qualche imprecisione. Una in particolare: essendo anch’io del sud mi è parso molto strano che in piena estate la protagonista mangi un’arancia, non sono proprio di stagione. Io credo sia importante curare ogni dettaglio, piccolo consiglio.
    La tua storia m’interessa, seguo con curiosità.

  5. Ciao, LucaDongo.
    Sono la prima a commentare, bene.
    Il tuo incipit è ben scritto, schietto e assolutamente evocativo: mi è parso di avvertire la sete della giornalista e con lei ho immaginato come sarebbe stato addentare uno spicchio di arancia succosa.
    Mi è piaciuto molto e mi piace l’idea di quel che questo racconto può diventare. Non ho capito se l’uso dei tempi verbali cambia volutamente o se si tratta di dimenticanza durante la stesura. Tipo: “Gerri Lucano mugugnò…” oppure: “Gerri stava per mandarlo a cagare…”
    Detto questo, non posso che complimentarmi e seguire la storia.

    Alla prossima!

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi